SANTUARIO DI MARIA SS. DELLA PIETRA CITTA’ DI CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) di M. DOMENICO GULLÌ

 

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SANTUARIO DI MARIA SS. DELLA PIETRA

CITTA’ DI CHIARAVALLE CENTRALE (CZ)

di Mario Domenico Gullì

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L’erezione di un sito o di una chiesa a Santuario non appartiene all’uomo, ma a Dio, che “sceglie i luoghi, poi resi sacri, dal fenomeno comunemente definito come pietà popolare”.

La sua origine, quindi, è subordinata ad “una realtà vissuta dal popolo (dimensione umana)”, nella quale concorre una qualche apparizione o il verificarsi di qualche miracolo (dimensione soprannaturale).

La dimensione soprannaturale a Chiaravalle si è concretizzata con l’apparizione di Maria SS. della Pietra sul colle denominato Castello e sarebbe  stata corroborata da “miracoli” e/o “grazie” ricevuti con i successivi interventi straordinari in favore e in difesa del suo popolo.

Il “Decreto” emesso dall’autorità della chiesa (dimensione canonica) conclude l’iter dell’erezione del Santuario.

Gli interventi straordinari attribuiti all’intercessione della Madonna della Pietra (che la vox populi chiama miracoli e/o grazie se mai posti al vaglio della Chiesa che li sottopone a rigorosi criteri di verifica,) attendono di essere riconosciuti:[1] e non è certo di ottenere un responso positivo atteso che dei settantamila miracoli attribuiti all’intercessione della Madonna di Lourdes, al momento ne sono riconosciuti solamente sessanta.[2]

Occorre, dunque, discernimento nel raccontare situazioni ed episodi Miracolosi (o miracolistici) vissuti in prima persona poiché, se per alcuni tali testimonianze possono essere di stimolo per una ricerca di Dio, per altri potrebbero essere un elemento di confusione.

La Chiesa raccomanda di valutare i contesti interpersonali, ambientali e temporali nei quali viene data testimonianza di eventi soprannaturali, che fanno parte della sua vita sin dalle origini. Per rendersene conto, basta leggere i vangeli e gli atti degli apostoli.

Da quanto premesso si evince che gli accadimenti prodigiosi riportati di seguito sulla scorta di una testimonianza scritta dal signor Moniaci nel 1955, non sono stati ancora riconosciuti come fatti sensibili operato da Dio al di fuori di tutte le forze e leggi di natura, ma sono manifestazioni di benevolenza, di tutela e protezione della madre di Gesù, a Chiaravalle venerata sub titolo di Santa Maria della Pietra (Sanctae Mariae de Saxo).

Oggi riprendiamo il discorso alla luce di un fatto nuovo portato a conoscenza dei fedeli la notte di Natale del 2013 da don Vincenzo Iezzi, parroco della Città di Chiaravalle.

Il Fatto nuovo è il Decreto Arcivescovile con il quale si eleva a Santuario la chiesa di contrada Foresta, un tempo posta all’estrema periferia sud-ovest di Chiaravalle, ora urbanizzata e integrata nel tessuto socio-economico e spirituale della Città.

“Foresta Madonna”, località un tempo compresa nella Sylva Brutia, fu proprietà sacra gestita dalle comunità cristiane che vivevano nelle terre della Valle Chiara.[3]

Da sempre zona Sacra e posta in basso e di fronte al colle denominato Castello, che la leggenda indica come il luogo dell’apparizione di una donna circonfusa di luce seduta su di un sasso con il bimbo in braccio la quale ordinò al pastore ivi convenuto a pascolare le sue pecore, di recarsi dall’archiprespitero e di comunicargli la sua volontà di avere costruita una chiesa da dedicarLe.

APPARIZIONE

Foresta luogo sacro, rifugio per la meditazione e per la preghiera, fu sede di eremiti ospitati (forse in grotte ed anfratti) e, poi in locali provvisori.

Uno di questi locali, un casaleno, in seguito divenuto proprietà di privati, venne trasformato in luogo di culto e di eremitaggio.

In esso vennero celebrate le festività della Patrona di Chiaravalle fino a quando (nei primi anni del XX secolo) la congrega e un discendente della famiglia Volpe, che ne faceva parte, decisero di costruire una chiesa. Furono iniziati i lavori e proseguiti fino a quando la generosità dei fedeli si fece carico delle spese.

