PER SAN MARTINO, OGNI MOSTO È VINO

 

PER SAN MARTINO, OGNI MOSTO È VINO!

Martino nacque, probabilmente, nel 315, nell’odierna Ungheria. Il padre, che era un ufficiale dell’esercito romano, lo chiamò così in onore di Marte, Dio della Guerra.
Quando suo padre venne trasferito a Pavia, la famiglia lo seguì, e all’età di quindici anni, contro la sua volontà, Martino entrò nell’esercito. E fu proprio mentre faceva la ronda presso una Porta cittadina che Martino incontrò il povero mendicante seminudo.

La leggenda narra infatti che, una sera d’inverno, durante il suo giro d’ispezione, Martino si imbatté in un  mendicante seminudo che, assieme ad altri, sostava chiedendo la carità. Senza pensarci due volte, usando la spada, tagliò  a metà il suo mantello e diede la parte migliore a quel poveretto.
In quello stesso momento il sole cominciò a splendere come se fosse un mezzogiorno d’estate. Quella notte stessa, Martino sognò
Gesù  Cristo che, avvolto nella metà del suo mantello, gli sorrideva compiaciuto e riconoscente  e sentì che diceva ai suoi angeli: ”Ecco qui, Martino, il soldato romano che non è battezzato; egli mi ha vestito!” Al risveglio Martino si rese conto che il suo mantello era tornato intero ed integro, come prima.
Intanto il tempo bello ed il tepore del sole durarono per alcuni giorni. Dopo questo episodio, Martino venne inviato in Gallia, dove nel 339 si convertì al cristianesimo, ma solo dopo molti anni lasciò le armi, prese i voti e divenne monaco nella regione di Poitiers.
Nel 371 i cittadini di Tours lo scelsero come loro Vescovo, e il suo episcopato durò ben 26 anni, fino alla morte che avvenne l’8 novembre del 397.Le esequie ebbero luogo in quella città l’11 Novembre;
 Per i poveri contadini, che lo consideravano già un uomo santo, quello era il giorno in cui finiva un anno di lavoro, e nello stesso tempo il momento in cui scadevano i contratti agrari. Per cui se il contratto di lavoro non veniva rinnovato, i contadini dovevano cercare un nuovo lavoro e un nuovo alloggio.
Così prima di partire si faceva una grande festa, fino a tarda sera, con arrosti vari, oche, tacchini, e carne di maiale, che i contadini allevavano e macellavano , e con cui pagavano anche l’affitto della terra al adrone. Per lo stesso motivo si aprivano le botti per assaggiare il primo bicchiere di vino, accompagnato dalle castagne al fuoco, e dai dolci tipici del periodo.


Il miracoloso evento del sole che scalda e del cielo sereno si verificò di nuovo in quei giorni e fu detto “L’estate di San Martino” e da allora si verifica ogni anno, tramandando la tradizionale festa  con l’assaggio delle prime castagne e del vino novello.  I ricordo e la venerazione di San Martino perdurarono per anni fino a che, sulla sua tomba, sorsero prima una grande basilica e poi un monastero dedicati al suo buon nome.


Nei secoli i suoi resti mortali affrontarono vari spostamenti, racchiusi in un cofano, sotto un altare, o sotto un ciborio, finché il 25 maggio 1562 gli Ugonotti li diedero alle fiamme. Si salvarono solo alcune reliquie che ancora oggi vengono venerate nell’attuale basilica di Tours. Da lì il suo culto si sparse ovunque, giungendo, con le  dominazioni o le peregrinazioni in Italia, dove è Patrono della fanteria e dell’esercito e poi anche nelle nostre contrade dove…”Per San Martino,ogni mosto è vino!”

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