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Wednesday, December 13, 2017
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FRANCESCO PAOLO MENNITI di Mario Domenico Gullì

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FRANCESCO PAOLO MENNITI

[nato il 14 maggio 1872, morto il 22 febbraio 1952 a Torre Ruggiero]

 

Poeta, scrittore, Maestro, Direttore Didattico, Ispettore scolastico, Ispettore scolastico capo e, dopo il pensionamento, ebbe il titolo ufficiale onorifico di Ispettore Centrale del Min. della Pubblica Istruzione

Il medico dottor De Giorgio di Torre Ruggiero, nel periodo delle ferie estive trascorse a Chiaravalle nel 2011, mi ha parlato di Francesco Paolo Menniti.

Discorsi elogiativi nei confronti di un personaggio, di cui non avevo mai sentito parlare nonostante fosse stato un autorevole rappresentante della cultura e un importante operatore scolastico.

Sono rimasto colpito  di quanto avevo ascoltato e appreso e, incuriosito, ho voluto saperne di più: una ricerca su internet e lo stesso De Giorgio mi hanno consentito di conoscere meglio il personaggio.

Dai coniugi torresi Serafina Pelaggi e Antonino Menniti, il 14 maggio del 1872, nacque un bimbo di sesso maschile cui fu imposto il nome di Francesco Paolo.

A sette anni cominciò a frequentare le scuole elementari a Torre e, in seguito in altre scuole della provincia, frequentò il ginnasio.

Conseguì il diploma di insegnante di scuola primaria che gli consentì di insegnare. Ma non era appagato dal primo traguardo raggiunto e, assecondato dai genitori, volle proseguire gli studi per conseguire il diploma di Direttore Didattico.

Raggiunse anche questo traguardo. La sete di sapere, però, lo spronava a continuare i suoi studi e  le sue ricerche. E andò oltre le materie inerenti la sua professione di insegnante e, in seguito, di direttore didattico. Curò, perciò, d’approfondire non solo opere scientifiche proprie della sua professione (filosofia, pedagogia, didattica), e non disdegnò l’approfondimento di opere letterarie e poetiche.

Scrisse e pubblicò opere di didattica, letterarie e poetiche.

Mi è capitato di trovare e leggere delle poesie scritte da Menniti; mi ha colpito in particolare la lettura della poesia: “Cammina, figliolo,” che traccia un programma di vita: è l’esortazione-stimolo di  un padre (del padre?) al proprio figlio che invita a proporsi una meta da raggiungere e a “camminare,” e a non fermarsi mai prima di averla raggiuta: Cammina, figliolo./ La meta/ raggiungi dei forti./ Tuo padre,/tua madre/,fide ombre,/ ti danno l’impulso:/ la fede,/ l’amore.

Ritengo sia giusto riproporla. Eccola:

 

Un’ombra mi segue: è

Mio padre.

Mi dice: cammina

 

La méta riponila, audace,

Nel fervido, invitto

Pensiero.

 

E lascia le fole,

e lascia le brame

di sogni struggenti,

vanenti,

che portan l’inerzia,

che creano soste,

ed anche cadute.

 

E dona l’addio

A vane chimere:

se hai fuoco ne l’anima,

se hai luce ne li occhi

accendi e illumina

l’altare, che l’uomo

erige a se stesso,

se vince passioni.

 

Cammina, figliolo.

La meta

Raggiungi dei forti.

 

Tuo padre,

tua madre,

fide ombre,

ti danno l’impulso:

la fede,

l’amore.

 

 

Il suo amore per la poesia si concretizzò nelle opere: Canti dell’alba, Edito da R. Carabba, Lanciano, 1904; La voce del bene, edito l’Unione Maestri, Torino, 1904;  a Carducci, egregiamente studiato, Menniti dedicò l’opera Il naturalismo nella poesia carducciana, impressioni estetiche, edito l’Unione dei Maestri, Torino, 1905.

Al grande pedagogista ed educatore Edmondo De Amicis, nell’anniversario della morte, dedicò il volumetto: Commemorazione di Edmondo De Amicis, edito Carabba, Lanciano 1909.

I suoi estimatori scrissero di lui che che fu un valoroso insegnante, un educatore appassionato, un amante della letteratura e dell’arte poetica.

Nell’opera quotidiana di insegnante, Menniti non si preoccupò solo dallo svolgimento puntuale e pedissequo del programma previsto dalle leggi dello Stato unitario, ma si preoccupò soprattutto di formare il carattere dei suoi alunni e  d’infondere l’abitudine alla laboriosità, al possesso di un equilibrio psico-fisico (mens sana in corpore sano) capace di renderli instancabili nello studio, diligenti nell’operare, geniali e vivaci nel discorrere.

Nell’opera educativa quotidiana mise in pratica quanto egli aveva teorizzato nelle  sue pubblicazioni di didattica titolate: La scuola pratica, quattro  volumi editi da Unione dei Maestri, Torino, 1903/1904; di tale casa editrice in quegli anni egli fu capo redattore.

Negli ultimi anni di fine Ottocento Menniti a Torino, dove si trovava, collaborò con  il settimanale artistico letterario Gazzetta Letteraria, settimanale che aveva dato ospitalità ai maggiori letterati della penisola.

