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DE LUCA FRANCESCO , MASSONE PATRIOTA E APOSTOLO DELL’UNITA’ D’ITALIA di Mario Domenico Gulli’

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DE LUCA FRANCESCO 

MASSONE PATRIOTA E APOSTOLO DELL’UNITA’ D’ITALIA

di Mario Domenico Gulli’

 

DE LUCA FRANCESCO

NATO A CARDINALE IL 02-10-1811

PATRIOTA ED APOSTOLO DELL’UNITÀ D’ITALIA

MORTO A NAPOLI IL 02-08-1875

Il Maggiore Guido Maio, nel primo numero di Archivio Storico della Calabria, periodico diretto dal Conte Vito Capialbi e dal Prof. Francesco Pititto, scriveva: […] che, se alla gente calabrese il fato consentì parecchie volte di trovarsi alla testa dei moti più generosi, delle audacie più feconde, delle iniziative più gagliarde che abbiano recato lustro e rinomanza al nome italiano, purtroppo essa non sfuggì alla inqualificabile ingratitudine, materiata di oblio e di indefferentismo con cui in genere venne ripagata dappertutto ed in ogni tempo, l’opera dei precursori.

E’ un vizio antico così ieri, come oggi; si dimenticano i grandi uomini che hanno concorso a determinare o sono stati protagonisti di avvenimenti importanti.

Francesco De Luca è uno di questi, nato a Cardinale il 2 ottobre del 1811. Crebbe culturalmente e politicamente a Catanzaro e a Napoli quando il Borbone maggiormente faceva sentire il suo dispotismo per soffocare gli aneliti di libertà ereditati, anche nel Regno di Napoli, dall’era dei Lumi, che aveva dato rivoluzione e libertà al popolo di Francia ed inculcato a tutti gli spiriti nobili d’Europa il sacro fuoco rivoluzionario per la conquista della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza.

Si laureò nel 1832 in Fisica e nel 1835 in Diritto Civile.

Insegnò a Catanzaro nelle Regie scuole ed impartì contemporaneamente lezioni private e gratuite a numerosa gioventù, primo esempio di quella scuola libera che doveva divenire in tutto il napoletano vittoriosa concorrente della scuola governativa e focolare di liberalismo e patriottismo.

La vita del De Luca continuò ricca di operosità culturale e di impegno umano e politico; pubblicò numerose opere tra il 1845 e il 1848, partecipò a moti popolari del napoletano, fu Massone impegnato, partecipò alla vita politica ante e post Risorgimentale.

[…] l’anno 1848 è l’età del nostro maggior travaglio spirituale; i popoli chiedevano costituzione e le donne allestivano coccarde; qui lo squillo della diana incuorava i battaglioni agli assalti, là, invece, il rullio dei tamburi accompagnava i giustiziati alla morte.

De Luca visse interamente questo periodo, ed è di questo periodo – 1848 – una sua importante opera intitolata: Della Educazione Politica Dei Popoli Del Regno Di Napoli.

Il governò Borbonico purgò quest’opera che fu pubblicata privata della prima parte, e vide nell’autore un pericoloso cospiratore che perseguitò con feroce accanimento.

Subì la prigione e un lungo processo dal quale ne uscì assolto per il concorso di una serie di circostanze fortunate.

All’epoca, lo Stivale era ancora diviso, per cui il poeta scriveva:

[…] qua son turchino,

là rosso e bianco e quassù giallo e nero,

insomma a toppe come un Arlecchino.

Uno Stivale così iridato, non poteva che fare insorgere in favore della sua unificazione, tutti gli spirti nobili temprati al Sacro Fuoco tramandato nei Templi Massonici o nelle vendite carbonare.

Il De Luca era uno di questi spiriti nobili che visse pienamente il periodo più fecondo che fu quello tra il 1848 ed il 1861 e, successivamente – dopo l’unità d’Italia – nella sua azione di deputato al parlamento del nuovo Regno unificato sotto i Savoia.

E non era solo perchè fu amico e consigliere di Garibaldi; furono compagni, amici e Fratelli Francesco De Santis, Settembrini, Carlo Poerio, Carmelo De Meis, Liborio Menichini, Parise, Covello.

Dopo i fatti di Aspromonte, nella sua casa trovarono rifugio ed ospitalità Missori, Miceli e Nicotera e, forse segretamente, lo stesso Garibaldi.

Ma De Luca non parlò né scrisse mai del suo patriottismo, delle persecuzioni subite, delle importanti e tristi giornate vissute. Lo fece per lui F. De Santis che scrisse: Sapeva che il patriottismo è un puro atto di dovere e cessa di essere un merito quando se ne mena vanto e se ne fa un titolo a ricchezze, a onori, a preminenze.

