VIAGGIO IN TERRA SANTA ; SCIENZA E VITA di Vittorio Bonacci

VIAGGIO IN TERRA SANTA

di Vittorio Bonacci

Gli archeologi, a prescindere dalle controversie politiche, usano il termine “Palestina”  per denominare la regione  geografica che comprende il moderno Stato di Israele e il settore occidentale dell’attuale Giordania con giurisdizione palestinese. Per i cristiani la denominazione più pertinente ed inclusiva e quella di “Terra  Santa”,  cioè l’insieme dei luoghi in cui   Gesù è nato e vissuto, ha operato, ha amato, è morto e resuscitato; luoghi in cui, chiudendo gli occhi, vedi ancora le Sue orme, ascolti la Sua voce, respiri l’aria che Lui ha respirato, ammiri gli stessi paesaggi che Lui ha guardato.

La configurazione politico-territoriale della Terra Santa è molto frammentata e il visitatore occasionale stenta a farsi una mappa chiara e a distinguere tra territori palestinesi e insediamenti israeliani. Questa situazione si ripete più marcatamente per Gerusalemme (La Città santa) suddivisa di fatto in due zone, dell’Ovest e dell’Est.  Nel cuore della parte orientale, si adagia la “Città Vecchia” suddivisa, a sua volta, in quattro quartieri: Cristiano, Musulmano, Armeno ed Ebraico.

La Palestina, ”Terra di Israele”, è un territorio meraviglioso che offre paesaggi e colori differenziati e sempre sorprendenti.

La costa mediterranea moderna e movimenta con le città di Tel  Aviv e Haifa;

Le assolate pianure del nord;

Le alture della Galilea e del Golan;

Il dolce fruscio del lago di Tiberiade;

La torrida valle del fiume Giordano;

L’imponente spaccatura  tettonica del  Mar Morto;

I maestosi deserti  della Giudea.

In ogni luogo sono visibili, e a volte si sovrappongono, le tracce dei Romani, dei Bizantini, dei Crociati e delle vicende successive.

Andare  in Terra Santa  è un’avventura affascinante, un’esperienza umana, culturale e religiosa che penetra il cuore e la mente, lasciandovi  segni indelebili.

Queste le tappe principali del pellegrino, iniziando dal nord e scendendo verso il sud.

NAZARET. Ai tempi di Gesù era un villaggio di contadini senza storia, infatti la località non viene mai menzionata nell’Antico Testamento. Oggi si carica di tanti significati perché è il luogo da cui proviene  Maria, Madre di Gesù, e che certamente è stato lo scenario in cui si è svolta gran parte della vita di Gesù prima dell’inizio del ministero pubblico. Sono da visitare la Basilica dell’Annunciazione ed un pozzo designato dalla tradizione come la “Fontana di Maria”.

CANA. E’ il villaggio menzionato dal Vangelo di Giovanni come il luogo in cui avvenne, su richiesta della Madre, il primo miracolo di Gesù (la trasformazione dell’acqua in vino) in occasione del banchetto  di un matrimonio di amici.

LAGO DI TIBERIADE o Mare di Galilea.  E’ uno specchio d’acqua del distretto della Galilea, nella parte settentrionale della Palestina, di cui il fiume Giordano è immissario ed emissario. Anche questo sito è stato teatro di tante azioni  memorabili di Gesù  e degli Apostoli.

CAFARNAO. Città della costa nordoccidentale del Mare di Galilea. Oggi restano solo gli scavi. E’ famosa per essere il paese di Simon Pietro, ma principalmente perché e stata il centro del Ministero di  Gesù in Galilea. In seguito a recenti scavi  sono venute alla luce le rovine di una sinagoga in basalto   in cui quasi certamente Gesù insegnava. Accanto alla sinagoga vi sono i resti di una struttura identificata come “Casa di Pietro”.  Nei dintorni deve essere avvenuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

IL GIORDANO. Fiume biblico che segna il confine naturale tra Israele e Giordania. Scorre dal monte Hermon fino al Mar Morto, nella valle più profonda della Terra. La linea costiera più bassa è  a 408 metri sotto il livello del mare. Sulle sponde di questo fiume, secondo la tradizione a circa 10 Km a nord del Mar Morto, Gesù incontra Giovanni Battista e da questi viene battezzato.

BETANIA. Villaggio  sulla parte bassa del pendio orientale del Monte degli ulivi. Qui Gesù fece visita a Marta e Maria e resuscitò il fratello Lazzaro. Da qui partì sull’asinello per il Suo ingresso trionfale a Gerusalemme.

GERICO. “Città delle palme” a circa 10 Km a nord del Mar Morto. Risulta essere la città abitata più antica del mondo. A Gerico sorgeva il palazzo privato di Erode. Qui  avvenne l’incontro con Zaccheo, l’esattore delle tasse. Molto probabilmente le tentazioni di Gesù ebbero luogo su una montagna a ovest della città.