 

L’ispettore Scolastico Menniti,  professionale e competente nell’espletamento dei suoi doveri d’ufficio, dedicò ancora molto del suo tempo alla divulgazione del suo pensiero attraverso la pubblicazione di opere riguardanti la pedagogia, la didattica, e la metodologia, opere che riscossero, tra gli addetti ai lavori della scuola italiana, grande successo  e che in seguito furono riprese e apprezzate dalla grande innovatrice Maria Montessori.

Scrisse: La nostra Bandiera, Edizioni Battei, Parma, 1896; Nozze Savoia-Petrovic, Edizioni Battei, Parma, 1897; Come dobbiamo vivere, Edizioni Battei, Parma, 1902.

Il 28 febbraio 1909, a seguito della segnalazione del senatore Luigi Rava, che ricopriva la funzione di  Ministro della Pubblica Istruzione, il Re Vittorio Emanuele III conferì all’Ispettore Menniti il diploma di benemerenza, con facoltà di fregiarsi della medaglia di bronzo e del titolo di Cavaliere, per i numerosi servizi resi alla Patria, prestando la sua opera per l’educazione popolare.

Il 25 luglio del 1911 iniziò il suo percorso ministeriale: venne nominato, infatti, Ispettore Scolastico di quarta classe, destinato alla circoscrizione scolastica di Castrogiovanni (attuale Enna) e, promosso per merito alla seconda classe, nel 1914 fu riconfermato nella medesima sede.

Nel 1916, a domanda, venne trasferito alla prima circoscrizione di Catanzaro dove rimase per poco tempo perchè, promosso per merito alla prima classe, nel 1917 fu trasferito a domanda alla circoscrizione di Frosinone, nel 1918 per servizio a Tivoli; nel 1919 fu nominato per merito ispettore provinciale di seconda classe e fu assegnato per servizio a Porto Maurizio (l’attuale Imperia).

Il 15 luglio 1923, mentre esplicava l’ufficio ispettivo nella circoscrizione di Civitavecchia, ove si era trasferito, ebbe l’occasione di collaborare con la società culturale Magna Graecia presieduta dall’archeologo sen. Prof. Paolo Orsi.

A decorrere dal 17 giugno 1925, era a Gallipoli quando fu promosso per merito comparativo Ispettore scolastico capo e trasferito a Monteleone (attuale Vibo Valentia) dove concluse la sua carriera come ispettore scolastico.

Il 30 luglio del 1937 l’Ispettore Menniti chiese di essere collocato in quiescenza per anzianità di servizio.

Dopo una lunga e prestigiosa carriera professionale, ritornò nel paesello natio dove, nel 1938, ricevette il titolo ufficiale onorifico di Ispettore Centrale del Ministero della Pubblica Istruzione.

Morì a Torre il 22 febbraio del 1952 lasciando ai torresi un retaggio di serietà e di impegno professionale e culturale; non solo, ma ha regalato alla comunità sociale una ricca bibblioteca che le autorità avranno, si spera, valorizzato.

Gli insegnanti e gli alunni della scuola elementare di Chiaravalle hanno avuto la fortuna di ascoltare questo grande educatore conterraneo quando, nel 1896, lesse “Sempre avanti, Savoia: Discorso letto ai fanciulli delle scuole elementari di Chiaravalle Centrale.”

La tematica di quel discorso s’inseriva in un progetto educativo dei fanciulli finalizzato a sacralizzare la Patria, ad amarla come entità superiore fino all’estremo sacrificio in caso di necessità.

 Menniti e i suoi amici avevano capito di dover abbandonare il laicismo pragmatico di Cavour e riabbracciare il misticismo politico di Mazzini: bisognava, cioè, innalzare la Patria al di sopra degli individui in una religione civile centrata sulla Nazione. Così come aveva intuito e dichiarato De Santis, massone e letterato, nella sua qualità di ministro della Pubblica Istruzione del primo Parlamento italico.

Nelle scuole italiane, dichiarava De Santis, si deve insegnare al popolo l’amore per la Patria, imitando in ciò il cattolicesimo la cui potenza non è il catechismo, ma è l’uomo preso dalle fasce e tenuto stretto in pugno sino alla tomba.

L’indottrinamento doveva poi continuare con il servizio militare obbligatorio: un esercito al servizio e per la difesa  della Patria, della sua bandiera e del suo Re.  

Se è vero, però, che i molti anni di cura statilatrica hanno aiutato la nascita di sistemi politici autoritari, è anche  vero che per tale cura la maggioranza degli italiani si commuovesse alla vista del tricolore.

Al processo di sacralizzazione della Patria hanno contribuito molti scrittori tra cui anche De Amicis con i suoi personaggi del libro Cuore:la piccola vedetta lombarda che non esita a farsi uccidere dagli Austriaci pur di riuscire a spiarli per aiutare i soldati italiani e la storia di quel padre che avendo avuto la buona ventura di stringere la mano del Re desiderava far sentire quel calore al figlio.

E nel progetto di sacralizzare la Patria molto si è speso Menniti con i suoi scritti, ma anche con le sue conversazioni rivolte ai bambini della suola elementare come era avvenuto con gli scolari di Chiaravalle.        

Mario Domenico Gullì

( sanzogulli@libero.it)

 
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