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Friday, June 23, 2017
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MARIO CERAVOLO SECONDA PARTE

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MARIO CERAVOLO

Il suo orgoglioso amore paterno era legermente adombrato da quello per l’adorata moglie,Bettina Rauty.Un solido sentimento basato sulla fedeltà incondizionata che,da quando la conobbe,cancellò dal suo pensiero,e dalla sua vita molte altre donne che gli correvan dietro stuzzicando  quel pizzico di sana vanità della gioventù maschile. Per Mario Ceravolo,l’amicizia per le donne si può ben definire “Amorosa”,piena di gesti galanti e frasi affettuose,pur mantenendo distanze impalpabili,colmate dalla bellezza che ispira la poesia e,spesso,rimaneva amico delle donne amate.La morte di un amico,invece,è per il suo animo sensibile un evento che colpisce la natura tanto che,ad esempio,per Domenico Staglianò,perito tragicamente in un incidente automobilistico a Copanello,scrisse versi commoventi ed incisivi.Mario Ceravolo si laureò nel 1920,in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli(dove come già accennato aveva frequentato il relativo corso di studi), con il massimo dei voti, la lode e la pubblicazione della Tesi.Divenne subito Assistente del  professor Moscati(poi Beato) e del professor Cardarelli. Occupò il  posto del Professor Anile all’Istituto di Anatomia Umana Normale dove,dal professor Versaci fu incaricato all’insegnamento nei corsi complementari.Vinse il premio “Pagliani” dell’Università di Toríno per speciali beriemerenze nel campo dell’Ingegneria Sanitarià ed il premio Nazionale bandito dalla Federazione Nazionale Antitubercolare di Roma con la pubblicazione “La Lotta Antítubercolare in Calabrìa”.Nel 1951  fu eletto Presidente dell’Accadernia  Medica  Internazionale.Come Scienziato  di fama Internazionale ebbe la piacevole ventura di relazionarsi con luminari della medicina di allora come Fleming,il famoso scopritore delle proprietà antibiotiche delle muffe della Penicillina.A lui furono ascritti i migliori sistemi di cura della Tubercolosi, messi a punto nel suo Sanatorio Spercializzato di Chiaravalle.Come medico,non dimenticò i suoi colleghi anziani.Tant’è che, come Presidente del Comitato Nazionale per le Opere di Duno provvide,anche con un consistente contributo personale, alla costruzione della Casa per il Medico della stessa Duno.Forte di tali esperienze creò l’Istituto Sanitario Internazionale e nel 1962 il Ministro della Sanità gli conferì la  Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica.Ma non dimenticò l’ambiente nostrano:oltre che Ufficiale Sanitario per ben quarantanni,(era giunto primo al concorso del 1928) fu Presidente Emerito dell’Orine dei Medici della Provicia di Catanzaro  che gli conferì la Medaglia d’Oro:”… per l’opera intelligente e coraggiosa svolta a favore della categoria,in quattro anni di attività professionale…” in quella veste.Per  tali  e tanti altri meriti,come quello di aver offero occasioni di lavoro a tanta gente nel suo Sanatorio, era definito pubblicamente “Cavaliere Ufficiale”.   Come Medico Sanitario fu sua l’intenzione di trasformare il vecchio cimitero in un bel “Parco della Rimembranza”sia per permettere la commemorazione dei Caduti,sia per bloccare una faticosa riesumazione delle ossa presenti per farne una “Villa Comunale”,come voleva invece  il suo amico Giovanni Posca,impegnato nel pietoso lavoro di recupero dei cadaveri.E, mentre s’interessava per la piantagione degli alberi in quel luogo,già gli balenò in testa   un’altra spledida idea:costruire un Ospedale Sanatoriale nella sua cittadina a beneficio anche dei malati dell’intero Comprensorio.Di realizzare questo suo sogno, nel 1930,s’incaricò un suo omonimo,forse anche parente:Carmelo Ceravolo.Costui,a quel tempo,era assistente dell’Impresa di Costruzioni Renzetti-Gualtieri per la zona Soverato-Copanello