E’ naturale che De Luca diventasse Massone: la Massoneria e le altre società segrete rappresentavano allora (così come ora) l’estrinsicazione della coscienza latente dell’anima dell’umanità.

Come scriveva Bacci nel Libro del Massone Italiano, nei Templi si svolgeva così l’allegoria massonica: il sole della libertà era offuscato dalle tenebre della tirannia, discendeva nelle regioni inferiori per riaffacciarsi di lì a poco, al nuovo equinozio di primavera, più luminoso ed intenso sulle genti, risvegliandole alla vita, alla lotta per le conquiste civili. L’Italia era piena di Logge, di Vendite, di giuramenti, di motti, di segni, di emblemi, di parole incomprensibili, spesso scritti con il sangue.

De luca era presente; l’unità d’Italia fu realizzata anche con il suo contributo di pensiero e di azione.

Scrisse tanto, operò nelle Vendite Carbonare e nelle Logge Massoniche; nel 1848 scese in piazza a viso aperto per combattere le truppe mercenarie svizzere, da un palazzo posto nei pressi del Giglio D’oro in Napoli egli, assieme a Liborio Menichini, Covello e Parise difese la barricata eretta dai rivoltosi a Santa Brigida.

In conseguenza di questi fatti fu rinchiuso nelle carceri della Vicaria a Napoli dove languì per sette mesi e, una volta uscito, prese la via dell’esilio prima in Corsica e poi a Parigi.

Nel 1861, quando furono convocati i comizi elettorali per eleggere i deputati del nuovo parlamento del Regno italico, il nome di De Luca era ormai noto; fu eletto in cinque collegi: Napoli, Chiaravalle C., Molfetta, Minervino Murge e Serra Stretta. Ma De Luca optò sempre per Serra Stretta.

Alla camera lavorò sempre con tenacia, fu critico del malgoverno e della finanza allegra. Fu vice presidente della camera e presidente della Commissione Bilancio.

Francesco De Santis, che fu uno dei firmatari del manifesto della giovine sinistra, scrisse di De Luca: Meritò che un bel giorno un centinaio di deputati lo eleggesse loro capo, come sentissero che avrebbero in lui trovato non altra volontà che quella di tutti, non guasta dall’orgoglio, non attraversata da fini e vanità personali […] ispirando tale fiducia che in tutto quel tempo non ci fu segno di tiepidezza o di discordia, ci sentivamo una sola famiglia. Modesto, operoso, di umore sempre uguale, come di uomo superiore ai timori ed alle speranze, portò nell’ufficio di presidenza, un corredo di cognizioni ed un’esperienza che gli davano autorità anche presso gli avversar e, più volte, vide da quelli tradurre in atto le sue idee e le sue proposte.

Il De Luca fu uomo di ingegno, preparato nelle discipline finanziarie, matematiche, giuridiche ed umane; parlava con linguaggio piano e conciso con lo stesso tono sicuro, andante e familiare che usava nei conversari privati.

Egli si sentì socialista d’istinto, umile vicino ai proletari: era sua convinzione che l’economia feudale era oppressiva ed inconciliabile con la vera democrazia, la quale doveva garantire la libertà dal bisogno a tutti i cittadini.

Cleto Arrighi, (Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia) nell’opera I 450 Deputati del Presente e i Deputati dell’ Avvenire, scrisse: De Luca è onestissimo, siede alla estrema sinistra e gode la stima di tutti i suoi colleghi. Egli è di quelli fra i deputati napoletani, che potrebbero recare al Paese incalcolabili vantaggi, se venissero destinati a governare le varie province meridionali. Per i suoi meriti eccezionali e per la sua fierezza di carattere Egli sarebbe stato Presidente del Consiglio dei Ministri, se la morte non lo avesse colto in ancor giovane età.

Morì, infatti, all’età di 67 anni, il 2 agosto 1875 a Napoli. Per sua volontà la sua salma fu traslata a Cardinale ove riposa nella tomba di famiglia dopo essere stato rimosso dal sepolcro eretto nella chiesa di San Nicola. In quanto massone le autorità ecclesiali non consentirono la permanenza del corpo di quell’eroe in quel luogo consacrato e per ottenere lo scopo di rimuoverlo, la Curia non consentì l’espletamento dei sacri riti in quella chiesa.

De Luca fu Massone e nella Massoneria lavorò molto anche per la sua unificazione.

Il 21 maggio del 1864, a Firenze, presiedette la Costituente alla quale aderirono 72 Logge o corpi Massonici appartenenti tanto al Rito Italiano quanto al Rito Scozzese.

