IL PARTITO DEMOCRATICO RIVUOLE UNA SCUOLA FORMAZIONE QUADRI. MA LA RIEDIZIONE SARA’ E’ PARAGONABILE A QUELLA DELL’EX PCI DELLE RATTOCCHIE di Mario Domenico Gullì

 
 
IL PARTITO DEMOCRATICO RIVUOLE UNA SCUOLA FORMAZIONE QUADRI. MA LA RIEDIZIONE SARA’ E’ PARAGONABILE A QUELLA DELL’EX PCI DELLE RATTOCCHIE
 

Mario Domenico Gullì

MILANO — Chi andava a Roma e voleva raggiungere la villa delle Frattocchie, sapeva che l'unica indicazione era un cartello collocato sull'Appia con su scritto: «Km 22». A questo punto bisognava girare a sinistra e si salire verso Albano. Dopo poco, in una sperduta frazione del comune di Marino, s'incontrava il cancello dell'Istituto di studi comunisti (Frattocchie appunto), poi intitolato a Palmiro Togliatti. Era la scuola quadri del Pci entrata nella storia e nell'immaginario della sinistra, dove si sono formati i dirigenti storici di quel partito a partire dagli anni ‘50. Oggi che quel villino, assieme al parco e alla piscina, è stato liquidato dall'ex tesoriere dei Democratici di Sinistra, Ugo Sposetti, fa una certa impressione sentire che il Partito Democratico vuole replicare la scuola delle Frattocchie per insegnare la politica ai giovani dirigenti. La notizia è stata data da Annamaria Parente, responsabile formazione del partito e coordinatrice del progetto. Un corso annuale che si chiamerà «Officina politica», e che si svolgerà a «Casa San Bernardo», in un casale sulla via Laurentina che porta un tal nome. E anche le lezioni non si terranno più al ritmo delle Frattocchie: i 40 giovani under 35 che saranno scelti dai segretari regionali avranno l'impegno di «imparare» la politica durante un week-end al mese. Lo faranno indossando una tuta con i colori del Pd. Tre i corsi: cultura politica, istituzioni, comunicazione. E anche seminari di yoga e giochi di ruolo. Ma tutto questo ha un nesso con la storia delle Frattocchie? Luciano Violante, ex presidente della Camera e esponente Pd, che a «Villa Togliatti» ha insegnato tra gli anni ‘70 e ’80 dichiara: “Di quella scuola ricordo un'atmosfera da residenza universitaria. Il biliardo, le pause caffè, il giardino curatissimo. Ricordo che gli studenti erano soprattutto quadri operai e che avevano un’età media intorno ai 30 anni. Ricordo che è stata un'esperienza fondamentale. Frequentarla segnava il carattere di una militanza, rispecchiava lo spirito di un partito ideologico. Oggi, dopo anni di oscuramento culturale, serve eccome una scuola politica. Però le divise oramai non si indossano più. Spero sia un errore di comunicazione. Tanti gli aneddoti sulla vita alle Frattocchie. Un biliardino (che oggi nessuno sa che fine abbia fatto), i tavoli da ping pong, il bar dove servivano il vino bianco dei Castelli, l'Aula magna su cui incombeva una copia della Battaglia di Ponte Ammiraglio di Guttuso, il grande dormitorio, i corsi. Ma soprattutto il processo di ristrutturazione della personalità, attraverso l'autocritica pubblica e il rito dell'autobiografia. Per docenti come Enrico Berlinguer, Luciano Gruppi, Giuseppe Chiarante, Renzo de Felice, Alberto Caracciolo, Emanuele Macaluso «Frattocchie aveva una funzione di prima alfabetizzazione di una fascia di militanti che allora, all'inizio, era composta in gran parte di operai con la terza elementare, braccianti, contadini. Poi c'erano anche