e,pertanto,la realizzazione dell’opera era di sua competenza.L’area prescelta fù quella a nord-ovest dell’antica via Filangieri,sulla destra a salire,sulla collinetta prospiciente il colle del Castello,a 550 metri sul livello del mare.Quello era il posto ideale:quasi duemila mq di piano erboso, immersi  nel bosco alla giusta distanza dal centro abitato;non molto lontano per poter usufruire dei servizi;abbastanza distante per garantire la quiete e la tranquillità dei futuri degenti.Il vasto immobile fu disposto su tre piani serviti da scale interne prima e, poi, da un ascensore.Già dall’anno seguente disponeva di 200 posti letto e di un  Reparto Specializzato per i Tubercolotici,unico in tutto il Sud Italia e non solo.La struttura ospedaliera,oltre a qualche decina di addetti, tra personale amministrativo ed infermieristico,si avvaleva dell’esperienza pratica del construtore il quale,lasciata l’Impresa Edile era rimasto volentieri alle dipendenze dell’Ammistrazione Sanatoriale; prima come Sorvegliante e poi  con l’incarico di Ispettore.Il Sanatorio Chiaravallese fù intitolato a “San Giovanni Bosco” in onore al Santo salvatore di tanti giovani in difficoltà e a Maria Ausiliatrice da lui tanto venerata.E di salvezza fisica e morale ce n’era davvero bisogno:la Tbc,imperversava facendo vittime anche tra le nuove generazioni.Debellata la tubercolosi, attorno alla metà degli anni ’60 del secolo scorso, il sanatorio si trasformò in Casa di Cura la quale cessò l’attività in tale veste alla fine del 1979.Dopo i necessari lavori di ristrutturazione, nel’estate del 1980,divenne la Casa di Riposo “Mario Ceravolo”,con disponibilità per l’accoglienza di ben cento ospiti. La parte clinica e l’assistenza medica quotidiana era garantita principalmente dal Dott Francesco Grande  e dal Dott.Francesco Ceravolo,figlio del gìà citato costruttore dello stabile,il quale assumeva anche incarichi dirigenziali. Il Dott Francesco Grande,inoltre,ricopre anche il ruolo di Direttore Amministrativo dal 1997 al 1999, ruolo svolto in precedenza da Carmelo Ceravolo dal 1980 al 1996.  L’assistenza religiosa era,ivece garantita  dai Reverendi Padri Cappuccini del Convento di Chiaravalle.Le capacità oratorie dell’Onorevole Ceravolo si condensano nei saggi su vari argomenti  che egli presentva sotto forma di Conferenze.Ed  era chiamato a tenerne partecchie nelle città calabresi come Catanzaro o Palmi. Tra esse si  menziona “La Castità dei Giovani”.I numerosi riferimenti ad autori del passato lasciano trasparire la sua vasta cultura classica e la sua alta preparazione in campo medico,ma non esulano di applicarsi anche ad argomenti frivoli come la sagra dell’uva  con il sereno rigore scientificoe con l’ironico verseggiare a lui più consono e consueto.Quei saggi,contenevano,a volte, Messaggi,per condurre una vita più longeva;migliore anche nella qualità;il che è in definitiva il traguardo di un buon medico quale egli era senz’altro,certamente convinto che il riso fa buon sangue,una sana terapia che rispecchiava come si sa,un vecchio detto popolare. “…Mario Ceravolo un Poeta? Molto di più: è  un Chirurgo delle Parole.Col bisturi tagliente dell’intelletto,le seziona,estirpa,per quanto possibile il male che cè in esse le sutura con filo asettico del ragionamento logico;le ricuce insieme in un aglomerato palpitante e sanguigno che chiamano Poesia..Incide il tessuto cutaneo dell’indifferenza,penetra nei tessuti atrofizzati della noia, supera le costole dure dell’isolamento solitario e  raggiunge il cuore.Vi deposita dentro,con delicatezza i suoi versi;richiude e aspetta.E dopo un breve decorso post-operatorio,datosi che sono cambiate le condizioni cliniche generali,il paziente mostra i sintomi,almeno temporanei di un sensibile,se pur lento   miglioramento:è divenuto un po’ meno egoista,meno violento,con molta più pazienza difronte alle difficoltà,anche materiali.La Medicina somministrata?E’ Chiaro:laPoesia!”Così afferma Giuseppe Sestito,in un suo estemporaneo giudizio.    