ROVINE DI QUMRAN. A circa 13 Km a sud di Gerico sulle colline della sponda occidentale del Mar Morto, si trovano le undici grotte in cui  è avvenuta “ la più grande scoperta di manoscritti dei tempi moderni”. Tre giovani beduini nel 1947 trovarono i famosi “Rotoli del Mar Morto”  che contengono antichi  manoscritti della Bibbia in  lingua ebraica ed aramaica.

BETLEMME.  La “città di Davide” in cui il futuro re di Israele visse la sua infanzia di pastorello. Ma la  fama di Betlemme è legata principalmente alla nascita di Gesù  in una grotta. Si trova a circa 8 Km  a sud di Gerusalemme. La Basilica della Natività, in cui si accede attraverso un angusto portale, custodisce la grotta con la mangiatoia in cui fu posto Gesù in fasce. Nelle grotte adiacenti rimase per 36 anni San Gerolamo per compiere la grande impresa della versione dei testi originali ebraici della Bibbia in  lingua latina: “La Vulgata”

GERUSALEMME. E’ Situata sulla cresta della Montagna di Giuda a 760 sul livello del mare, a strapiombo sulle valli del Cedron e dell’Hinnom. Gerusalemme presenta oggi una struttura urbana eterogenea  e una composizione residenziale variegata e multietnica. Ma la Città Santa in cui Davide portò l’Arca dell’Alleanza, oltre ad essere un luogo con un suo insediamento urbano, è un simbolo, il crocevia delle tre grandi religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islam.

La città di Gerusalemme è un  condensato di storia, di archeologia,  di simbologia, di sacralità, tutti elementi che si sprigionano dalle vie, dai monumenti , dai siti archeologici, spesso racchiusi in grandi basiliche bizantine o crociate, che raccontano i tragici giorni finali della vita  e del ministero di  Cristo. La  città, purtroppo, oggi è  teatro di tensioni,   conflitti e contenziosi  tra Palestinesi e Israeliani.

All’interno del perimetro urbano vi sono più 1200 sinagoghe, 230 tra chiese e monasteri cristiani, 73 moschee. Suggestivi i riti e le preghiere degli ebrei ortodossi presso il Muro del Pianto (ultime vestigia del Tempio di Salomone), numeroso l’afflusso dei pellegrini presso i vari luoghi santi, imponente la Spianata delle moschee con la cupola delle Rocce.

Ancora oggi sulle sue strade si mescolano e convivono con naturalezza usi e costumi diversi, ma ciò che più colpisce e sorprende  il visitatore è la constatazione che vi convivono, senza alcun (apparente) problema, israeliani e palestinesi. In ogni angolo della Città si incontrano il Giudeo osservante, il Musulmano fedele e le varie espressioni delle confessioni cristiane: i Francescani, i Greci Ortodossi, i Copti, gli Armeni.

Gerusalemme  è uno scrigno di luoghi che ogni cristiano, anche prima di andarci, ha visitato tante volte col cuore e con l’immaginazione: il Monte degli Ulivi, l’Orto del Getsemani,  la Via Dolorosa, il Santo Sepolcro,  il Calvario.

Ecco, sostando e pregando in questi   luoghi, si sperimenta una tempesta di emozioni forti e indescrivibili. Questi siti sono stati tutti  teatro di eventi e di azioni che hanno segnato una svolta nella storia dell’umanità e che hanno toccato e continuano a far vibrare le corde più intime  di milioni di persone. Questi  posti rappresentano l’alba e la radice dell’essere cristiani.

Ciò che colpisce e disturba il pellegrino  è la noncuranza  palpabile e lo scempio che si osservano nelle immediate vicinanze dei luoghi sacri come la Via Dolorosa  (percorso della Via Crucis) e la Basilica del Santo Sepolcro che ingloba anche il Calvario. Disturba, perché rompe il silenzio della meditazione,  quel pullulare di gente, di varia estrazione etnica,  che con indifferenza e smodata insistenza propone ai passanti ogni genere di mercanzia.

Vittorio Bonacci

*************************************************

 SCIENZA E VITA

di  Vittorio Bonacci

         La vita  è il fondamento di tutti i beni dell’uomo perché  è sorgente e condizione di ogni attività umana e di ogni convivenza civile.

“La vita di ciascuno è un bene di tutti  e tutti diventano  più poveri quando viene usata  violenza ad una sola persona”. [1]

I problemi che scaturiscono dagli attentati quotidiani contro la vita sono molti e sono da imputare, in gran parte, alla mancanza di rispetto per la vita.