i corsi per i quadri di livello più elevato, ma non era quella la vera scuola». Per Macaluso, questa riedizione “è imparagonabile alla vecchia scuola. Oggi è tutto diverso. Sono solo master. Lo yoga? Le divise? Per carità”. È lungo l'elenco di dirigenti e big del partito passati di lì. Eppure, a Villa Togliatti, è legata anche una «leggenda nera»: quella del funzionario cresciuto alle Frattocchie che intraprende la politica come carriera politica. Non è un caso che Veltroni, nel suo libro-intervista del '95, ricordi di “non aver mai partecipato a un corso alle Frattocchie”, come a dimostrare che la sua esperienza politica non l'aveva mai fatta pensando alla carriera. Chi, invece, arrivò nel '93 alla federazione di Napoli con di funzionario politico fu Antonio Bassolino. L'ex governatore della Campania, autore oggi del libro Napoli Italia, ricorda che alle Frattocchie aveva fatto più volte dei seminari. Il primo nel '68, sulla politica internazionale. Poco prima c'era stata l'invasione di Praga e Bassolino criticò la posizione del Pci, in quanto da lui ritenuta troppo morbida nei confronti dell’Urss. Nell’occasione aveva catturato, a sorpresa, l'attenzione di Longo, allora segretario generale del PCI. Comunque per Bassolino quella scuola fu, nel bene e nel male, importante. C'era l'aspetto dell'indottrinamento, dell'educare i quadri, della disciplina. Egli, quando stava lì, studiava tanto. Roma era lontana, si usciva pochissimo. E anche dopo cena si continuava a leggere e discutere. E’ pensabile rifarla oggi? Dipende. Certo quel partito e quel mondo non ci sono più.... Si può pensare ad appuntamenti formativi, magari tenendo conto di chi quell'esperienza l'ha vissuta. Ma senza confronti col passato. C'è però chi, come ha raccontato anche Pietro Folena, delle Frattocchie ricorda soprattutto quell'atmosfera da «amore libero». Il vignettista Vauro, ad esempio, l'ha frequentata nel '73: «Conobbi lì la mia prima moglie. Cosa ricordo? Che prima sbagliai edificio e mi ritrovai nella scuola della Cgil. E poi, quando finalmente arrivai alla villa ed entrai, a tarda sera, fui accolto da un grido emesso da due file di ragazze: "Viva il compagno maschio". Era il primo anno in cui aprivano alle donne i corsi ed ero il primo uomo che vedevano. Seguii un corso sul compromesso storico tenuto da Macaluso. Oggi Bersani rilancia le Frattocchie? Giusto yoga potranno fare, temo, col clima triste che c'è al Pd...». E anche Franca Chiaromonte, figlia di Gerardo e senatrice dello stesso partito, ha ricordi gioiosi: «Studiavamo tanto. Ma nonostante i divieti si dormiva anche insieme, maschi e femmine. Era il '77. Ci andai perché tutti i figli dei dirigenti venivano mandati a Frattocchie almeno una volta». Alfredo Reichlin, 85 anni, tra i big dell'ex Pci, negli anni 50 è stato tra i primi a seguire i corsi di 3 mesi. Ma al suo esordio, racconta, commise l’errore al mattino di scendere in pigiama (per giunta) di seta nella sala comune. I professori proletari inflissero allo scolaro borghese 500 autocritiche. Quell'esperienza aveva cose inaccettabili, come le lezioni sulle tattiche rivoluzionarie, l'autocritica... Però c'era anche un'acculturazione delle masse, che serviva. Oggi avrebbe senso? “C'è grande desiderio di corsi di politica, ma le Frattocchie restano un'altra cosa”.