Ma la costruzione di quella chiesa non si concluse mai: restò per molti anni priva del tetto e fu adibita solo per le sacre funzioni dell’ultima domenica di agosto in onore della Madonna della Pietra.

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Ex Casaleno di Foresta trasformato in chiesetta per la festa della Madonna della Pietra

 

I lavori furono ripresi con più lena nel 1945 quando un discendente della famiglia Volpe impegnò le sue proprietà a garanzia dei prestiti ottenuti dalla banca.

Ma le cose non andarono per il verso giusto: si volle fare, anche a Foresta, una cupola come quella della parrocchiale di piazza Dante.

Ma i vecchi muri perimetrali, realizzati tanti anni prima e caricati del peso della cupola, non sostennero manufatto e, in una notte di settembre del 1945, durante una tempesta, crollò. A testimonianza di quella costruzione rimase il portale d’ingresso, poi rimosso da don Saverio Bevivino.

Sembrava si ripetesse la storia della “maledizione” divina che aveva colpito il tentativo di don Giambattista Staglianò di duplicare quella chiesa, a dimensioni ridotte nei pressi del casino di campagna che possedeva a (Bosco) Madonna, dove egli iniziò a costruire il piccolo tempio dedicato alla Madonna della Pietra; ma ogni volta che cercava di dotarlo di tetto sortiva un uragano che spazzava via ogni cosa.

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Ancora oggi, a testimonianza di quell’evento fallito, coperti da una ricca vegetazione, si ergono i muri perimetrali di una chiesetta mancante del tetto.

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Chiesa di Foresta: facciata e campanile come da progetto architetto Cepi,realizzato come da progetto dell’ing. P. Macrì

Il progetto per la chiesa di Foresta si arenò per gran tempo; non si abbandonò mai l’usanza di celebrare le festività a Foresta, che fino agli anni Settanta conservava le costruzioni che il comune aveva realizzato nei primi anni dell’Ottocento per ospitare i partecipanti alla fiera di agosto e la casetta, poi trasformata in chiesa, per la celebrazione delle sacre funzioni.[4]

Trent’otto anni d’attesa e, negli anni sessanta, don Saverio Bevivino ricostruì e abbellì la chiesa Matrice.

In seguito, non contento delle cose buone già realizzate, riprese il progetto che aveva in testa: costruire la chiesa di Foresta.

Il primo progetto localizzava la costruzione della chiesa sul poggio posto a ridosso del campo sportivo, e di fronte alla collinetta Castello dove la leggenda narra essere avvenuto il miracolo dell’apparizione della Madonna.

Sarebbe stato il sito ideale per la sua collocazione. Ma era “tenue” e non corrispondeva alle necessità del “SANTUARIO e della CASA del PELLEGRINO” che don Saverio Bevivino aveva in mente di costruire. Con la scelta successiva si localizzò il sito proprio dove oggi vediamo la chiesa.

La sorpresa, piacevole e premonitrice, viene riservata dai documenti che riporto: la lettera del sindaco con cui trasmetteva la licenza edilizia autorizzativa della costruzione.:

Reverendissimo Arciprete, (scriveva Giuseppe Magisano sindaco pro tempore) sono veramente felice di rilasciarVi la licenza edilizia per la costruzione della chiesa in contrada “Foresta”. È l’atto più bello che ho compiuto in nove mesi di amministrazione.

Colgo l’occasione per ringraziarVi di quanto avete fatto per Chiaravalle e di quanto state per fare.

Desidero solo che Iddio conceda anche a me, come l’ha dato a Voi, la forza per fare qualcosa di buono per il nostro Paese.

Beneditemi, vostro affezionatissimo fedele. (Magisano Giuseppe)

 

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Lettera di trasmissione del Sindaco pro-tempore G. Magisano.

 

Il 6 settembre del 1975, dunque, il comune di Chiaravalle concedeva a don Saverio LICENZA EDILIZIA per costruire il

SANTUARIO MARIA SS. DELLA PIETRA

con annessa casa del Pellegrino ora trasformata in canonica.

Ciò avveniva quando ancora non si parlava di un’elevazione a SANTUARIO di quella Chiesa.

