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Friday, December 15, 2017
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MARIO CERAVOLO PRIMA PARTE

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Mario Ceravolo

Il termine Ceravolo forse deriva da Ceraulo, che significa incantatore di Serpenti. Quindi,una persona che incanta, che affascina. Ed in un certo senso,Mario Ceravolo,era una persona che affascinava per i suoi modi e le sue parole.Il Creatore,volle che emettesse i primi vagiti il 23 maggio 1895;quando terminava il secolo dei lumi ed iniziava quello del  romanticismo schietto,e della conquista degli spazi inesplorati.Ed egli portò,nel suo DNA ,il gene della cultura classica sviluppato dal progresso tecnologico,e dalla manifestazione  dei sentimenti.Con questi presupposti era ben chiaro che egli avrebbe raggiunto le più alte mete della considerazione sociale.Quei traguardi che,per altri,pur capaci,non era facile nemmeno  immaginare dati tempi di scarsa scolarizzazione e di impellenti necessità a procacciarsi di che vivere alla giornata. E,per di più restando,in un ambiente di provincia del sud che offriva ben poche opportunità per emanciparsi adeguatamente. In tal senso,il sostegno della sua buona famiglia fu determinante,ma altrettanto lo furono la    tenacia e l’impegno costante che profuse sul cammino,lungo e faticoso della conoscenza   dell’Uomo integrale:dentro e fuori. Presupposti che,poi, lo fecero divenire uno dei personaggi più in vista di Chiaravalle,non ostante fosse un po’ timido e riservato.Appena giunto all’età della ragione la mamma Rosaria,valente maestra elementare,gli insegnò i primi rudimenti del sapere scolastico nella scuola, sita nei pressi dell’abitazione della famiglia,in quella stessa via che oggi porta il nome del suo onorevole figlio.Già da allora,la sua naturale curiosità indagatrice lo portava ad essere un  attento ed acuto osservatore di quanto lo circondava. Quindi,sviluppò la sua fervida intelligenza  compì gli studi superiori al “Filangieri”di ViboValentia.Quindi si iscrisse all’Università di Napoli,alla facoltà di Medicina e Chirurgia.Nel 1920 conseguì la laurea con il massimo dei voti,la lode e la pubblicazione della tesi. Divenne assistente del  Prof. Moscati,poi beato, e del noto Prof. Cardarelli. Occupò,quindi,il posto lasciato dal Prof. Antonio Anile all’Istituto Universitario di Anatomia Umana,dove, dal Prof. Versaci fu incaricato all’insegnamento anche dei corsi complementari.Nel Concorso per Ufficiale Sanitario nelle nostre contrade,del 1928,giunse primo,ebbe l’incarico e lo mantenne per ben 40 anni.Poiché prediligeva la storia del passato,ammirava i fondatori della Scuola Italica e ne cantava la  loro valorosa dedizione di precursori di un insegnamento, quasi religioso ed il  venerando rispetto per gli insegnanti e gli sconvolgenti cambiamenti  didattici e comportamentali,  gli causavano ansia e preoccupazione.E l’amore per gli studi lo trasmise,anche ai figli;in particolare a Maria,facendo in modo di far cogliere il bello ed il buono nelle cose della vita.Ed il buono ed il bello lo vide anche da soldato. Partecipò,quale Ufficiale Medico (questa affermazione sembra però poco plausibile in quanto, all’epoca , Mario Ceravolo non aveva conseguito la laurea) , alla alla Prima Guerra Mondiale,e si meritò la Croce di Guerra assistendo valorosamente i feriti nel corpo e nello spirito.Una predilezione speciale egli la nutrì per la neonata Croce Rossa che si sforzava,affrontando i rischi nel conflitto di fare quel bene che i singoli non possono fare per i malati ed  i morti di qualunque fazione essi siano,amici o nemici,senza distinzione alcuna.L’elogio,per questo ente benefico,fu naturalmente enfatico,ma  ben meritato.Ciò lo portò,in seguito,ad essere eletto Membro dell’Organizzazione della Protezione Civile con sede a Ginevra.Ed ancora,Membro del Comitato Italiano delle Organizzazioni Non Governative presso le Nazioni Unite e negli Istituti Specializzati  dell’O.N.U. ed a conoscere,e divenire stimato amico di luminari della scienza come Fleming,lo scopritore della Pennicillina.Difatti,anche se,suo malgrado,vi dovette partecipare guadagnandosi onori,egli aborriva le violenze della guerra ed a quelle preferiva, senz’altro,i  sereni rapporti della