PIAZZA CALVARIO E PIAZZA MELITI

PIAZZA CALVARIO E PIAZZA MELITI



Molto probabilmente furono alcuni monaci mendicanti che, durante la dominazione spagnola, sul finire del 1500, di ritorno da un viaggio in Terra Santa, legarono la pia pratica della Via Crucis poche immagini dipinte che ritraevano le principali tappe della Passione di Gesù, in particolare riguardo al cammino che Egli fece lungo i quasi settecento metri di strada che separavano il pretorio di Pilato dal luogo della crocifissione, così come usavano fare i loro confratelli in quelle lontane regioni. Secondo i loro suggerimenti, i nostri frati appesero alla parete del coro le rappresentazioni pittoriche di Gesù con la corona di spine, di Gesù sulla croce e di Gesù deposto nel sepolcro e le custodirono devotamente. In un linguaggio spagnoleggiante, nel ricordo dell’estrema sofferenza del Cristo sul luogo detto “Teschio” o “Cranio pelato” e della sua ingiusta condanna come uno che si ribellava a determinate regole della tradizione ripettate da quasi tutti, definirono quel artistico trittico: “Calvario”. Poiché la visita di saluto dei pellegrini alla divinità cristiana avveniva allora nel tempio di Gerusalemme, al tramontar del sole, al Calvario fu presto associata l’immagine di un tempietto che conteneva le sacre icone. II popolo di Chiaravalle però, non si accostava al Calvario ma seguiva la preghiera con la croce di legno esposta in chiesa sopra l’altare maggiore o un’altro laterale apposito. Per favorire il popolo devoto, sicuramente i padri cappuccini costruirono all’esterno prima un “Calvario” con le tre croci su una specie di altarino protetto da una cupoletta tondeggiante, nello spazio adatto a poca distanza dal convento; in pratica la prima “Piazza Calvario”!



Poi, nel l886, sul nuovo porticato, sopra il refettorio dei poveri, eressero tre arcate che contenevano, negli incavi ad hoc, tre immagini sacre, le stesse che, accuratamente rifatte a rilievo, si trovano ora nella parte sottostante. Ciò permetteva alla gente di vedere il Calvario e favoriva l’esercizio della via crucis. Dieci anni dopo, nel 1896, l’imposizione di una stretta clausura, rese difficile l’accesso, specie alle donne, al Calvario del convento e, sicuramente si pensò di costruirne uno più accessibile nella parte nuova del paese, nel punto dove attualmente si trova. Con una pubblica sottoscrizione si reperirono i fondi necessari. La costruzione fu fatta in mattoni rustici a faccia vista. Sotto le arcate furono collocate le immagini sacre dipinte su lastre di zinco da un non identificato artista locale e, la parte davanti fu chiusa da un muricciolo alto abbastanza da impedirne l’ingresso ai ragazzini che si recavano a giocare nell’adiacente spazio aperto. Naturalmente mancava l’icona della Madonna delle Grazie aggiunta non molto tempo dopo a devozione di tale Maria Sestito. Le immagini dipinte furono in seguito sostituite da bassorilievo. Lo spazio era formato dal cosiddetto “incrocio”, ossia dalla convergenza della strada Carraia che, costruita nel l875, da Piazza Dante portava al Fondaco, diventata poi il Corso principale intitolato a Gregorio Staglianò, ma parte della strada Nazionale, della via dei Maccabei, comunemente detta salita Cappella, della strada di Gafarri, poi detta via Stazione, e del viottolo del bosco, poi via Foresta; ed, inoltre, dalla cosiddetta “aria d’ancheddha”, cioè, all’incirca, dall’area che comprende attualmente il liceo, il cortile e i caseggiati fino alla piazzetta Belvedere.



Si trattava di una grande aia campestre usata per la trebbiatura e per togliere la pula dal grano, circondata da ulivi ogliastri. Vi si accedeva attraverso una siepe che confinava con la strada carraia. Dalla parte opposta ad essa vi era un vecchio casone usato per scopi agricoli. La vasta area apparteneva agli Staglianò ed il nome deriva forse anch’esso da quel gergo spagnolesco che definisce un luogo in mezzo agli alberi, tanto più che gli Staglianò erano di discendenza spagnola. II calvario, addossato alla siepe, era certamente punto di sicurezza per i contadini che, nottetempo, dormivano sull’aia a guardia del raccolto. Dopo il terremoto del 1908, con lo sviluppo edilizio, soggetto alle leggi antisismiche e, la sistemazione delle strade menzionate, si creò uno slargo indicato solo come luogo di riferimento orientativo: cioè O’ Carvariu (al Calvario).


Sicuramente la costruzione fu rafforzata ed abbellita divenendo l’angolo più caratteristico di quello slargo che si apprestava a divenire una piazza. Attorno alla metà di maggio del 1947 un terremoto ne minacciò la stabilità e perciò fu necessario ristrutturarlo. L’area nei suoi dintorni fu ripulita e, tolti gli alberi, si formò uno spiazzo con caratteristiche ancora rurali. Ai forestieri di passaggio, o che intendevano soffermarsi in zona, data anche la presenza della vicina stazione ferroviaria, veniva indicato come ” Piazza Calvario” e cosi rimase definita dalla voce popolare. Negli atti comunali però, questa denominazione non e mai esistita.

Il 4 dicembre 1983  alle ore 10:30 il Consiglio Comunale di Chiaravalle Centrale è riunito per deliberare l’intitolazione di una piazza alla memoria di Francesco Domenico Meliti.
Il consenso che viene da tutti i gruppi qui rappresentati ha un alto significato. Tutti i cittadini chiaravallesi da noi rappresentati, sono concordi su quest’atto.
Questo è un segno di civiltà; ciò significa il superamento delle concezioni settarie; questo vuol dire che le le battaglie appassionate di Francesco Domenico Meliti cominciano a dare il loro frutto; questa circostanza indica, a noi ed a quelli che verranno, la strada che dovremmo seguire per conseguire il rafforzamento della democrazia e della libertà, valori inalienabili nella vita di un Uomo…!


“Riconosciuto che l’ex Sindaco Domenico Francesco Meliti ha lasciato significative impronte per la profonda onestà intellettuale, per l’apertura al dialogo, per il senso del dovere e dell’ onestà che lo hanno sempre contraddistinto durante la sua vita terrena”.
Il migliore omaggio per un militante e dirigente politico e coraggioso, da parte di avversari che lo avevano lottato sul piano ideologico, ma rispettato e ammirato sul piano umano.
Domenico Francesco Meliti morì, serenamente, il 6/12/1982 ed il Consiglio Comunale, memore delle sue doti umane e dei benefici che la sua opera ha garantito alla nostra comunità,ha ben pensato,all’unanimità, di intitolare a suo nome la popolare Piazza Calvario che, con delibera n° 171 del 1983 è divenuta perciò:”Piazza Meliti”,la stessa dove spesso teneva i suoi accesi comizi e che,scherzosamente,era detta Piazza Rossa, anche perché sita a poca distanza dalla sede del suo partito.









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