 

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 Licenza edilizia n.202/75

 

Quello che colpisce nel contenuto del documento riprodotto è la parola SANTUARIO premonitrice di un evento storico realizzatosi, però, a dicembre del 2013.

Il 16 ottobre del 1975, venne benedetta e collocata la prima pietra del nuovo edificio sacro. Una scritta su pergamena, cementata dall’arcivescovo Monsignor Armando Fares, ricorda ai posteri l’avvenimento:

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Nel 1965, dopo il fallimento del tentativo di realizzare la chiesa di Foresta messo in atto dalla congrega il cui priore era Moniaci, Don Saverio Bevivino pose la prima pietra e nel 1967 iniziò i lavori che continuò non senza di difficoltà fino alla sua morte avvenuta il 17 giugno del 1991. Prima di morire era riuscito a portare a compimento la parte rustica della chiesa.

Il vescovo Cantisani nell’omelia che pronunziò al suo funerale disse di lui: […] Io penso a Don Saverio come costruttore di chiese, come prete a tempo pieno, e come innamorato della Madonna.

Amore che trasmise anche al suo successore don Dino Piratino che si disse colpito del grande e fervoroso amore per la Madonna e del grande desiderio di veder terminato l’edificio sacro. 

Il sogno di don Saverio si è concretizzato, quindi, dopo la sua morte ad opera di don Dino, che in comunione presbiterale con i suoi confratelli, prima ha realizzato il tetto e l’esterno della chiesa parrocchiale di piazza Dante; ha ripristinato all’interno i colori originari e gli altari della Madonna della Pietra e di San Francesco[6] per come suggerito dalla Sovrintendenza per la conservazione dei beni artistici e culturali; ha consacrato la chiesa di Foresta dopo averla rifinita unitamente alla casa del pellegrino annessa alla chiesa; ha dotato la chiesa di Foresta, tra l’altro delle formelle in argilla della Via Crucis, opera dell’artista chiaravallese Franco Fiorenza.

Don Vincenzo Iezzi (anch’egli innamorato della Madonna come don Saverio, don Dino e don Gianni) ha realizzato la facciata d’ingresso, gli spazi esterni e il campanile della stessa.

A don Iezzi (e don Gianni) va il merito, comunque, di aver fatto una sintesi dell’operato dei predecessori Don Saverio e Don Dino, e fatto emergere e rafforzare, nell’ecclesia, la dimensione umana e soprannaturale, necessarie per richiedere e ottenere il decreto di erezione del Santuario.

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Come già scritto, ogni Santuario, materialmente, segue l’emissione di un Decreto: ma ciò non sarebbe stato possibile se inizialmente Dio non avesse scelto dei luoghi e lasciato in essi un’impronta specialissima della sua presenza, luoghi che richiamano in modo del tutto peculiare il bisogno che l’uomo ha del divino e quasi, lasciatemi dire, il bisogno che Dio ha di fare irrompere fra gli uomini i torrenti impetuosi della sua grazia e del suo amore misericordioso.[7]

Ogni Santuario, quindi, trova la sua origine “in una apparizione, […], in un luogo particolarmente segnato dalla presenza dalla santità di qualche Servo di Dio o, ancora, da molteplici forme di quel fecondo fenomeno che comunemente viene definito come pietà popolare.”

Ma perché la chiesa di Foresta? Don Andrea Iozzo[8] ci illumina raccontando: Chiaravalle doveva essere la borgata principale, ed io ricordo alcuni ruderi, a pochi passi dal vecchio Cimitero (località Castello) […]. E qui era la chiesa del Paese. […] La leggenda asserisce che su quel colle sia apparsa la Madonna, seduta su di una pietra, ad un pastorello. 

In seguito, la vox populi alimentò e divulgò la notizia dell’ apparizione in sogno della Madonna che avrebbe chiesto la costruzione di una chiesa alla Foresta, chiesa che fu costruita nel luogo dove ancora si vede.[9]

Per molti anni nella casupola posta accanto alla chiesa, dormiva un eremita che andava cercando l’elemosina per sé e per la chiesa.

Si chiamava […] Feliciano, [e] di sera andava per il paese suonando un campanello e gridando con una voce lugubre e stentorea: Fratelli, pensate e considerate che è passato un altro giorno della nostra Vita.

