A CHIARAVALLE CENTRALE NON S’INVECCHIA

A CHIARAVALLE CENTRALE  NON S’INVECCHIA

Intervento di Giuseppe Lombardi

Lo dice “Mastru Franciscu “ , al secolo Francesco Macrina, che ha 10o e passa anni e una mente lucidissima. Ripete a chiunque incontri : ”Se vieni a Chiaravalle non invecchierai” , e poichè come gli altri anch’io non voglio invecchiare seguo il suo consiglio da oltre 20 anni e non vi nascondo che realmente non sento il peso dei miei anni,

Ma perchè parlo di “Mastru Franciscu”.

Perché ho saputo da lui cose che non sapevo della scuola elementare e della società chiaravallese nel primo ventennio del secolo scorso : tema dell’incontro che si avrà a giorni nel salone delle conferenze del locale ITIS : incontro voluto dall’Assessore alla Cultura prof. Mimmo Corea che non si lascia mai sfuggire occasioni :

– per tributare riconoscenza a persone come alla dott.ssa Patrizia Squillace per la sua brillante tesi di laurea, che tanto valorizza Chiaravalle dal punto di vista storico e culturale;

– per trattare della Scuola Elementare e della Società Chiaravallese nel primo ventennio del secolo scorso, (con facoltà di parlare anche della società fino ai giorni nostri) .

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Parlando di scuola dal 1900 al 1923, “Mastru Franciscu “ mi dice che :

– i maestri avevano la “Patente di Idoneità” rilasciata dalle Scuole Normali e che venivano assunti dai Comuni che gestivano la scuola e che dopo un periodo di prova potevano essere riconfermati o licenziati;

– le lezioni si svolgevano in Chiaravalle in case private affittate dal Comune;

– furono suoi maestri negli anni 1916-1921 :

in prima elementare la maestra Marcellina Ceravolo, moglie del maestro Diaco;

in seconda elementare, la maestra Carlutti in una stanza ubicata nel rione Cona;

in terza elementare, Padre Giuseppe in una stanza dove oggi si trova la farmacia Corapi (aggiunge che a volte si faceva scuola anche nella stanza n.20 del convento); in quarta elementare, il maestro Pasquale Pelaggi ;

in quinta elementare , il maestro Diaco.-

Ricorda :

– i nomi della maestra Bardenotti e della maestra Sanzo che insegnava in una stanza ubicata in Via Alloro.;

– che non solo la società chiaravallese era degradata, ma che la era quella di tutta la Calabria per la disoccupazione, per il generalizzato analfabetismo e per l’endemica grave situazione igienica e sanitaria che produceva una impressionante mortalità infantile.

– come avvenne la fascistizzazione della scuola e come da parte del corpo docente cominciò non esserci più una chiara coscienza dei compiti della scuola e dell’insegnante, perchè, per la “Cultura militare”, nuova materia obbligatoria in tutte le scuole, bisognava forgiare nei giovani lo spirito guerriero.

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In questo primo periodo e fino al 1923 la Scuola, infatti, altro non era che un’organizzazione pubblica municipale regolata dalla legge piemontese Boncompagno- Casati del 1859, e i programmi della Scuola Elementare erano quelli positivisti di A. Gabelli e idealistici di G. Lombardo-Radice .

Con la legge Nasi del 9 febbraio 1923 aumentò l’ingerenza dello Stato nell’Amministrazione scolastica, limitando l’autonomia dei Comuni in merito alle nomine e ai licenziamenti dei maestri.

Dal 1930 divenne obbligatorio l’imposizione del “Libro Moschetto” : divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’ Italiano Nuovo voluto da Mussolini.

Si legge nella Circolare del 12 febbraio 1929 inviata dal Ministro per l’Educazione Nazionale ai Provveditori agli Studi e via via fino ai direttori didattici, compreso quello di Chiaravalle C.le :

“ Il Fascismo intende la Scuola in senso totalitario, non come semplice distributrice di sapere, ma come strumento politico di educazione, che concorre anche alla preparazione dei fanciulli e dei giovani ai complessi compiti politici e militari del Fascismo. Nei quadri della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) l’insegnante realizza e completa il frutto della sua opera”.

La caduta del Fascismo nel 1943 e il successivo ristabilirsi della democrazia in Italia non portarono particolari giovamenti alla scuola.

Mentre a metà degli anni ’50 la popolazione scolastica iniziava a crescere, premendo su strutture vecchie e obsolete, i vari ministri che si succedevano davano il via ad una serie generale ed organica del problema.

Per quanto attiene la Scuola Elementare, vennero aboliti gli esami intermedi e l’esame d’ammissione alla Scuola Media : l’Istruzione veniva così a strutturarsi, iniziando dalla scuola elementare, su cinque classi.

Nel primo ventennio del 1900 la situazione generale , come ben detto da “Mastru Franciscu”, non solo della società chiaravallese ma di tutta la Calabria era degradata per la disoccupazione, per il generalizzato analfabetismo e per l’endemica grave situazione igienica e sanitaria che produceva una impressionante mortalità infantile. Le abitazioni situate nelle numerose contrade (Sant’Antonio, Lavrisi, Pilati, ecc.) non erano collegate col centro e col territorio da una strada provinciale (oggi bisogna dire grazie all’On. Pucci per aver risolto tale grave inconveniente) né da arterie comunali ed interpoderali. Le condizioni di vita in Chiaravalle erano miserevoli e il processo sociale ed economico tardava a far sentire il suo influsso.

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“Mastru Franciscu “ ricorda con tristezza i molti Chiaravallesi agricoltori, i piccoli proprietari, i coloni, i mezzadri, i piccoli affittuari, i braccianti e giornalieri, gli artigiani, i muratori e le domestiche che dal 1910 al 1913 emigravano negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile.