pace;poiché è l’uomo a decidere tra il bene ed il male,egli,logicamente,stava dalla parte del bene. E per sfuggire all’angosciosa tristezza di quei momenti, lontano da casa, ritornava,con nostalgica indulgenza  nei pensieri,ai mitici anni trascorsiLa Guerra,secondo il suo parere, accecava gli animi;ed era,quindi, bene che gli occhi fisici non vedessero mai i suoi orrori,specie quelli delle giovani generazioni che,grazie a Dio,sperava non ne avessero avuto,in futuro,una diretta esperienza.Nel 1930,realizzò,non lontano dalla sua casa dove aveva lo studio,il primo Ospedale Sanatoriale della Calabria,intitolato a San Giovanni Bosco,con oltre 200 posti letto e nel quale,poco tempo dopo,venne creato un reparto specializzato per la cura ed il ricovero di malati di tubercolosi;la malattia che,in quegli anni,mieteva numerose vittime anche tra le giovani generazioni.Il reparto,unico nel suo genere nel sud,divenne noto a livello nazionale ed in esso accorrevano malati anche dal nord d’Italia.Proprio per le speciali benemerenze nel campo dell’ingegneria sanitaria vinse il Premio nazionale “Pagliani” dell’Università di Torino ed il Premio Nazionale bandito dalla Federazione Nazionale antitubercolare di Roma con la dotta pubblicazione:” La lotta antitubercolare in Calabria”.Nel 1944 venne proclamato membro del Comitato Provinciale della Democrazia Cristiana, che aveva  contribuito a fondare.Nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948 viene eletto Deputato nella lista della DC per la Calabria e rieletto ancora nel 1953 e nel 1958.Venne assegnato alla Commissione parlamentare ai LL.PP. dal 15 giugno 1948 al I° luglio 1949 nella quale, tra l’altro,partecipò alla elaborazione della L. 589/1949 e, quindi, alla Commissione lavoro e previdenza sociale fino a fine legislatura, ove si occupò delle malattie professionali del lavoro, del ricovero dei lebbrosi, dell’assistenza post-sanatoriale ai tubercolotici,dell’assistenza alle donne lavoratrici madri, dell’impianto dei vari ospedali e tra questi di quelli psichiatrici. In aula con i suoi interventi contribuì  all’approvazione di varie leggi, tra cui quella riguardante i concorsi ospedalieri.Nel 1949 propone,e poi ottiene, la istituzione del Ministero dell’Igiene e Sanità. Nel 1951 è presidente dell’Accademia Medica Internazionale;Nel 1952 si batte a sostegno della Legge «Silvestrini» a proposito dei limiti di età per l’ammissione ai concorsi del primari ospedalieri e, pur essendo relatore di minoranza, riesce a far passare la sua tesi con la stragrande maggioranza dei voti della Camera dei Deputati.Si batte anche per fare estendere le mutue ai coltivatori diretti, ai commercianti e per tutti i lavoratori.Nel 1962 il Ministro alla Sanità gli conferì la medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica.Come presidente del Comitato Nazionale delle Opere di Duno provvede,anche con un contributo personale,alla costruzione della”Casa del Medico.Creò pure l’Istituto Sanitario Internazionale. Quale Presidente benemerito dell’Ordine dei medici della provincia di Catanzaro  ricevette la medaglia d’oro per «l’opera intelligente e coraggiosa svolta a favore della categoria, in 4 anni di attività professionale».Si distinse,inoltre per  sua attività scientifica e letteraria,che spesso si compenetravano,con pubblicazioni sociali, saggi,libri in versi, e conferenze su vari argomenti che esaltavano le sue capacità oratorie. Tra le sue opere si ricordano la raccolta di poesie:“Nuovi Riverberi” Versi-Seconda Edizione Pellegrini Editore-Cosenza- 1969 e quella di saggi“Fede- Scienza –Politica”, Edita dalle Industrie Grafiche V. Lischi & Figli-Pisa-1955. Scrisse anche una tragedia :”Cristo”edita nel 1938,probabilmente dalle grafiche Lischi di Pisa.E vero Soldato lo fu di Cristo,al  Santo Cospetto del Quale,giunse,da Roma, a settant’otto anni,quasi nello stesso giorno in cui nacque,il 24 maggio del 1973.E così,purtroppo,due giorni dopo,nella Chiesa  Matrice di Chiaravalle Centrale,affollata di concittadini commossi,un suo amico,l’avvocato Francesco Squillace,di fronte all’onorato feretro,ne annunciava pubblicamente la morte e,in un toccante elogio funebre,sottolineava il sereno trapasso di colui che,da allora in poi, avrebbe ammirato l’amato luogo natio dalla vivida luce dell’al di là.