 
 
Meliti Francesco Domenico 
La sezione del PCI di Chiaravalle Ebbe suoi rappresentanti in quella scuola. Furono il Compagno Francesco Domenico Maliti e Gregorio Gullì. Tutte e due misero a frutto gli insegnamenti ricevuti: il primo in Calabria e il secondo

Meliti Francesco Domenico, nato il 14 gennaio 1916, morì il 6 settembre del 1982. Fu il primo di tredici fratelli nati da Domenico, calzolaio, e da Filardi Maria Antonia, casalinga. Le esigenze della vita gli avevano impedito la frequenza della scuola elementare: erano, infatti, più utili in casa i compensi che gli offrivano “le signorine della posta” in cambio della consegna dei telegrammi e poi Domenico Principe che lo assunse nello “stabilimento” di laterizi della contrada Sorbia o Santa Maria. In memoria di tale opificio ora svetta (si fa per dire) un tronco di cono semi diroccato; è il fumaiolo ormai quasi interamente crollato per l’incuria dell’attuale proprietario dei luoghi. Come gli altri, anche residuo di archeologia industriale di Chiaravalle sta sparendo come già avvenuto per altri analoghi “monumenti” dei padri. 

In seguito Meliti cominciò a lavorare, e lo fece per molti anni, come boschivo. Nel 1940 partì per la guerra; ritornò a Chiaravalle che era un uomo diverso. Dopo qualche tempo entrò nel PCI. Nel 1948, primo degli eletti nella lista “Sveglia” capeggiata dall’insegnante Gullì Giuseppe Santo, fu eletto sindaco del comune di Chiaravalle; ricoprì nuovamente tale carica dal 1972 fino al 1974, quando il Professore Magisano della Torre Civica ritirò il suo appoggio. Resse la Federazione del PCI di Catanzaro e fu incaricato di organizzare il partito nel vibonese. Ricoprì la carica di consigliere Provinciale, eletto nel collegio di Girifalco-Borgia. Il comune di Chiaravalle gli ha intestato una piazza.

Quando Meliti ritornò a Chiaravalle dal Canada dove, per ragioni mai appurate, era emigrato, per il suo reinserimento a sindaco risultò importante l’intervento in Federazione del segretario sezionale, Gregorio Gullì. Nato a Chiaravalle Centrale il 6 marzo del 1932, morto a Fidenza (PR) il 10 gennaio del 1997, Gregorio Gullì si era iscritto al PCI giovanissimo ed aveva organizzato il primo gruppo di giovani comunisti, di cui fu segretario. A diciotto anni fu eletto segretario della sezione, che resse fino al suo trasferimento a Parma. Egli era convinto che la preparazione politica dei compagni potesse essere l'arma per vincere gli avversari; perciò, ogni sera in sezione dedicava molto tempo alla lettura, alla comprensione ed al commento della stampa (L'Unità, Ordine Nuovo, Avanguardia Operaia, Noi Donne), curandone contemporaneamente la diffusione. Nel 1953 iniziò il lavoro di difesa dei diritti dei lavoratori istituendo, presso la Sezione, il Patronato INCA. Dopo la sua partenza per Parma, il lavoro di assistenza dei lavoratori fu proseguito da Sanzo Giuseppe e Donato Vincenzo. Frequentò la Scuola di Partito delle Frattocchie a Roma e, al ritorno, iniziò a tenere comizi, soprattutto durante le campagne elettorali. Durante una conversazione di commemorazione della figura e dell’opera di Gramsci tenuta in sezione, fu denunciato perché erano stati posti degli altoparlanti sulla finestra della sezione senza la prescritta autorizzazione e, perciò, fu condannato a tre mesi di reclusione. Nella stessa occasione, e per lo stesso reato, il sig. Meliti fu assolto in appello. A Parma Gullì trovò il terreno adatto per mettere in pratica le sue più importanti passioni: la famiglia, il lavoro e la politica. Si sposò ed ebbe due figli: Andrea e Gianluca. Si distinse nell'attività politica anche a Parma e a Fidenza: fu membro del direttivo sezionale, segretario di sezione, consigliere comunale, assessore alla pubblica istruzione, vicesindaco, presidente dell'ospedale civile di Fidenza. Lavorava come sarto, tagliatore e disegnatore di modelli con i fratelli Antonio e Vincenzo nell’azienda di confezioni da loro fondata, che dava lavoro a cento persone. In questa Azienda vi lavorarono, per qualche tempo, i sarti Chiaravallesi Domenico Sanzo e Vincenzo Pitaro.




