L’ ANTICA FORNACE DI PRINCIPE

 

 

 

 

L’ ANTICA FORNACE DI PRINCIPE

Se lei imbocca la trasversale delle serre da Chiaravalle Centrale ,in zona Sorbia, nota sulla sinistra  una ciminiera mozza che farebbe pensare ad una zona industriale dismessa. A dire il vero una volta in tale luogo si produceva  qualcosa ,ma non certo prodotti industriali  inquinanti bensì mattoni,calce e tegole naturali ;si tratta cioè della famosa fornace di Principe.  Molte delle costruzioni esistenti in Chiaravalle e nei paesi limitrofi ,infatti,sono stati costruiti  utilizzando materiali provenienti da tale fornace. Molti sono stati , inoltre , i chiaravallesi che per  anni hanno prestato lavoro in tale stabilimento. La fornace aveva una forma ovale e,a differenza dei forni tradizionali,era scavata nella terra!  Infatti esiste ancora oggi ma ,essendo ricoperta, non la si può vedere.

Il forno veniva acceso  all’inizio della primavera e funzionava a ciclo continuo ,sia di giorno che di notte,fino ad ottobre. Il  principio di funzionamento era semplice ma ingegnoso : man mano che una zona del tunnel veniva  caricata di mattoni, si accendeva , agendo dall’alto ,il fuoco per la cottura e la si sigillava , agendo  sempre dall’alto,formando così una camera di cottura. In questo modo le zone dove i mattoni  erano  cotti si trovavano  a contatto con l’ambiente esterno facendo circolare l’aria sempre nella stessa  direzione  e cioè verso i mattoni crudi . Il risultato era  che i mattoni cotti si raffreddavano  cedendo calore che veniva indirizzato  per preriscaldare i mattoni crudi risparmiando così  combustibile costituito principalmente  da legna della Razzona e da sansa ,cioè il nocciolo delle olive  .Nei forni tradizionali ,invece,il fuoco veniva prodotto in una sola camera di cottura ed era fisso,in  questo caso invece il fuoco era mobile …Il sistema di tiraggio della ciminiera centrale ,inoltre,assicurava l’aspirazione dei gas di combustione in eccesso.

La ciminiera anticamente non era tonda ma quadrata , poi cadde e fu chiamato uno  specialista da Milano per ricostruirla . L’aspetto definitivo è quello attuale ma raggiungeva  un’altezza di circa 25 m. L’ultimo produttore è stato Carmelo Principe che ha ereditato lo stabilimento da suo padre il quale  ,a sua volta, era subentrato a suo nonno quindi,facendo un pò di conti,lo stabilimento dovrebbe  risalire all’inizio del 1800. La proprietà era più ampia di quella che si vede adesso e la parte  sottostante arrivava in prossimità del fiume ancinale ed era appunto in questa ampia vallata che  venivano essiccati  i mattoni al sole. La materia prima era l’argilla : “Poi dopo aver creato la terra, il  cielo e le stelle il Signore prese la creta, la plasmò e con un soffio diede vita all’uomo”. Anche a  Chiaravalle ,dunque,per un certo periodo ,l’argilla  ha avuto un sapore biblico … 

Per poter essere  lavorata con le mani, l’argilla veniva bagnata con una certa quantità d’acqua che, durante  l’essicazione, lasciava una notevole quantità di pori, di dimensioni microscopiche e uniformemente  distribuiti sulla massa volumica del mattone.Inoltre la stessa opera d’impasto con le mani conferiva  alle particelle costituenti l’argilla (limi, sabbie ed anche aria ) una struttura molto poroso e senza   linee di sfaldamento preordinate ; tale metodo faceva acquisire al prodotto caratteristiche di  durata e resistenza nel tempo.Per ottenere le tegole, invece,si usava uno stampo apposito che conferivano all’argilla l’aspetto  desiderato.

Per questo lavoro era richiesta un’abilità particolare e solo alcuni operai specializzati  erano in grado di svolgerlo;bisognava ,infatti, pareggiare l’eccesso di argilla con le con le mani  bagnate fino ad ottenere una superficie sufficientemente liscia e senza impronte cercando di  minimizzare le leggere striature longitudinali che caratterizzavano il laterizio modellato a mano.Lo stabilimento Principe produceva  anche la calce che si otteneva  dalle pietre calcaree, che poste  al calore del fuoco per certo tempo, si riducevano in calce viva. Queste pietre si riconoscono anche  dal fatto che se colpite con un attrezzo in metallo non danno scintille. Le cave di pietra calcarea si  sono, per la maggior parte, formate in natura a causa della stratificazione orizzontale di detriti  alluvionali e a Chiaravalle la zona detta  “Perrera” , ubicata non molto lontano dallo stabilimento  Principe, era ricca di queste pietre. Esse venivano per lo più trasportate in testa da donne ma anche da uomini con l’ausilio degli asini o delle carriole. La calce viva veniva depositata in apposite vasche  scavate nella terra, e affogata nell’acqua originava una rumorosa effervescenza, diventando così  idrossido di calcio che, dopo aver riposato e raffreddato per alcuni giorni,diventava  calce  spenta.

Aggiungendo successivamente acqua alla calce spenta la si poteva impiegare nelle costruzioni edilizie come legante, come  pittura per tinteggiare le case ,oppure in campagna come disinfettante  per le piante.Quando Carmelo Principe si ammalò, per nutrire la famiglia,fu costretto a vendere qualche  appezzameno di terreno per poche lire. In quel periodo i suoi fratelli si trovavano quasi tutti lontano da Chiaravalle a combattere per la Patria : Luigino in Grecia, Battistino in Germania,  Michele e Carlo in Francia. L’unico a non prestare il servizio militare fu  Peppino che aveva un negozio di frutta e  verdura  a Chiaravalle.Di tale periodo,Pino Principe,figlio di Carmela,ricorda quando frequenta ,nei primi anni 50,la scuola  elementare della Razzona raggiungibile a piedi dallo stabilimento attraversando  il ponte  dell’ancinale  e l’arco del castello Filangieri. La scuola era ubicata un cento metri più avanti su una  stradina a sinistra e la  maestra era la signora Tecla . Della maestra egli ricorda ancora con piacere  quando ,d’inverno, lo mandava nel bosco a raccogliere della  legna da bruciare nel cortile  fino alla  formazione dei “vrasci” che ,caricati nel braciere ,venivano collocati sotto la cattedra della maestra che lo ringraziava sempre con un bel sorriso e gli permetteva di rimanere vicino al fuoco per un  po’prima di rimandarlo a sedere  al suo  banco. Ricorda ,inoltre,che dopo scuola aiutava suo padre al  lavoro e che fino all’età di 8 anni non conosceva i soldi!

La situazione con il passare del tempo non migliorò e Carmelo Principe con la moglie Maria ed i figli  Antonietta ,Pino e Giovanni , furono costretti ad abbandonare definitivamente la fornace che per  tanti anni aveva contribuito allo sviluppo economico di Chiaravalle.

 

 


 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

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