È l’arte che fa vivere in un mondo diverso più bello e più giusto per tutti. Un mondo che alcuni critici, anche suoi amici, delineano a modo loro nelle prefazioni a “Nuovi Riverberi”la raccolta poetica che raccoglie quanto di meglio il Medico-Poeta Chiaravallese ha espresso di sé negli anni…:“Dell’Autore vorremmo dire che persino la politica, alla quale Ceravolo dà tanto del Suo tempo e nulla del suo mistero, è un tentatìvo di assodare quella sua pena e quella sua contemplazione travagliata, che sono poi i prìvilegi ed i tormenti dei poeta autentico.Medico e umanista, scienziato e poeta, Mario Ceravolo è un esempio di quell’unità mediterranea che dà l’equale spirito ad Archímede e ad Anacreonte”.(Titta Madia).…”E scrivendo all’Autore,, qua e là, il sorriso e l’umorismo sono vesti leggere per concezioni invece che vanno in profondità: e anche in questo carattere dei tuoi versi, io riconosco la natura particolare del tuo ingegno che in,tutti i campi costruisce fortemente, senza mai però dimenticare che l’uomo è uomo e che ogni realtà è grigia e amara senza il conforto del sogno ». (Fulvio Palmieri)“…« Mario Ceravolo, Autore schietto e consapevole ha certamente conquistato il suo posto nel seno recinto della Musa; sia che celebri con affetto commosso momenti di limpida vita familiare, e canti argomenti di passione e di fede, egli sa trovare accenti di profonda e sofferta umanità.Uomo di sicura scienza e di responsabili impegni immerso come pochi altri nei compiti della vita politica che ha voluto essere poeta e ci è riuscito ». (Gianni Mauro).E la pubblicazione nel 1961 del volume “Riverberi” dalle Industrie Grafiche Lischi di Pisa, ne è un’ulteriore conferma.Come drammaturgo Ceravolo condensa la sua abilità di sceneggiatore nell’evento più coinvolgente della religione dei padri,intriso della più schietta pietà popolare;la tragedia poetica:”Cristo”.Essa,col titolo”La Tragedia di Cristo” fu rappresentata a Chiaravalle,in occasione delle celebrazioni pasquli del 1929,su un  palco all’aperto,in contrada Foresta.Lo scenario naturale del luogo contribuiva a creare una partecipazione emotiva più profonda nel folto pubblico presente.Alla regia lo stesso Autore,supportato dal valido aiuto di Cesare Felicetti.Considerata l’abondanza dei “Ceravolo”viene il sospetto che la recita sia stata preparata,come si suol dire…,quasi in famiglia …! Non ostante le oggettive difficoltà di allestimento fu un successo  esposto alle critiche più lusinghiere.Il Capolavoro teatrale ceravoliano,sintesi della sua  Fede in Cristo, fu dato alle stampe nel 1938 e, per la sua rigorosa fedeltà ai testi evangelici,ebbe il privileggio di essere Radiotrasmesso da Radio Vaticano ai fedeli cristiani di tutto il mondo. Dai risultat ottenuti già nella Campagna Elettorale del 1958, si evince come e quanto il Dottor Mario Ceravolo era amato e stimato dal popolo come Politico,ma più per la fiducia nelle capacità della  sua persona,che non in quelle dellla fazione politica che di cui aveva assunto la  rappresentanza;anche perché,quella muoveva ancora i primi passi a livello locale.  Difatti,nel 1944,egli fu eletto Membro del Comitato Provinciale della Democrazia Cristiana,partito politico che contribuì fattivamente a fondare.Nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948 venne eletto Deputato nella lista della DC per la Calabria e rieletto ancora nel 1955 e nel 1958.In Parlamento venne assegnato alla Commissione parlamentare ai LL.PP. dal 15 giugno 1948 al I’ luglio 1949 nella quale, tra l’altro, partecipa alla elaborazione della L.  589/1949 e, quindi, alla Commissione Lávoro e Previdenza Sociale fino a fine legislatura.In essa si occupa delle malattie professionali del lavoro, del ricovero dei lebbrosi, dell’assistenza postsanatoriale ai tubercolotici, dell’assistenza alle donne lavoratrici madri, dell’impianto