Anche in Libia, perchè dopo la guerra del 1911 rappresentava uno sbocco positivo per l’emigrazione in quanto le nuove terre da coltivare offrivano lavoro e pane.E questo avveniva proprio quando, come a Chiaravalle così in tutta la Calabria, molti erano i contadini che armati di zappa e mazzapicchio chiedevano lavoro, e le madri indicavano i loro piccoli pronunciando “pane,pane” .

Ricorda pure i molti contadini chiaravallesi che per lo stesso motivo ripresero la via dell’emigrazione : – verso l’Africa Orientale dopo la guerra d’Abissinia del 1936;

– verso le capitali industriali italiane (Milano, Torino) o verso la Svizzera. Germania, Francia, Belgio, dal 1951 in poi;

– che quasi tutti quelli che andavano a lavorare all’estero investivano i loro risparmi prevalentemente in acquisto di terre, di case, e nella ristrutturazione delle loro case di campagna : oggi bellissime costruzioni che fanno della campagna di Chiaravalle una zona residenziale invidiabile.

A quei tempi , aggiunge il nostro vegliardo, Chiaravalle non offriva quell’aspetto accogliente e favorevole che offre oggi e il miglioramento lo si deve a tutti i sindaci che bene o male si sono alternati alla guida del paese dal 1900 ad oggi 2010.

Malgrado nei primi decenni del secolo scorso la condizione socio-culturale non fosse favorevole, il loro operato, il loro messaggio non rimasero infruttuosi e , aggiunge, debbono essere ascritti a merito non solo della loro sensibilità ma della sensibilità di tutti i Chiaravallesi .

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Io devo riconoscere quanto mi ha detto “Mastru Franciscu”, perchè è da quando sono a Chiaravalle dal 1951 a tutt’oggi che tutti gli Amministratori Comunali che si sono alternati, bandiere a parte, hanno sempre rivolto lo sguardo benigno ai bisogni dei Chiaravallesi.

Quando sono venuto a Chiaravalle C.le per la prima volta correva l’anno 1951, 1° ottobre.Venivo dall’Inghilterra . Avevo 23 anni, e per il carattere che ancora mantengo non mi fu difficile fare con moltissimi chiaravallesi e realizzare con loro molte attività di carattere socio-culturale come :

– “Babbo Natale cerca un sorriso” ( allestivo nella locale scuola elementare un “Albero di Natale” ricco di pacchi- doni offerti da tutti i commercianti del luogo e dai pompieri della locale caserma dei Vigili del Fuoco, con la fascetta tricolore, che venivano dati a tutti gli alunni presenti alla cerimonia del 6 gennaio;

– L’Associazione Europea degli Insegnanti : ( 4^,5^, 6^ Giornata Europea, durante la celebrazione delle quali, a chiusura dell’anno scolastico , venivano consegnati da un Comitato d’Onore che si formava (l’Arcivescovo Fares ne ha sempre fatto parte), premi in denaro, sotto forma di borse di studio, ad alunni della scuola elementare e media segnalati dai loro docenti per essersi distinti nello studio della Storia e Geografia e della Lingua Straniera.

Soldi che procuravo durante i mesi estivi organizzando, con l’autorizzazione delle Autorità Comunali e Scolastiche, corsi di riparazione per gli alunni della scuola media rimandati a settembre : versavano la somma di 5.000 lire pro capite per ogni singola materia.Di queste, 4.000 per materia erano date ai docenti (don Nicolino Treccozzi, Franco Cortese, Micuccio Santaguida e altri di cui non ricordo i nomi ) e 1000 all’Associazione per le borse di studio. Erano esonerati dal pagamento gli appartenenti a famiglia numerosa o bisognosa);

– il Cantagifra, con la collaborazione di Padre Camillo, Padre Alessandro e dei giovani ricchi di iniziative Enzo Posca, Battista De Angelis, Natale Caruso, Renzo Catricalà. Centinaia di complessi musicali si esibivano per la selezione in paesi della provincia conventuale ; la finalissima avveniva nel Cinema-Teatro “Impero” di Chiaravalle e il ricavato dalla vendita dei biglietti veniva tutto devoluto in beneficenza al Convento;

– i Premi Nazionali “Chiaravalle Centrale” , onorati dall’adesione del Capo dello Stato, organizzati dal 1973 al 1987 col compianto preside Giampiero Nisticò e con la collaborazione fattiva dell’Avv. Francesco Squillace, in quegli anni Presidente della Provincia, e degli Amministratori che negli anni si sonno alternati come sindaci : Francesco Meliti, Peppino Magisano, Santo Sestito, non dimenticando il Consigliere comunale Nicola Magisano che ha sempre sostenuto e incoraggiato i Premi Nazionali.

Il giorno dell’incontro, oltre a quanto già detto, per l’ora tarda ho trattato soltanto marginalmente il gravissimo problema dei 200.000 precari della scuola e dei milioni di giovani disoccupati che sembrano essere dimenticati da Dio e dagli uomini..

A conclusione del mio breve e modesto intervento :

– non potevo non dire che la Chiaravalle di oggi, per me ancora ridente, è frutto di tutti i Chiaravallesi vocatisi alla promozione della loro città;

– che, ricorrendo il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, era doveroso ricordare Coloro ,“Chiaravallesi”, che diedero la vita per la Patria;

– che sentivamo, commossi, il bisogno di gridare, come tutti abbiamo gridato alzandoci in piedi e battendo le mani : Viva i giovani chiaravallesi! Viva i Chiaravallesi! Viva Chiaravalle Centrale! Viva la Calabria! Viva l’Italia!

Giuseppe Lombardi

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