Con Feliciano si ricorda anche fra Domenico Sinopoli da Borgia eremita nella chiesa di Foresta, che morì a 71 anni il 27 giugno del 1877 nella casetta posta vicino alla chiesa. [10] Era nato a Borgia nel 1806.

 

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La leggenda dell’apparizione di Maria Santissima della Pietra aveva regalato ai fedeli l’immagine di una madre premurosa che proteggeva i suoi figli da tutte le calamità che si abbattevano periodicamente nella Calabria e con conseguenze catastrofiche ovunque, ma non a Chiaravalle.[11]

Perciò l’invocazione ricorrente dei chiaravallesi è sempre la stessa: Madonna mia da Petra, aiutami tu! (Madonna mia della Pietra, aiutami tu!)

Ed Ella fu sempre vicina ai suoi figli, che difese dai terremoti, dalle guerre, dalle carestie, dal colera, dalle conseguenze delle tempeste.

Per Te, o Vergine, esaltata// sulla forte e viva pietra// ogni mal da noi s’arretra// perché tu sei protettrice// […].[12] 

Nel lasso di tempo intercorso dalla sua apparizione (ed ancora oggi) vengono testimoniati eventi prodigiosi attribuiti alla sua intercessione.

Il signor Moniaci (miracolista?) ne elenca alcuni in un testo elaborato nel novembre del 1955 e pronunciato per commemorare il XX anniversario dell’alluvione. Racconta:

Il 16 marzo del 1783 tutta la gente, spinta dal desiderio di ringraziare la sua Madre e Protettrice, ritornò nella chiesa segnata dalle conseguenze di precedenti terremoti […], prese la statua prediletta portandola per tutte le vie dell’abitato, raso al suolo.

Tutta quella gente, che seguiva la statua in processione, si fermò ai piedi della salita del convento dei cappuccini e, genuflessa e raccolta in mistica preghiera, vide ad un tratto il cielo oscurarsi.

Si udì all’improvviso un forte boato, la terra sussultò, una nuvola di polvere si sollevò verso il cielo e, quando tutto sembrò acquietarsi, quella gente si avvide che la sua Chiaravalle non esisteva più e dove prima fioriva la vita, non vi era rimasto altro che desolazione e rovine.

Il miracolo si compiva novellamente: gli abitanti di Chiaravalle erano quasi tutti salvi.

La Madonna aveva risparmiato tutti i suoi figli dei quali solo due mancarono all’appello.

Poi Chiaravalle venne riedificata a cominciare dal piano della Cappella e fino alla fontana di Labrisi. In primis, però, venne realizzata la chiesa matrice nel medesimo posto e con le stesse misure di quella distrutta.

Per un po’ regnò la calma in questo paese. Né subì danni a seguito dei terremoti susseguitesi nel 1905 e nel 1908. Ancora una volta Chiaravalle era stata protetta dalla sua miracolosa protettrice, Maria Santissima della Pietra. 

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Altri miracoli si susseguirono nel tempo tramandati dai fratelli della congrega.

1- Il 6 giugno, mentre si lavorava per la costruzione della chiesa della Foresta (oggi distrutta) il muratore Ciancio Raffele fu Antonio (detto ‘u Babbu), al rintocco del mezzogiorno, per fare presto a scendere dall’impalcatura alta circa 14 metri, anziché servirsi della rampa, tentò di aggrapparsi alla corda adoperata per tirare su il materiale di costruzione e, mancata la presa, precipitò nel vuoto e cadde sopra una panca di legno di castagno che, al forte colpo, si spezzò in due. 

Tutti i presenti e con essi il sottoscritto che era Priore del tempo, mandammo grida di dolore e di raccapriccio e di invocazione alla Vergine, e la Madonna ci esaudì. Infatti il Ciancio, come se nulla fosse accaduto, dopo qualche attimo si alzò, si spolverò i pantaloni rattoppati, sorrise ed esclamò: la Madonna cui ho chiesto aiuto cadendo, mi ha salvato.

 

2- Dopo pochi giorni, alla stessa corda venne agganciato un pesante recipiente in ferro colmo di calce. Era arrivato all’altezza del tetto quando, per una falsa manovra, il recipiente si sganciò e precipitò verso il basso sfiorando la testa del manovale Gareri Francesco (detto Calenda). 

