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Friday, December 15, 2017
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ANTONIO FIORENZA (TONINU U GAZZOSARU)

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TONINU U GAZZOSARU

Pare di rivederlo ancora, al volante del suo camioncino, spostarsi ogni giorno a Chiaravalle e nei vari comuni del comprensorio per rifornire di bevande gli esercizi pubblici ed i privati cittadini che ne avevano fatto richiesta. Quasi dovunque ci si trovasse,ci s’imbatteva in lui, ”ù gazzosaru”, come veniva simpaticamente soprannominato, intento nelle operazioni di carico e scarico delle casse di bibite di sua produzione.

Incontrarlo allora, specie per i bambini, dava un piacevole senso di… refrigerio derivante dalla visione di quei contenitori stracolmi di bottiglie e bottigliette simili a quelle che, a quel tempo,venivano allegramente reclamizzate nel mitico “Carosello” serale e, successivamente, nei più sofisticati spot televisivi.

E spesso,il generoso commerciante, non esitava a far felice qualche assetato omaggiandolo di una bevanda. Nelle case dei clienti entrava sempre con garbo e signorilità, e tutti lo consideravano uno di famiglia. Perciò Fiorenza Antonio è molto conosciuto soprattutto dai chiaravallesi di una certa età. Tutti ricordano la famosa gazzosa con la biglia che prevedeva una pallina di vetro come tappo. La suddetta pallina otturava, dall’interno,il collo della bottiglia spinta verso l’alto dalla pressione del gas contenuto nella bibita e trattenuta da un’adeguata guarnizione di gomma. I ragazzini ne andavano matti ed alcuni di loro,dopo aver sorbito la gassosa rompevano la bottiglietta per impossessarsi della pallina di vetro e giocare con i compagni! Tonino narra che forniva i “potihari” di un rocchello di legno (lo stesso che si usava per avvolgere il filo) da utilizzare per spingere , con un colpo secco, la pallina in giù e permettere così la fuoruscita della bibita,almeno per i primi sorsi. Poi l’operazione diventava sempre più facile e bastava premere la pallina con un dito.

Oltre che della consegna Tonino si occupava,come già detto, anche della produzione. Si a Chiaravalle c’era qualcuno che produceva, al contrario di oggi, non solo servizi ma anche beni! Tonino era uno di quelli. E racconta che la prima macchinetta della gassosa l’acquistò nel 1945 dopo il servizio militare , all’età di 27 anni, da un ceto Armogida che usava come laboratorio una stanzetta situata in Piazza Dante,in prossimità della fontana all’inizio della salita Filangieri .Infatti il signor Armogida si riforniva d’acqua proprio da quella fontana in quanto non aveva in casa , come quasi tutti i chiaravallesi, l’acqua corrente.

La macchinetta così ce la descrive Tonino :

Era un barile della capacità di circa 15 litri sostenuto da 4 piedistalli: a quel grosso contenitore si collegavano i tubi per l’acqua e per il gas;i due elementi venivano poi miscelati da una rotella fatta girare ruotando un’apposita manovella. Si otteneva così l’acqua di seltz. Per ottenere la gassosa al limone si aggiungevano sia il succo di numerosi limoni sia le bucce se erano succose ed in ottimo stato. Quindi,lo zucchero e l’acido citrico con l’ausilio di un misurino riservato a tale scopo. Una specialità di Tonino era però la così detta “Gazzosa Nera” ,una particolare gassosa al caffè, la cui preparazione richiedeva invece il caramello che era ottenuto scaldando lo zucchero in un adeguato pentolino (buono anche per preparare il torrone!)fino a renderlo bruciacchiato. Nel frattempo si faceva del buon caffè ristretto, magari passandolo più volte nel cestello della macchinetta da ben 12 tazze per ottenere una miscela densa e forte ed abbondante.

La gassosa nera era molto richiesta ed in occasione di feste private spesso veniva invitato Tonino stesso che, con un originale bottiglione, al pari di un alchimista, preparava quella bevanda deliziosa al momento: una bella shekerata la rendeva ancora più ancora più schiumosa, più aromatica, più fresca e frizzante che “t’aparia tutti i ciarvedha e ti ricrijava a panza …”.

A quei tempi i piccoli produttori di vino di Chiaravalle usavano esporre “a frasca” davanti alle loro cantine come segno di richiamo. Il vino si poteva acquistare e portare via oppure consumare in loco con gli amici. Spesso si giocava a carte “a patruni e sutta” e nelle bettole più rinomate si costumava ordinare “trhì quarti e nnà gazzosa” come mix moderno. Tra i bevitori più accaniti c’era un certo “Cicchiedhu”.

Di costui si racconta che beveva a credito in tutte le bettole del paese ed usava saldare i suoi debiti quando percepiva la pensione. Un giorno uscì dalla posta e fece il giro di tutte le bettole pagando in tutte; meno nell’ultima ,la più lontana dalla posta, in quanto aveva terminato i soldi. Per giustificarsi “Cicchiedhu” disse alla patrona : “…ti mettivi a potiha vicinu a posta!” Risposta frizzante come la gassosa di Tonino …

Tonino racconta ancora che iniziò la sua attività di imprenditore, in questo inconsueto campo, in via F. Spasari ( allora Gran Via); in un piccolo basso,affianco alla vecchia casa di Peppino Bruno vicino ad un calzolaio, dove aveva impiantato il sua prima fabrichetta di bibite gasate. Poi si spostò ,sempre sulla stessa via, sotto lo studio del notaio Gualtieri ,accanto alla macelleria di tal Francesco Gagliardi detto Peppè. Successivamente svolse la sua attività di fronte all’istituto delle Suore, ma a causa della sofferenza del camion carico a fare la salita di “ Scagghijuni”, si trasferì in scesa foresta dove c’era il bar di Paneddhha (oggi U Tineddu).

