PALAZZO ROSSI

 

PALAZZO ROSSI

Quando lei passa davanti al palazzo Rossi nota che,guardandolo di fronte, sulla parte destra ne manca un pezzo, nel senso che Palazzo Rossi originariamente comprendeva anche un ‘altra finestra ed un’ altra porta. Nei due caseggiati sulla destra ,all’epoca raggruppati,c’erano gli alloggi della servitù ( ricordiamo che stiamo parlando di una famiglia che in pratica . nella seconda metà del 700,possedeva quasi metà del latifondo di Chiaravalle ) ; sotto c’erano le stalle  e sull’estrema destra c’era la cappella privata del Palazzo Rossi (adesso la chiesetta ,nella quale celebrava messa don Drosi ,è adibita a garage). Dietro la cappella c’era del terreno che degradava su una stradina , adesso via Gregorio Staglianò , dove pascolavano gli animali . Le stalle ospitavano soprattutto i cavalli che servivano per le carrozze del Barone Rossi. Nei locali dove  c’era una volta la pizzeria Italia e, prima ancora ,il mobilificio Principe ed  il cinema Italia, c’era il deposito delle carrozze.
I Rossi erano nobili originari della Campania e si sono stabiliti a Chiaravalle Centrale a seguito delle donazioni del re borbone Ferdinando I, quindi nel 1820-30, donazioni ricevute in cambio dei favori che la famiglia Rossi aveva reso al re nel corso degli anni precedenti.
L’ultimo nobile della famiglia Rossi a Chiaravalle fu il barone Felice. Costui era un uomo poco socievole e non molto abile nell’amministrare le sue proprietà. All’epoca amministrare i beni voleva dire anche riuscire a vendere i prodotti della terra, soprattutto l’olio e le granaglie ,tenendosi una buona parte per sé. Lui invece consumava e basta ! Era inoltre circondato da fattori disonesti che sistematicamente lo depredavano e cioè ,ad esempio, producevano 100 q di grano e gliene facevano vedere solo 20 e lui non se ne accorgeva! Era un inetto, un ignaro, e tutto ciò provocò inevitabilmente, nel giro di una quarantina d’anni ,la depauperazione progressiva del suo patrimonio,specialmente dopo la morte della giovane moglie. Si racconta che nell’ultimo periodo della sua vita svendeva man mano i pezzi dell’argenteria per poter mangiare !
Il barone Felice Rossi morì nel 1930 .

L’ultima delle quattro figlie è stata paziente del dottore Francesco Grande presso la casa di cura di don Carmelo Ceravolo ed  è morta all’età di 88 anni nel 1988.
Si vedeva benissimo che questa signorina aveva ricevuto una buona educazione; era colta e di buone maniere ,parlava francese e suonava il pianoforte.
Della  sua famiglia la signorina Margherita Rossi raccontava che sua mamma è morta subito dopo la sua nascita. Che suo padre era un ometto piccolo di statura : “mio padre era piccolo come me,per questo io sono piccola!” diceva spesso. Diceva che lei e le sue sorelle furono allevate dalle balie in quanto suo padre ,dopo essere rimasto vedova ,non si risposò.
Raccontava spesso ,con gli occhi lucidi,come avveniva l’uscita della carrozza dal palazzo:
C’ erano i carrettieri ed i cocchieri che allestivano i cavalli tiri a 4 (c’erano anche i calessini per le passeggiate, tiri a 2) . L’uscita della carrozza avveniva sul viale casereccio (adesso corso Gregorio Staglianò), poi girando a destra imboccava la Gran Via, la via principale del paese (adesso via Francesco Spasari), passava davanti all’abitazione,la servitù apriva il portone principale,la carrozza entrava  facendo un mezzo giro all’interno del cortile ; l’assistente del cocchiere ,quello che stava seduto a cassetta, tirava giù la scaletta,due gradini , il barone saliva, la carrozza completava il giro e era pronta per l’uscita!


L’uscita del signore con la carrozza era un rito , un segno di potenza e di ricchezza. Ricordiamo ,d’altro canto,che stiamo parlando della famiglia più potente di Chiaravalle dell’inizio del 1900, più potente dei Staglianò che, sempre secondo la signorina Rossi, sono diventati ricchi grazie ai saggi apparentamenti che questi hanno avuto con i Castiglion Morelli, altrimenti non erano così ricchi …
Il Palazzo  Rossi fu acquistato dai Maiellari nella  seconda metà degli anni 50 ad un ‘ asta e fu ristrutturato abbastanza bene ma non seguendo la parte decorativa originale; sembra infatti che la struttura sia  rimasta pressocchè invariata ma che ,invece, la facciata principale sia  stata  completamente stravolta. Successivamente ,negli anni 60, si alienarono di un pezzo del palazzo per cui la simmetria si è persa. Nello stesso periodo ,inoltre, la parte sinistra ospitava le centraliniste del telefono.
La cappella dei Rossi, era una delle 12 chiese di Chiaravalle. Attualmente è adibita a garage ;scippata di ogni culto e con nessuna identità. Un’identità ,a dire il vero, ce l’aveva : la campana. Era datata 1545, è stata fusa dalla famosissima fonderia molisana dei Marinelli che per secoli ha servito le chiese più importanti,compreso il Vaticano. Sulle campane ,in genere, c’era scritto il nome del committente (chi l’aveva finanziata) ed il nome del destinatario. Il committente ,in questo caso, era un vescovo genovese per la famiglia Rossi.
La campana per un certo periodo fu in possesso  di una famiglia di Montauro (o Montepaone) che l acquistò ad un’asta. Successivamente fu venduta a Massimo Menechini che la cedette ,nel 1988, al restauratore di mobili Ponteduro  per lire 150.000. Ponteduro ,infine, la rivendette , non si sa a chi,guadagnando non poco …


La campana era stata benedetta nel 1546 per la famiglia Rossi e portata a Chiaravalle nella prima metà del 1800 quando fu allestita la cappella.
Attualmente il palazzo è in condizioni precarie e necessiterebbe di interventi di ristrutturazione urgenti senza i quali ,fra non molto, verrebbe a mancare un pezzo di storia di Chiaravalle!

Lascia un Commento