Il colpo, anche se di striscio, fu duro e provocò ferite importanti. Gareri stramazzò a terra grondante sangue.

Si temette per la sua vita. Il dottore che lo visitò (Vincenzo Martelli), che non era un gran credente, attribuì all’intervento della Mamma Celeste la salvezza di quel manovale.

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3- Il 21 novembre di ogni anno assistiamo con commozione alla cerimonia di ringraziamento che i chiaravallesi celebrano con viva fede e raccolto sentimento religioso in onore della propria Madonna la quale, con la sua protezione veramente miracolosa, ancora una volta li ha salvati dalla furia devastatrice delle acque.

Il 21 novembre del 1935 un terribile nubifragio provocò un mare di acqua che aveva invaso i campi portando via case, masserizie e persone sorprese nel sonno. 

Solo Chiaravalle rimase illesa e non lamentò vittime; la forza divina che ha dominato gli eventi, come sempre, ha coperto il paese con il suo manto portentoso.

In questo frangente si è gridato al miracolo per una popolana, tale Iozzo Concetta chiaravallese, devota della Madonna, che abitava in Cardinale ed era incinta del suo quarto figlio.

Era sola quando si accorse che la sua casa già galleggiava e di li a poco si rovesciò distrutta nelle acque melmose.

Al momento della catastrofe era riuscita solo a tenere stretto a sé il figlio minore e aggrapparsi ad un tronco che fu la sua ancora di salvataggio. 

Gridava nella notte il nome dei figlioli mancanti e il nome della Vergine santissima della Pietra cui chiedeva aiuto, sostegno e la grazia di salvare tutti i suoi figli. 

Nel buio della notte si avvide di una madia che galleggiava a lei vicino; vi depose il piccolo che aveva in braccia e si attaccò ella stessa e intanto pregava. 

Con sua grande meraviglia vide gli altri suoi figli, la maggiore aveva sei anni, trasportati dalla corrente ma trattenuti da mano invisibile. 

Non avevano paura, non piangevano; erano sereni e sorridenti; cantavano e pregavano.

Solo al mattino furono tratti in salvo da persone, che attratte dalle grida di aiuto, avevano raggiunto i “naufraghi” e li avevano portati in salvo, rifocillandoli.

 

4- Un tal Sanzo Francesco detto “Franciscu do Ruospu”, e Sestito Giuseppe, detto “Peppinu e Faccia” si erano salvati rimanendo per l’intera notte sui tetti delle loro abitazioni; dichiararono che nel tempo trascorso hanno sempre pregato la Madonna che ha fatto loro il miracolo della salvezza.

 

5- Fu salvata miracolosamente anche tale Macrì Elisabetta detta “’a Jozza” nativa di Chiaravalle, ma domiciliata a Serra.

Essa abitava una casetta simile ad altre vicine del rione che vide cadere una ad una, mentre la sua, che pure era più in pericolo delle altre, resistette. Ella attribuisce la sua salvezza al fatto che nel momento del pericolo ha chiamato in aiuto la Vergine Maria della Pietra.

 

6- Una persona che mi ha fatto giurare di non dire il nome suo, mentre si trovava in un orto di sua proprietà intento con un bastone ad afferrare un ramo di una pianta di fichi posta sul ciglione di un burrone, per prenderne il frutto, perse l’equilibrio, precipitandovi. 

Cadendo invocò il nome della Madonna della Pietra della quale era molto devoto e, all’improvviso, sentì due braccia che lo sostenevano e lo fermavano.

Riavutosi dallo spavento si guardò intorno per veder e ringraziare colui che lo aveva salvato. Ma non vide nessuno.

Pensò allora che a salvarlo da sicura morte fosse stata la Vergine Santissima e per ringraziarla del miracolo ricevuto ha fatto voto che per tutta la vita si sarebbe dedicato con ardore alla propagazione del culto della Vergine Santissima della Pietra.

Moniaci conclude il suo scritto affermando: Sono molti i prodigi che esaltano la fede e dobbiamo pensare che in tutti i momenti noi riceviamo grazie dalla Vergine Santissima nostra Celeste Protettrice, che non dobbiamo dimenticare, ma che con animo contrito dobbiamo ringraziare, invocando e benedicendo il suo Santo Nome.

