LA LETTERINA DI NATALE ; LA PREGHIERA DELLO ZAMPOGNARO;L’IMMACOLATA CONCEZIONE;RIPENSANDO A SAN NICOLA; LA TORRE DI SANTA BARBARA ; A’ CRUCI E’ SANT’ANDRHIA ; IL FUTURO DESTINO ;LA LUPPINARA ; IL MIRACOLO DI SAN FORTUNATO

 

La Letterina di Natale

Cinquant’anni fa,

con semplicità bambina,

si scriveva una letterina,

credendo fosse originale,

ai genitori per Natale….

Con amore, baci, auguri

e la promessa di bontà,

non ostante i tempi duri.

Una mossa rapida e, oplà,

si poneva sotto il piatto

del papà un po’ distratto…

Dopo cena, con sorpresa,

la leggeva  e, a mano tesa,

impacciato ,là per là,

regalava qualche soldino,

una pacca e un sorrisino…

Oggi, invece, la richiesta,

assai prima della festa,

al papà si fa sapere

con l’ i phone  e, se è sì,

prenota il dono col pc…

ed arriva col corriere!

LA PREGHIERA DELLO ZAMPOGNARO

L’IMMACOLATA CONCEZIONE

RIPENSANDO A SAN NICOLA

 

LA TORRE DI SANTA BARBARA

Nacqui a Nicomedia (oggi Ismit, in Turchia) nel 273 d.C. Per quanto fossi una bella bambina non sembravo una romana e perciò mi chiamarono ”Barbara”. La mia vita fu riservata, ero intenta allo studio, al lavoro e alla preghiera verso gli dei. Amavo proteggere la mia casa con rudimentali parafulmini perché avevo molta paura dei dannosi eventi atmosferici. Tra il 286-287 mi trasferii presso la villa rustica di Scandriglia poiché mio padre Dioscoro, fanatico pagano, era un collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo. Quest’ultimo gli aveva donato ricchi e vasti possedimenti in Sabina. Mio padre aveva denunziato e fatto uccidere mia madre perché era cristiana e per proteggere me dai cristiani e da alcuni pretendenti che non gli erano graditi, specialmente durante le sue assenze, fece costruire una torre per rinchiudermi dentro. Il progetto originario prevedeva due finestre ma io volli che fossero tre, in riferimento alla Ss.ma Trinità. Mi  fu costruita anche una bellissima vasca termale che io desiderai a forma di Croce. Sia le finestre che la vasca erano  simboli del cristianesimo a cui già mi ero segretamente convertita. Un giorno che mio padre non era in casa uscii dalla torre e mi immersi nella vasca dove io stessa mi battezzai assistita dalla visione di San Giovanni Battista. La successiva manifestazione della mia fede in Cristo Gesù provocò l’ira di mio padre che mi rinchiuse nella torre, questa volta controllata a vista da  servi romani. Ma io, attraversando miracolosamente una parete della torre, fuggii e mi nascosi in una nicchia scavata nella roccia nel bosco vicino dopo aver danneggiato gran parte degli dei pagani della sua villa.  Ma un pastore presente nella zona, che mi aveva intravista, indicò a chi mi cercava dove mi trovavo e così fui riportata da mio padre. Poco dopo lui mi consegnò al prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il processo che iniziò il 2 dicembre del 290 io difesi il mio nuovo credo ed esortai il prefetto ed i presenti a ripudiare la  religione pagana per abbracciare la Fede Cristiana: per tutta risposta fui subito messa in prigione ed incatenata. Quindi, graffiata e frustata con le verghe dal mio stesso padre, ma gli strumenti di tortura sulla mia pelle si trasformavano in piume di pavone mentre cantavo le lodi al Signore. Il giorno dopo i tormenti aumentarono col fuoco e le piastre arroventate sul mio corpo. Sopportai il dolore, sostenuta dalla mano di Dio, e di quelle torture non rimasero gravi tracce. Fui pure condotta nuda ad un lupanare per essere disonorata ma ad un tratto mi ritrovai ben rivestita e tanto pesante da essere inamovibile fino a che non fu presa la decisione di riportarmi indietro. Così, mi furono tagliate le mammelle e mi fu prospettata la condanna più grave ¬se non rinnegavo la mia fede. Rimasi fedele ed il 4 dicembre il processo si concluse con la lettura della sentenza di morte per decapitazione. La stessa sorte toccò alla mia cara amica Giliana che fu quasi subito decapitata. Era un giorno grigio e piovoso. Mio padre prima mi tolse la treccia in segno di spregio, poi mi condusse alla Costa del Sole. Là posai la mia testa su un ceppo e lui vibrò il colpo di spada e me la tagliò. Ma, immediatamente, il cielo si oscurò ed un fulmine potente lo incenerì ed un particolare soffio di vento ne fece sparire le sue ceneri. Il nobile Valenzano curò la mia sepoltura presso una fonte che diventò una meta di pellegrinaggio per l’acqua miracolosa. Tra il 955 ed il 969 i reatini organizzarono una spedizione a Scandriglia e dopo varie ricerche trovarono i resti del mio corpo. Esso fu sottratto ai ricercatori di corpi santi e portato al sicuro nella Cattedrale di Rieti dove ancora oggi riposa sotto l’altare maggiore. Perciò io sono la patrona di Scandriglia e di Rieti.

Fin da allora fui considerata santa e protettrice soprattutto dai fulmini e dal fuoco. Nelle caserme e sulle navi il deposito delle polveri e dei proiettili utilizzati per le armi presero il  nome di Santabarbara. Perciò sono patrona degli artiglieri e di tante altre categorie, ed in particolare dei Vigili del Fuoco che, il giorno del mio martirio, ben mi festeggiano.

A’ CRUCI E’ SANT’ANDRHIA

Sant’Andrhia, ù primu chjamatu,

a’ Patrassu de’ romani catturatu

a’vozze fhatta  ad icssi, nà Cruci,

e l’abbrazzau  pregandu  a’ vuci…

Ligatu, moriendu dezze a’ prova,

ca  e’ Dio patre portava a’ nova

e ccà Gesù Cristu era ù Missià

chi dissaru i scritturi ca venìa….

E Patruni  e’ sede patrhiarcali

a’nova porta, prima e’ Natali…

chi este a’ stessa,’mpundu…

ca Gesù vene a’ssù mundu!

LA LUPPINARA

IL FUTURO DESTINO


IL MIRACOLO DI SAN FORTUNATO

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