La Costituente affermò l’unità della Massoneria proclamando la libertà e la uguaglianza dei Riti, costituendo un Grande Oriente, diviso in Sezioni, per le Valli del Po, dell’Arno, del Sebeto e dell’Oreto, investito del Sovrano Potere Massonico Amministrativo con tutte le prerogative inerenti ad esso, secondo gli Statuti dei vari Riti meno la parte liturgica e rituale che era attribuita alle Autorità Rituali. Il Grande Oriente doveva essere formato dai Rappresentanti dei due Riti: l’Italiano e lo Scozzese.

La firma di De Luca fu apposta, ancora, in calce alla lettera che nove Fratelli inviarono a Garibaldi per invitarlo ad accettare la sua elezione a Gran Maestro del Grande Oriente Unificato che accettava con lettera del 6 giugno 1864, ma eleggeva a rappresentarlo nel Gran Consiglio della Massoneria il Fratello Antonio Mordini.

La Gran Maestranza di Garibaldi durava poco in conseguenza del disaccordo del Grande Oriente e Supremo Consiglio dei 33 di Palermo che non accettò la Costituente.

Il 12 agosto 1864 Garibaldi rinunciò a questo incarico per le sue condizioni di salute, come tempo prima, aveva rinunciato alla Gran Maestranza a vita del G. O. e il Supremo Consiglio di Palermo.

Gli subentrava nel delicato ed importante incarico Francesco De Luca il quale tenne prospero ed operoso questo Istituto Mondiale di beneficenza che assurgeva ad importanza straordinaria.

Il 21 giugno 1867, De Luca e Garibaldi firmarono il decreto che convocava l’Assemblea dei quattro gruppi o corpi Massonici che si erano formati nel 1866: due in Sicilia e due nel continente.

Nell’Assemblea del 21 di giugno del 1867 il Presidente De Luca leggeva la lettera con la quale Garibaldi raccomandava la formazione indissolubile del fascio massonico, sotto la patriottica denominazione di Massoneria Italiana. Implorava […] i Fratelli di tutte le Logge ad interessarsi dei poveri Romani, oppressi dall’immorale dominazione dell’acerrimo nemico dell’Italia e dell’Umanità; incaricava i Venerabili Fratelli De Luca e Frapolli di rappresentarlo e di recare il triplice bacio del fratello vostro per la vita.

Grande lavoro quello svolto dal Fratello De Luca anche in questa fase; non risparmiò energie perché l’auspicata unità massonica si realizzasse con l’avvenuta unità d’Italia.

Ma, scissioni, dispute, e divisioni, accompagnarono la storia dell’Ordine come le mosche seguono i buoi.

Sorgevano Orienti contro Orienti, Logge contro Logge, rivalità di Maestri ed inimicizie ridicole tra fratelli. E quell’Istituto, che si annunciava come l’Arca dell’Alleanza ed il simbolo della concordia sociale, […], invece di portare nel mondo la parola dell’avvenire, porgerà un esempio di confusione terribile.

De Luca si adoperò per realizzare l’unità organica della Massoneria Italiana cercando di fondere in un sol corpo i nuclei sparsi.

Si schierò contro Carducci che con il suo atteggiamento di intransigente nazionalista e anticattolico, concorse ad aggravare la disunione.

Fedele alle Costituzioni dell’Ordine, De Luca non condivise gli atteggiamenti intolleranti del Carducci.

Scrive Gino Pelaggi: Pur essendo laico di vocazione, e ripudiando il dogmatismo, De Luca arrivò alla divinità col razionalismo, ossia mediante il libero esame, trovò in DIO la causa causarum e si proclamò fratello di Gesù.

La religiosità è nel sangue, nella mente e nell’anima, come la luce dell’intelligenza, come la speranza della volontà, quale conforto al cuore di fronte alla fragilità della vita: nessuno può essere tanto triste o tanto felice che non abbia bisogno di Dio.

Naturalmente De Luca contestava alla Chiesa il diritto di ritenere religioso soltanto colui che professava la dottrina cattolica; respinse le interferenze politiche tra Stato e Chiesa, pur apprezzando l’apostolato etico dei sacerdoti.

Quando fu chiamato a guidare la Massoneria, in quegli anni difficili, resse con prudenza le sorti dell’Ordine, preparando la Costituente del 1865 che si tenne a Genova e confermò De Luca nell’ufficio di G. M..

Scrisse De Santis: De Luca comandava e non faceva sentire il comando ottenendo di tenere stretti attorno a sé i Fratelli.” e poi: “DE LUCA fu nostra gloria e nostro orgoglio.

In tempi recenti i Fratelli hanno dedicato un monumento a questo Grande della storia risorgimentale nella terra che lo vide nascere e esplicare le sue qualità umane, professionali e politiche.

MARIO DOMENICO GULLI’

   sanzogulli@libero.it

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