LA VIA PIRARA

LA  VIA  PIRARA

 

La via Pirara era, sicuramente, un tratto dell’antica via Emilia, una vecchia strada romana omonima. Prese il nome, probabilmente, dal Console Paolo Emilio, patrizio romano che, ben 2220 anni or sono, adeguò il preesistente tracciato greco all’esigenza di trasferire truppe e materiale bellico durante la seconda guerra punica contro il cartaginese Annibale che, nelle marine di Squillace, aveva gli accampamenti. Lo stesso console mori, poi, proprio in una battaglia contro Annibale a Canne (nelle Puglie) nel 216 a.C. E’ anche probabile che tale strada romana sia stata percorsa da suo figlio Lucio circa trent’anni dopo per recarsi in Egitto a dominare una rivolta. La strada era una trasversale che collegava Squillace a Vibo passando per San Vito, Chiaravalle e Cardinale in modo da favorire il raccordo con la via Poplia che, da Capua, giungeva a Reggio Calabria. Essa fu certamente la strada percorsa da Spartaco che, nascosto con i suoi compagni nei boschi della Sila, tentava di sfuggire ai romani che lo ricercavano. Secondo l’usanza romana essa era cosi costruita: appianato il fondo, si deponeva un primo strato di grosse pietre con terriccio grossolano, poi si sistemava uno strato di mattoni, riempiendo gli interstizi con pietre adatte, quindi si legava il tutto con un abbondante strato di calce mista a polvere di pietra e sabbia fine; sopra, ancora, uno strato di ghiaia e piccoli ciotoli; infine, venivano incassati per bene grandi lastroni a blocco di granito levigati e squadrati in modo da poter essere accostati tra loro il più possibile. Era larga oltre 6 metri con 3 piste di circa metri l,70, nei due sensi di marcia ed una per il sorpasso dei carri; era fornita di due canali di scolo delle acque piovane di circa metri 0,50 ciascuno e di due marciapiedi di circa metri 0,70 ognuno, adatti per il passaggio dei pedoni o di animali da soma col carico in groppa. Ai primi decenni del 1800, la via Emilia era, probabilmente, una strada importante, poichè il Corso Staglianò ancora non esisteva; al suo posto vi era un breve tratto di sterrato carrabile, tracciato alla meglio in mezzo ai campi coltivabili. Essa certamente formava uno slargo campestre che, nei pressi della fontana dello stretto che porta a Piazza Dante, si raccordava alla Gran Via che, allora, era la strada principale di Chiaravalle. Nel 1875, la costruzione della strada Nazionale (che nel tratto da Piazza Dante al Fondaco prese il nome di Corso Gregorio Stagliano perché la maggior parte dei terreni che attraversava appartenevano a questa illustre famiglia) ampliò io spazio che, però, rimase incolto e trascurato. Una trentina d’anni dopo, appariva come un largo sentiero pieno di ortiche, dal lato a valle, finiva su una specie di ponticello, in muratura rudimentale, che costeggiava uno strapiombo nel vuoto, oltre il quale si intravedeva una piazzola sterrata e la stradella che dai “Cerzulli” conduceva a Piazza Dante, ricongiungendosi alla Gran Via, forse la famosa strada di sotto che dalla Foresta portava in Piazza Dante. In quella zona, circa dove ora sorge il mercato coperto, vi erano delle casupole di legno alle quali si accedeva da una scaletta attaccata al polticello e che permetteva di raggiungere la sottostante abitazione privata dove vi era anche un panificio casareccio. Tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si cominciarono a costruire le case lungo il Corso e sulla via Emilia diventata, intanto, “Via Pirara” (per un bel albero di pere che da un orto, sito presso la rudimentale scaletta che permetteva l’accesso al Corso, era ben visibile, poiché sulla strada). Quelle casupole, pericolanti, furono abbandonate e distrutte. Non rimaneva che livellare il pianoro per migliorare l’aspetto del luogo e facilitare il calpestio verso le case. Dall’unione dei piani stradali fino al curvone formato dal sentiero divisorio tra la via Pirara ed il Corso, il pianoro si allargò formando la cosiddetta “Piazzetta dà Pirara”. Verso il 1955 con la costruzione dell’Ufficio Postale e telegrafico che a fronte d’essa troneggiava, la via Pirara fu ancor più frequentata. Lungo il suo corso sorgevano i caseggiati, posti sul lato destro percorrendola verso la foresta, dove essa da sempre conduceva. Dal lato opposto, la costruzione del muro di sostegno, in pietre vive, a ridosso del sentiero spartitraffico in cui, sotto un rustico ponticello correva anche un canalone di acque maleodoranti, adatto per incastonarci la pubblica fontana che ancora oggi vi scorre. I lavori furono fatti a cura della ditta di Antonio Concolino da Gagliato, ed il salubre abbellimento favorì l’afflusso abitativo rendendola una delle vie più note e percorsa, soprattutto, dagli abitanti nelle Contrade di Campagna.

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