dei vari ospedali e tra questi di quelli psichiatrici.In aula, con i suoi prcisi interventi diede il suo valido contributo all’approvazione di varie leggi, tra cui quella riguardante i concorsi ospedalieri.Nello stesso anno propose l’ istituzione del  Ministero dell’Igiene e Sanità che poi,divenne una realtà necessaria.Nel 1952 si battè a sostegno della Legge «Silvestrini» a proposito dei limiti di età per l’ammissione ai concorsi del primari ospedalieri e, pur essendo relatore di minoranza, riesce a far passare la sua tesi con la stragrande maggioranza dei voti della Camera dei Deputati.Si adoperò anche per fare estendere le mutue ai coltivatori diretti, ai commercianti e per tutti i lavoratori.La sua condotta politica si ispirava  all’opera di democratizzazione di San Francesco d’Assisi che egli tratteggia esaurientemente in una delle sue dotte conferenze.Nei Comizi Politici si esprimeva in modo chiaro e coinciso e con un’enfasi contenuta da una naturale timidezza che lo rendeva ancor più simpatico,seguito e popolare.I suoi discorsi incisivi ed esaurienti,un tantino prolissdi in qualche caso,lasciavano però un  segno  positivo nell’uditorio.Prova ne sono le sue rinnovate elezioni agli incarichi di Governo con un gran  numero di voti raccolti sul suo nome.…“Ma i restauri non erano ancora finiti. Infatti, l’altare di san Raffaele Arcangelo ha ceduto il posto, all’attuale grotta della Madonna di Lourdes (1943), opera del Cantafio e a devozione del dott. Mario Ceravolo.Chiaravalle Centrale non può dimenticare il momento fortemente emozionante dell’accoglienza delle. statue della Madonna e di Bernardetta Soubirous, ben documentato da due foto dell’epoca: una marca di popolo, proveniente anche dai paesi vicini, con in prima fila le autorità civili e religiose.L’inaugurazione della grotta di Lourdes e del nuovo altare è stata celebrata, dal 21 al 28 maggio del 1944, con un iniponente congresso mariano, il primo nella storia di Chiaravalle,organizzato dal padre Mariano da Fiumara, dal dott. Mario Ceravolo e dal ragioniere Giuseppe Maellare, coadiuvati da tutti i frati e da due comitati‘. Sono intervenuti ben 20 pellegrinaggi e 24 oratori, i quali hanno trattato l’argomento mariologico sotto l’aspetto storico, dogmatico, mistico, scientifico, letterario e sociale, dando luogo, al termine di ogni relazione, a coinvolgenti e proficue discussioni.Degna di rilievo è stata la processione eucaristica notturna, a cui hanno partecipato un numero interminabile di fedeli fra migliaia di fiaccole.E perché questo congresso, ‑ concluso con un solenne pontificale in piazza da S. E. Mons. Giovanni Fiorentini, Arcivescovo di Catanzaro, che per l’occasione ha anche composto una apposita preghiera…”.Così,Padre Giuseppe Sinopoli,ricorda l’impegno ecclesiale del Dottor Mario Ceravolo.Esso era frutto di una fede genuina ed operosa,di una devozione convinta eistintiva che trascinava gli animi della gente semplice,coinvogeva anche il popolo cristiano.Da Medico e Scienziato,ci si aspettata che fosse scettico almeno in fatto di miracoli;invece ebbe modo di far capire apertamente che: …“…Scienza e fede non sono però contrastanti…come dall’aria che si fa più pura, si indovina il mare, cosi arrivati ai limiti della scienza sperimentale, si indovina un mondo che è al di là di essi : il soprannaturale”.Forse,tendendo alla Mistica,  avrebbe desiderato essere un medico sacerdote come il suo amico Padre Domenico Franzè.Ed avrebbe applicato a sé stesso i versi a lui dedicati:

“In quella stessa cella l’ho trovato

Oggi tra libridi patologia;

Ma accanto ad essi il frate avea posato

Un’immàgine e un motto: ‑ AVE MARIA –“… 

Era facile vederlo alle processioni e alle funzioni in chiesa,spesso in prima fila, come alla Processione del venerdì della Madonna della pietra: davanti al camion addobbato,accanto alle autorità civili e religiose,onorate della sua presenza come testimone vivo della Fede.