 

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7- Il due gennaio del corrente anno 2014, è venuto a trovarmi un signore calabrese di cui ho promesso di non fare il nome. Mi ha raccontato un episodio, da lui considerato evento eccezionale, che egli ha attribuito all’intervento della Madonna della Pietra in suo favore.

Mi ha raccontato: una caduta dalla bicicletta mi aveva provocato trauma al dito mignolo con microfratture. Ho tenuto la mano ingessata per 20 giorni.

Stava per finire il mese di luglio e si avvicinava la festa della Madonna della Pietra ed io, avendolo promesso a mia madre prima della sua morte, ogni anno devo accompagnare la Madonna dalla Parrocchiale alla Foresta.

Non potevo mancare; così il venerdì coincidente con la festa ero determinato a essere presente a Chiaravalle per la discesa della Madonna a Foresta.

Mi sono fatto toglier il gesso giusto in tempo e, nel primo pomeriggio, ho preso la macchina e mi sono messo in cammino.

Ho fatto il lungo tragitto guidando solo con la mano sinistra perché mi era impossibile adoperare la mano infortunata per il dolore che sentivo.

Arrivai a Chiaravalle con gran fatica e, parcheggiata l’auto, sono entrato in chiesa a Foresta e mi sono avvicinato al simulacro della Madonna che toccai con la mano dolente ed improvvisamente non avverti più alcun dolore. Anzi ritornai in nottata al mio paese guidando con entrambe le mani senza avvertire dolore e disagio. Mi accorsi della cosa solo quando mia moglie mi ha chiesto come  mi ero trovato alla guida. Solo allora rammentai l’accaduto e realizzai di essere stato beneficiato dalla Vergine SS. della Pietra.

 

Altre testimonianze di fede e intercessioni sono riportate nella pubblicazione stampata a cura del Comitato Feste.[13]

La prima testimonianza è il racconto di Angelo Donato e del suo primo incontro con la Madonna della Pietra. Racconta:

 

8- Ero bambino […] quando in un giorno di inizio estate mia madre mi portò con sé in campagna. […] Arrivati alla meta, lo scorazzare divenne ampio in lungo ed in largo per quanto era il campo.

Ma non durò a lungo la cosa. L’iniziale serenità della giornata, prima piena di luce e di colori e di tepore, fu minacciata da qualcosa che mia madre avrà avvertito come insidiosa tanto che decise di fare ritorno, e subito, a casa.

[…] Appena fui vicino a mia madre, che mi aveva chiamato, la sentìi dire che voleva andare via […] nommu sta criatura mi more sutta l’acqua. 

Perciò, quando mi porse la mano, misi dentro la mia senza esitazioni e seguii mia madre […] con il passo trotterellante di bambino.

Da Sonello si fece presto ad arrivare a Mumuriana perché la strada era tutta in discesa.

La fatica cominciò all’inizio della salita di foresta. Intanto il cielo si andava coprendo di nuvoloni neri, pesanti di pioggia.

Nell’insolita agitazione di mia madre avevo intravisto i segni di un timore e di un’apprensione per me ingiustificati. […]

La sentivo, mentre si procedeva a passo spedito, ripetere: Madonna mia da Petra, fa nommu chjove ancora; no pe mmia, Madonna, ma pe sta creatura! Madonna mia da Petra, fammi a grazia m’arrivu armenu sutta o puonti! Fammìla, Madonna mia da Petra!

Intanto l’imperversare di lampi e tuoni sempre più vicini, […] segnava anche il ritmo dell’invocazione di mia madre alla Madonna. […].

Ed a un certo momento venne giù l’acqua e sentii bagnarsi il pannetto che mia madre mi aveva messo in testa.

Ma fu cosa di pochi secondi; presto l’acqua cessò di cadermi addosso, e sentìi mia madre dire: Grazie, Madonna mia da Petra, ca mi facisti a grazia!

Eravamo già sotto il ponte della ferrovia da dove potevo osservare l’acqua scendere a catenelle negli spazi circostanti della Foresta, mentre mia madre continuava a ringraziare la Madonna che le aveva fatto la grazia di proteggere suo figlio.

La Madonna della Pietra e Chiaravalle sono tutt’uno: est traditio, ne queras amplius (è tradizione, non chiedere di più.)