Del resto, come già accennato,nella zona di Chiaravalle e dintorni era l’unico ad operare nel suo settore. In un secondo tempo ci furono un certo Giancotti a Serra San Bruno ed un certo Tavella a Soverato. Spesso le bibite prodotte subivano,per regolamento provinciale, un controllo sanitario che veniva puntualmente superato senza problemi anche perché ,come afferma lo stesso Tonino ,si era dotato di uno strumento per misurare la gradazione della bibita che gli permetteva di rientrare nei parametri di legge previsti (all’incirca 6 gradi). Poco dopo cominciò ad usare le bottiglie col tappo meccanico come quelle tuttora in commercio.

Dunque,un tipo in gamba per l’epoca,ù gazzosaru! A proposito del soprannome bisogna dire che il significato metaforico connesso alla caratteristica bevanda frizzante ,calzava perfettamente con la personalità del signor Antonio Fiorenza , sicuramente un tipo pimpante e pieno di spirito. Difatti cominciò a fare quel mestiere nel 1930 a 12 anni,a Stilo dove è nato,aiutando i suoi genitori ed i suoi fratelli. Negli anni tra il 1935 ed il 1939 lavorò in uno stabilimento a Crotone.

Giunse a Chiaravalle Centrale nel 1944 ,ancora militare, poco prima della fine della seconda guerra mondiale. Vi rimase a lavorare con lo zio Ludovico, anch’egli “gazzosaro”.

Per maggior comodità e libertà di azione decise di fittarsi una stanza;tramite amichevoli conoscenze si accaparrò quella messa a disposizione dalla signora Marietta Comito,nel centro storico nei pressi dello stretto della Piazza,per 250 lire mensili.

E fece di tutto per continuare ad abitarci perché,infatti, aveva gettato l’occhio innamorato sulla giovanissima e bellissima figlia della signora ,Saverina Penna che allora aveva solo 9 anni .Per farci capire le condizioni delle donne dell’epoca la signora Saverina ci sottolinea come il comportamento delle ragazze si potrebbe sintetizzare così: “duve cacciava u pede a mamma u mentia a figlia” , cioè le figlie seguivano le orme della madre , quindi erano poco libere e molto controllate!

Quando l’affittacamere si rese conto che la figliola stava diventando donna e che Tonino le aveva messo gli occhi addosso, gli disse “trovativi casa ca ammia a stanza mi serve!”. “Si, subito!” rispose lui … Ma i giorni passavano e Tonino non si smuoveva da quella casa. Si era messo d’accordo con il padre di Albino il panettiere ,che all’epoca affittava camere , ma poi non se ne fece più nulla. Un giorno per giustificare la sua permanenza disse queste parole : “pemmu si caccia nu murtu ci vuonnu quattru perzuni , pemmu cacciati nu vivu nda voliti bene!”. Naturalmente tutte scuse per rimanere vicino alla persona amata! Fu così che Tonino e Saverina , superando varie difficoltà,convolarono a nozze ed abitarono ,dopo averla sistemata,in quella stessa casa .

Intanto Tonino faceva sempre le bibite e nel tempo libero se ne andava a caccia con gli amici. Col crescere dei figli,Franco,Mariella e Teresa cresceva anche l’attività. La ditta nel 1985 fu trasferita in un locale in zona foresta in società con Paolo un suo amico più giovane e volenteroso ad apprendere quell’arte. In quell’anno,Tonino se ne andò ufficialmente in pensione e vendette la ditta al socio; ma continuò a lavorare con lui fino al 1995. Quando Tonino si ritirò l’azienda chiuse dopo poco tempo.

Finisce così la breve storia di Tonino imprenditore “gazzosaru” che con determinazione , ingegno, garbo e signorilità si inventò a Chiaravalle un lavoro sicuramente duro ma che gli permise di vivere dignitosamente crescendo nel miglior dei modi la sua famiglia.

La tecnologia ha spazzato via alcuni mestieri ma ancora oggi a Chiaravalle c’è posto per i giovani che hanno la voglia di inventarsi un lavoro serio ed onesto , a patto però di vivere rispettando se stessi e gli altri , e non si miri a facili guadagni!

Traduzione Esplicativa:La Gassosa di Tonino. Sia d’estate che d’inverno,ogni qual volta l’arsura Ti costringeva a cercare un rimedio per spegnere la sete,c’era un rimedio per provare refrigerio:bere una bibita di Tonino il Gazzosaro. In particolare la Gazzosa: appena la stappavi,la fuoriuscita del gas provocava un rumore simile a quello dello sfiato dei freni di un autobus. E vedevi tutto in rosa. Ancor prima di portarla alle labbra,il gas ti saliva per le narici e dal naso,di colpo, ti invadeva il cervello ravvivandolo. Ti veniva voglia di berne a fiaschi, ma ti contentavi di una bottiglietta. Se ne compravi più di una cassa,ci guadagnavi perché non costava troppo. Più che gassosa,per la gente del popolo, era uno spumante. E,spesso, accadeva che in quell’acqua, fresca e frizzante,l’anima stanca e scoraggiata affogava, per un minuto,le pene ed i guai che la turbavano. A volte capitava che una bottiglietta te la stappava lui stesso, e te l’offriva con un sorriso;poi andava a fare le altre consegne col camioncino … Quanta fatica faceva;e quanto cammino … Ma, il suo mestiere lo faceva con amore; sapendo dentro di se, che con quella gassosa regalava,un pizzico di serena vitalità nel faticoso tran- tran della vita quotidiana.

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