LA NOBILE FAMIGLIA VECCHI DI CHIARAVALLE CENTRALE

La nobile Famiglia vecchi

 

Con ogni probabilità, la nobile famiglia dei Vecchi, era originaria di Argusto; ad insediarsi a Chiaravalle fu, certamente, quella dell’apprezzato notaio Giuseppe Vecchi che rogò tra il 1769 ed il 1808. Dovendo iscrivere nei pubblici registri gli atti di compravendita, le assegnazioni dotali, ed essendo abilitato a dirimere le questioni e a legalizzare le transazioni davanti alle Corti  Baronali, è lecito pensare che venendo spesso in Chiaravalle, verso la metà del 1770, per svolgere il suo lavoro presso i competenti uffici,decidesse di stabilirvisi,anche per favorire gli studi del figlio che, in seguito,divenne un buon avvocato esercitando la sua professione nella Pretura Circondariale di Chiaravalle. L’abitazione della famiglia era sita lungo la stradina che conduceva al pianoro del Castello, nei pressi della piazza principale. Nel 1850,un parente, Don Antonio Vecchi, in qualità di Arciprete di Chiaravalle, faceva effettuare degli imponenti restauri nella chiesa Matrice; opera, a riconoscimento della quale, nello stesso edificio sacro, gli è stata dedicata una targa-ricordo.  

Vecchi Francesco:

Dalla nobile famiglia dell’avvocato Vecchi nacque il 9/06/1887, a Chiaravalle Centrale, Francesco che si diplomò in Scienza Agraria. Egli fu padre di ben 10 figli: Antonietta, Eleonora, Giustina, Maria, Jolanda, Giovanna, Elisabetta, Giuseppe, Giovanni e Sandro. Sempre operoso, zelante e molto competente in materia agraria, vinse un concorso nazionale, con medaglia d’oro, per il migliore podere d’Italia. Il 14/12/1952, con   la delibera consigliare n° 20, venne eletto Sindaco di Chiaravalle, restando in carica per pochi mesi. Infatti, nell’agosto del 1954, per sua scelta, ritenne di dimettersi, tornando ad occuparsi dei suoi amati campi in particolare di  quelli di Gannoli. Con  la delibera consigliare n°17 del 6/08/1954 si prendeva atto delle sue dimissioni e si eleggeva Sindaco Francesco Squillace. Tra le principali iniziative della sua gestione amministrativa si ricordano: la proposta di inclusione di gran parte del territorio comunale nel progetto di tutela e valorizzazione dei territori montani; la richiesta di istituzione della Scuola Media Statale; la concessione del suolo per la costruzione delle case URRA; la Licitazione privata per la Costruzione dell’edifico della Scuola Elementare del Centro; la concessione del suolo all’Unione Italiana del Lavoro per la costruzione di due alloggi per i lavoratori in contrada Foresta. Per la sua onestà e rettitudine, sia nel privato che nel pubblico, egli viene, ancora oggi, ricordato come persona di grande equilibrio, di squisita bontà; tutte caratteristiche, queste, che gli guadagnarono la considerazione di Galantuomo per antonomasia. In tarda età si trasferì a Catanzaro dove morì l’8/05/1962. A testimonianza del senso morale e religioso di questa nota famiglia chiaravallese, riportiamo, dal giornale della parrocchia di qualche anno fa, un’intervista a don Vecchi, missionario in Cile …

Cosa le ha provocato l’emozione più grande appena tornato in Italia?

Naturalmente l’incontro con i miei fratelli e con tutti i parenti. Ma anche l’incontro con tanti vecchi amici e compagni di scuola; e, soprattutto, la riunione con nove miei ex‑allievi degli anni ’62‑’65, dopo ben 33 anni…

Che cosa invece l’ha colpita di più nel Cile?

L’ospitalità e la cordialità della gente.

Il Cile, una realtà così diversa. Perché ha deciso di essere missionario in altre zone del mondo, anziché rimanere in Italia?

Una chiamata del Signore a servirlo dove ci fosse maggior bisogno di Sacerdoti. La fiamma missionaria bruciava già da giovane. Fui accettato solo nel 1968 con destinazione Cile.

Ha  mai detto o pensato “adesso mollo tutto e me ne torno a casa mia”, “ma chi me l’ha fatto fare” o una frase del genere?

Sinceramente: una volta sola. Quando, giovane seminarista, il padre provinciale dell’epoca non mi permise di salire a Chiaravalle per salutare i miei prima di lasciare Soverato con destinazione Torre Annunziata.

Mi dica una cosa che i  Cileni hanno in comune e una differenza con noi italiani.

In comune: il lamentarsi sempre del governo. La differenza: i cileni hanno una maggiore capacità dì unirsi per risolvere comunitariamente i loro problemi.

Quando ha deciso di accettare la chiamata di Dio a divenire sacerdote? E’accaduto un episodio particolare?

Quando avevo 15 anni e facevo il quinto ginnasio nell’Istittito Salesiano di Soverato. Nessun episodio in particolare…Piuttosto, dei segni imponderabili, come il senso di Dio assimilato nella mia famiglia e la testimonianza dei salesiani tra i ragazzi.

Secondo lei, perché ci sono pochi preti?(E,quindi, pochi Missionari?)

Credo che si debba in parte alla società attuale così secolarizzata ed erotizzata; in parte all’ambiente familiare  molto materialista. Ed anche, in parte, alla mancanza di testimonianze entusiasmanti di noi sacerdoti….

Quanti italiani ci sono nella sua comunità? Parlate mai dell’Italia?

Nella mia comunità attuale solamente io sono italiano. Dell’Italia si parla spesso: degli avvenimenti politici, sociali, sportivi… ma soprattutto della tremenda piaga dell’immoralità pubblica!

Con quale messaggio vuole salutare i nostri lettori.?

Lo dedico a tutti, ma in particolar modo ai giovani: preoccupatevi di vivere sempre in grazia di Dio; superate, nell’impegno ecclesiale, la”clerico-­dipendenza”; impegnatevi a fondo in campo socio-politico‑culturale, con fedeltà piena all’esigenze del Vangelo; conservate il coraggio dell’anticonformismo cristiano, perché Cristo ha vinto il mondo…..

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