Queste criticità sono sotto gli occhi di tutti : il degrado ambientale , il caos climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, le manipolazioni del patrimonio zootecnico e vegetale, l’uso di sostanze nocive che avvelenano l’acqua e “bucano l’ozono”.

Albert  Schweitzer, premio Nobel per la pace (1952), ha lanciato per primo l’allarme  della mancanza di “Rispetto per la vita”[2]. Rispetto che, secondo l’illustre filantropo francese, si articola su tre dimensioni: la vita fisica, la vita psichica e la vita spirituale della persona. Sono  tre livelli speculari con le evenienze drammatiche che tormentano la nostra epoca: la droga, l’alcool, l’uso delle armi, l’intolleranza razziale e religiosa, i fondamentalismi di vario colore.

Il rispetto per la vita si riassume e si esalta nell’impegno  di aiutare l’altro ad essere se stesso. L’atteggiamento di rispetto e di godibilità verso la vita deve essere necessariamente sostenuto ed alimentato da una  corrente di partecipazione e di benevolenza verso la vita e la natura.

I grandi soprusi verso la vita, perpetrati  nel secolo scorso ed in quello attuale, hanno ormai incrinato l’ingenuo ottimismo scientista,  germinato nell’epoca rinascimentale, sviluppato  nel secolo dei lumi e  portato a maturazione dal positivismo.

Nell’appassionato dibattito attuale sul tema del rapporto tra scienza ed etica almeno due acquisizioni  appaiono largamente condivise. La prima si può rappresentare con l’allegoria dello “Apprendista stregone”: una volta innescato   il sortilegio può sfuggire il controllo  del processo quando resta assente il maestro stregone. Uscendo della metafora, bisogna convenire che le forze della natura restano ancora oggi in gran parte sconosciute e non si può giocare con esse a proprio piacere, ma si devono trattare con rispetto e grande oculatezza, secondo i principi e le regole che sono proprie della natura, “iusta propria principia” (Telesio).

La seconda verità riguarda il definitivo abbandono della presunta neutralità della scienza. La scienza non è sganciata  dagli altri valori umani; essa, soprattutto quando è applicata, è ambivalente: a volte costruisce  la vita, a volte prepara la morte.

Il filosofo Nicola Abbagnano esplicita in modo efficace questo concetto: “L’uomo dispone oggi più che mai di mezzi indispensabili per fronteggiare i pericoli che la vita presenta,  ma la condizione di successo è l’uso adeguato di tali mezzi …. Si tratta non solo di conoscere le cose, ma di saperne  valutare i limiti e usarle nel modo migliore e più vantaggioso. …. Gli strumenti  che oggi l’uomo possiede si sono enormemente moltiplicati e accresciuti nella loro potenza. Si sono perciò moltiplicate anche le tentazioni di servirsene per il proprio egoismo, per il vantaggio e il predominio personale”.[3]

Nella storia recente e recentissima la scienza e la tecnica hanno dispensato innumerevoli benefici all’umanità, ma hanno portato anche un accumulo inverosimile di soprusi e di  ordigni distruttivi. Occorre avere coscienza di ciò  per agire in modo coerente nel rispetto della vita.

Erick Fromm  afferma che ci vuole  fede per la  vita: “Ci vuole fede per allevare un bambino, ci vuole fede per prendere sonno, ci vuole fede per cominciare qualunque lavoro”.[4]

Un atteggiamento così complesso e costruttivo di amore per vita (la vita propria, quella dell’altro e della natura) dà senso alla vita sia individuale che  plurale. Ma  tale comportamento solidale e prosociale  non è un punto di partenza: è un traguardo e una  conquista  di  impegno  costante.

Su questo impegno convinto e solidale si fonda l’auspicio di un domani  migliore da consegnare ai nostri figli. Un domani che ci trascende, ma che per questo impegno ci appartiene già.

Il poeta francese Paul Celan, che nel 1970 ha voluto  finire i suoi giorni nella Senna, ha scritto: “Ah ! potessimo essere noi senza di noi” [5] Un’ affermazione che esprime un desiderio impossibile, un <non senso> che  nasconde la condanna assurda del poeta. Una scelta funesta che non si può imputare al destino. Tutto è scelta, sia l’amore che il suo contrario.

“Potessimo essere  noi senza di noi”. Non è possibile: la vita in noi ha bisogno di noi.

                                                        Vittorio Bonacci



[1] DONUM VITAE– Edizioni  Paoline.

[2] Albert  Schweitzer, RISPETTO PER LA VITA, Ed. Comunità – Milano

[3] N. Abbagnano, LA SAGGEZZA DELLA VITA – Rusconi, Milano

[4] E. Fromm, L’ARTE DI AMARE, Il Saggiatore, Milano

[5] P.Celan, LA SVOLTA DEL RESPIRO, Parigi, 1967

Lascia un Commento