REGISTRO DEGLI ISCRITTI AL FASCIO GIOVANILE DI COMBATTIMENTO di Mario Domenico Gullì

 

REGISTRO DEGLI ISCRITTI AL FASCIO GIOVANILE

DI COMBATTIMENTO DI CHIARAVALLE CENTRALE

(NATI DALL’ANNO 1911 ALL’ANN0 1924)

 

Ho avuto notizia, per puro caso, dell’esistenza del Registro degli iscritti al Fascio Giovanile di combattimento dei giovani maschi di Chiaravalle nati dall’anno 1911 all’anno 1924.

Al comune c’era da fare pulizia, ordinare, fare spazio, impacchettare carte e suppellettili e collocare (carte e mobilio) nei nuovi locali “della casa dei cittadini” approntati per essi sulla sommità della ventosa collina detta Castello.

Gli improvvisati addetti al trasloco vagliavano (si fa per dire) il contenuto delle carte: quelle “ritenute inutili” venivano messe da parte per essere caricate su di un mezzo e trasportate in discarica (quattro carichi dicono alcuni); quelle “utili” inscatolate per essere trasportate poi nella nuova sede.

E’ potuto succedere che tra le carte ritenute “inutili” si fossero confusi “vecchi registri, vecchie delibere, vecchi bilanci” e “vecchi progetti” come venivano definiti dagli incaricati al trasloco (qualche guardia comunale e tanti operatori ecologici). Di rado vi era presente l’addetto all’anagrafe o il geometra.

È quanto raccontava, in un suo scritto, il signor Luigi Carlutti, che tra i suoi impegni professionali, culturali e socio-politici, sognava anche di dare ordine all’archivio del suo comune.

Allo scopo aveva elaborato anche un ambizioso progetto, precisandone il costo e i tempi di consegna. Ma, come è ovvio, si preferiva affidare il compito di ordinare l’archivio agli operatori ecologici: si risparmiava, si alleggerivano le carte (se ne conservavano sempre di meno in quei luoghi inadeguati, in seguito invasi dalle pulci.) E sarebbe anche avvenuto (riferì qualcuno) che con i documenti “ritenuti utili,” qualche politico “illuminato” avrebbe esercitato la sua liberalità omaggiando discendenti delle illustri famiglie da cui originariamente quei documenti erano stati consegnati perchè richiesti a corredo di una qualche pratica.

Carlutti riteneva, a ragione, che un archivio ordinato, di facile consultazione, rappresentasse un’opportunità anche economica per il comune, un aiuto nell’adempimento del proprio dovere per i dipendenti, un valido sussidio per i cittadini e per i tecnici.

Ma ora è così?

No, basta scendere negli scantinati dove giacciono posati sul pavimento montagne di carte e, sugli scaffali, i protocollo e i bilanci degli ultimi quasi cento anni, stampe e ogni altra sorte di documenti, forse utili e forse no, ma ora ammuffiti e coperti di polvere. Senza sottacere il verificarsi di uno o due principi d’incendio (o forse più?) che si sarebbero verificati negli anni in quell’archivio.

Eppure in tempi non lontani sono stati spesi soldi per il suo (riordino?)!!!.

Io ho avuto modo di accedere, (con fatica per difficoltà burocratiche) negli anni ottanta, con la scolaresca, per completare un lavoro didattico e, successivamente, durante il lavoro di ricerca documentale relativo al XIX secolo da inserire nel volume Claravallis Chiaravalle Centrale stampato a cura dell’Associazione Culturale “Tempo Nuovo” nell’agosto del 2010.

Le difficoltà burocratiche, la polvere e il buio dei luoghi non mi hanno fatto desistere dall’intento di ricercare. Ho superato gli ostacoli e sono riuscito a trovare tante notizie interessanti perché sorretto dalla tenacia, dalla curiosità e dal coraggio.

Ma mentre ad alcuni si frapponevano ostacoli all’accesso e alla ricerca, si sarebbe verificato anche che ai fortunati, i fascicoli dei documenti d’archivio, sarebbero stati forniti a casa propria (in originale o in fotocopia, mentre a qualche consigliere sarebbero stati regalati documenti riguardanti i suoi congiunti. E non bisogna sottacere che mancano delibere decurionali firmate da un sindaco con un cognome importante.

Dopo la divagazione, (necessaria per far conoscere lo stato di sofferenza dell’archivio storico e non solo) ritorniamo al “Registro degli iscritti al Fascio Giovanile di Combattimento” salvato da un’ignobile fine da G. Donato, funzionario solerte, “innamorato del suo lavoro e della storia del suo paese.”

Posso descrivere quel registro perché quell’anno ho avuto la fortuna di averne concessa una fotocopia dalle autorità.

Il Registro in questione ha 118 pagine, misura cm 31,5x22x2,5, ha una copertina in similmarmo, preceduta e seguita da sotto copertine di colore azzurro, con dorso in stoffa nera.

Le pagine sono suddivise in 5 spazi (ogni spazio è suddiviso in quattro righe) e 10 colonne.

L’elenco (pag. 1-2-3-) contiene nominativi dei “ritardatari”, ovvero i nati nel 1908, 1909, 1910, 1911 e 1912.

Mario Domenico Gullì

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