CIAO
Friday, October 20, 2017
MADONNA DELLA PIETRA DI CHIARAVALLE CENTRALE
SANT'ANTONIO DA PADOVA
SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
SAN BIAGIO PROTETTORE DI CHIARAVALLE CENTRALE
chiaravallepro.it  : UN PONTE TRA PASSATO E FUTURO

100 PRESEPI ! U’ Presiebbiu caru a Masthru Franciascu e’ Stella

Classificato in/Posted in Centenario, VideoRacconti 2 category

 

PER I VIDEO RACCONTI DI Masthru Franciascu e’ Stella CLICCA QUI > VAI

 

U’ Presiebbiu caru a Masthru Franciascu e’ Stella”-Cù fhà presepiuzzi cchjù belli e” Mastrhu Pranciscu e’Stella?”. Se la domanda nasce spontanea,la risposta è altrettanto semplice  ed immediata:“-Nuddhu!” Questo è poco,ma sicuro•.Il perchè di tanta certezza stà nel fatto che’ già una settantina d’anni fa il nostro concittadino Macrina Francesco,noto appunto come “Mastrhu Franciscu e’ Stella”(nel senso che era un ottimo Maestro Calzolaio e Stella era sua madre),manifestava i primi segni evidenti delle sue tante capacità artistiche.Fra esse,una in particolare;quella,ben più rara,di saper fabbricare singolari “Pastori” e “Paesaggi” atti ad inventare,poi, i suoi caratteristici presepi ispirati dalle narrazioni natalizie.I vari “Pezzi” li produceva in privato,di persona e con metodi alquanto artigianali perché suggeriti dal caso di anno in anno.Una minima parte del prodotto, talvolta di ridotte dimensioni,la cedeva per pochi spiccioli o la regalava a gli amici che ne facevano insistente richiesta.Le “Cose”più belle,invece,le riservava per. il “Pesiebbiu” in casa propria o le impiegava per- allestire quello pubblico nella  chiesetta dell’Addolorata.Usanza, quest’ultima, trasferita,più tardi ,nella chiesetta del S’acre Cuore dove era possibile scorgerlo,alcuni giorni prima del Natale,intento a dar sfogo al suo estro creativo sfruttando ogni angolino del poco spazio messo a sua disposizione dal parroco. Ed il “Presiebbiuzzu” esaltava la sua inconfondibile impronta.Per evidenti motivi di praticità, negli ultimi tempi,egli non produceva nè impiegava quei “Pastori” di creta fatti a mano ma preferiva usufruire di quelle- figurine recenti,diffuse in commercio.Un volta,infatti, egli le soleva fare : si procurava un beI panetto di creta nei nei dintorni della sua abitazione;la ripuliva dalle impurità più grossolane,l’addensava in minuscoli tocchetti sul bordo di una tavoletta di legno. Arrotolando i pezzetti di creta sullo stesso ripiano otteneva dei tondini simili alle rotonde barrette di burro.Quindi, con attrezzi caserecci come forchetta e coltello,li modellava ad uno ad uno. Ed ecco prendere forma il pasterello, la pecorella, la Madonna,,San Giuseppe,i Re Magi. Li compattava con una leggera pressione sul fondo,Ii lisciava alla meglio e,a poca distanza l’una dall’altra,poneva le sue “creature”’ a cuocere,a rilento,nella cenare calda del focolare; tre,quattro, cinque;quanti “Pastori” era riuscito a  produrre per fare una bella “infornata”. Mentre i “Pezzi” cocevano, preparava i colori per le decorazioni:usava,per queste,le polveri che si vendevano a basso prezzo da ”Mpigna”(Candiloro) .

Erano a tinte fondamentali e di diverse colorazioni..Alcuni pizzichi di polvere colorata,diluita  con qualche goccia di olio di lino,e la “Pittura” era pronta per essere adoperata. Una passatina di “acqua raggia” sulle probabili sbavature ed i pastori venivano posti in fila accanto al fuoco.Una cosa simile avveniva per alcune parti dell’impianto scenico.Appena i pastori e i paesaggi erano asciutti iniziava la c’ostruzione del Presepio.GIi accessori per i pastori e i “corpi” dei paesaggi li componeva con materiali di recupero,appositamente riciclati per lo scopo.  Cartone,legnetti, legnetti, pezzetti di sughero,refusi di compensato,sabbia di fiume rametti di muschio,tutto contribuiva alla messa in opera del capolavoro natalizio.Il tutto era tenuto insieme dalla colla di farina,fatta in casa scaldando un impasto di acqua e farina fine,quanto bastava per rendere l’impasto denso e colloso.La pasta ,raffreddandosi si induriva   divenendo un buon collante. Gli sfondi di carta erano colorati  ed incollati con le stesse misture.E,da allora, Mastrhu Franciscu,non smise più di realizzare quel Presebiuzzu”che gli era tanto caro.Quelli erano bei tempi e si può dire che:”Quandu u Santu Natali cù friddu venia…Mastrhu Franciscu ù Presiebbiu fhacia”.E lo faceva così bene che dalle sue abili mani ecco apparire,come per incanto, un fantastico scorcio della periferia di BetIemme con la stella cometa che brillava nella grotta e dentro d’essa,un bambinello dall’ aspetto quasi paesano,visitato non solo dai “Pastori” ma da tanta gente in carne ed ossa.. .E lui,l’artefice di tanta bellezza,era spesso lì,a pochi passi,orgoglioso della sua opera d’arte;pronto ad illustrare,al visitatore incuriosito ed attento,i tratti più oscuri di quella affascinante sorpresa; resa ancor più attraente dall’’atmosfera del canto:”Tu scendi dalle stelle” o dal melodioso suono delle zampogne.Un’ armonia ravvivata dalla solita allegria contagiosa che egli trasmetteva suonando la chitarra battente col complessino col complessino dei “Giovani Antichi”. Perché giovane è rimasto sempre,almeno nello spirito!E di questo,a cento anni,dà ancora lezione di vita ai “Giovani Moderni” che,con grande meraviglia, hanno ammirato la mistica scenografia in miniatura;ogni anno sempre nuova;anche se,per tradizione,vecchia quanto i suoi entusiastici ed immobili abitanti di quel paesello originale,quel “Piccolo Mondo” in cui egli rivive il passato,e che,nella mente ed in bocca ai suoi paesani porta il suo nome;anzi,il suo sorannome.Ossia,per dirla in chiaravallese:”Natali vordire:Presiebbiu;e presiebbiu vordire:“Mastrhu Franciscu e’Stella!”AUGURI E  AUGURI PER I PRIMI CENTO ANNI !