 

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NOTE

[1] La chiesa prima di pronunciarsi su ogni miracolo, pone sette criteri di analisi e verifica degli eventi portati all’attenzione degli istituti ecclesiastici deputati a vagliare testimonianze e riscontri oggettivi. Essi sono: 1) Malattia grave, difficile da curare con gli strumenti ordinari. 2) La malattia non deve esser già in via di guarigione. 3) Che sia dimostrata l’inefficacia delle cure mediche. 4). La guarigione deve essere improvvisa. 5) La guarigione deve essere completa. 6) Non deve sopravvenire nessuna crisi dopo la guarigione. 7) Dopo la guarigione non è possibile la ricaduta della malattia stessa.

[2] La chiesa non obbliga a credere a tutti i miracoli, ma sarebbe gravemente imprudente, secondo alcuni sacerdoti, non credere almeno a quelli riconosciuti ufficialmente.

 

[3] Nel tempo, poi, parte di Foresta-Madonna fu nella disponibilità dell’università e di privati cittadini, quali i Marchiafava (imperatati con gli Staglianò) famiglie approdate a Chiaravalle dal crotonese e da Squillace tra il XIV e il XV secolo e che diedero molti sacerdoti e alcuni sindaci all’università e alla chiesa nascente di questo paese. In seguito per volontà di queste famiglie passò nella disponibilità di Cappelle e di Jus Patronato e, zona isolata dal contesto dei borghi (così come Spirito Santo), attirò eremiti che qui vissero per lunghi anni in ripari di fortuna.

 

[4] Vestigia di archeologia sacra e contadina di un tempo lontano che alcuni politici hanno consentito di cancellare per far spazio a costruzioni di interesse di particolari.

 

[5] L’affermazione è storicamente inesatta. La mina fatta brillare dai tedeschi in ritirata dopo 11 settembre del 1945 ha interessato il crollo del ponte di Mumuriana.

[6] Francesca Paola Francica (moglie di don Giuseppe Staglianò e madre di don Pasquale condannato a morte per i fatti di Angitola nel 1852) nel 1855, per grazia ricevuta dedicò un altare alla Madonna della Pietra nella chiesa Matrice. La scritta posta sull’altare di sinistra recita: DIVINAE MARIAE DE PETRA// PRO SALUTE OBTENTA//HOC SACELLUM DICAVIT: ANNO MDCCCLV (1855)

[7] San Giovanni della Croce:

[8] Iozzo don Andrea, Memorie autobiografiche, pro manibus scriptus.

[9] Quando don Andrea Iozzo scriveva la nota riportata si vedevano ancora i ruderi della chiesa crollata a causa del temporale.

[10] A. P.Ch. Libro IV dei morti: sono riportati le sepolture di eremiti che vissero alcuni nei locali della chiesa dei Santi Maccabei, zona Foraci, altri nella casa eremitica della chiesa di Santo spirito, uno nella chiesa di S. Biagio di contrada Cimino e altri due nella casa vicino alla chiesetta di Foresta. Nella chiesa dei Santi Maccabei posta in zona Foraci sono morti gli eremiti: fra Giacomo Cray di Briatico (24 agosto del 1724), Fra Antonio Palermo, siciliano (21 aprile del 1730), Pascale Giuseppe (17 luglio del 1736). Nell’eremo di Spirito Santo adiacente all’omonima chiesa morirono: fra Domenico Clericò (il 26 novembre del 1733, fra Domenico Cortese (18 settembre del 1733) e fra Antonio Sinopoli che (27 novembre 1745) all’età di trenta anni, nella cella costruita  vicino alla Chiesa. Fu sepolto nel sepolcro costruito degli eremiti nella chiesa di Spirito Santo.

[11] Gullì M. D., Claravallis Chiaravalle Centrale, Ass. Culturale Tempo Nuovo, TLM f.lli Mele, Serra S. Bruno (VV) 2010.

[12] Autori Vari, La Madonna della Pietra alla Foresta di Chiaravalle, Grafiche Falcone, Squillace, 2008, pag. 110-114.

[13] AA Vari, La Madonna della Pietra alla Foresta di Chiaravalle, Grafiche Falcone, Squillace 2008, alle pagine 49-62 riportano altre testimoniaze

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