Alfredo Reichlin. primo a sinistra, a un tavolo del grande refettorio della mensa della scuola di Frattocchie nel 1956




La struttura sull'Appia che è stata sede della scuola dei dirigenti del Pci fino al '91, anno dello scioglimento del partito

 I fratelli Gullì. Da sinistra Mario, Vincenzo e Gregorio


A Roma, al km 22 dell'Appia sorgeva l'Istituto di studi Frattocchie per la formazione dei quadri comunisti. Chi si recava a quella scuola sapeva che al Chilometro 22 si girava verso sinistra sulla strada che porta Ad Albano. Dopo poco, in una sperduta frazione del comune di Marino (Frattocchie appunto) s'incontrava il cancello dell'Istituto di studi comunisti (poi intitolato a Palmiro Togliatti). Era la scuola quadri del Pci dove si sono formati i suoi dirigenti storici a partire dagli anni 50. Ai giorni nostri i dirigenti del PD annunciano di volere replicare quell’esperienza per insegnare la politica ai giovani dirigenti. Lo Ha annunciato Annamaria Parente, responsabile formazione del partito e coordinatrice del progetto. Verrebbe istituito un corso annuale che si chiamerà «Officina politica», e che si svolgerà in un casale dal nome «Casa San Bernardo» posto sulla via Laurentina. Le lezioni avranno un ritmo diverso da quelle delle Frattocchie: i 40 giovani under 35 scelti dai segretari regionali avranno l'impegno di «imparare» la politica per un week-end al mese. Tre i corsi: cultura politica, istituzioni, comunicazione. Ma quello che impressiona è che dovranno frequentare tali corsi indossando una tuta con i colori del Pd e assistendo anche seminari di yoga e giochi di ruolo. Ma tutto questo, non c’entra con la storia delle Frattocchie. Luciano Violante, ex presidente della Camera e esponente Pd, ha un ricordo diverso di quella scuola: a «Villa Togliatti» ha insegnato tra gli anni 70 e 80 e ricorda un'atmosfera da residenza universitaria. C’era il biliardo, si facevano le pause per il caffè, il giardino era molto curato. I corsisti erano soprattutto quadri operai con un’età media intorno ai 30 anni. Frequentare la scuola delle Frattocchie risultava per tutti un'esperienza fondamentale perchè “segnava il carattere di una militanza, rispecchiava lo spirito di un partito ideologico. Ed oggi, dopo anni di oscuramento culturale, servirebbe certamente una scuola politica. Però senza le divise perché ormai non si indossano più. Per docenti come Enrico Berlinguer, Luciano Gruppi, Giuseppe Chiarante, Renzo de Felice, Alberto Caracciolo, Emanuele Macaluso la scuola delle Frattocchie aveva una funzione di prima alfabetizzazione di una fascia di militanti, che, all'inizio, era in maggioranza composta di operai con la terza elementare, braccianti, contadini. C'erano anche i corsi per i quadri di livello più elevato. Per Macaluso questa riedizione non è paragonabile alla vecchia scuola. Oggi sono solo master. E lo yoga, le divise, non avrebbero nulla da spartire con la scuola di formazione politica. Bassolino arrivò nel '93 alla federazione di Napoli dopo aver frequentato quella scuola ed ora l'ex governatore della Campania, ricorda che alle Frattocchie aveva frequentato più volte dei seminari; il primo nel '68 sulla politica internazionale. Poco prima c'era stata l'invasione di Praga. Bassolino criticò la posizione del Pci, ritenendola troppo morbida con l’Urss, e catturò, a sorpresa, l'attenzione di Longo. Quella scuola fu, nel bene e nel male, importante. C'era l'aspetto dell'indottrinamento, dell'educare i quadri, della disciplina. Quando si stava lì si studiava tanto. Roma era lontana, si usciva pochissimo. E anche dopo cena si continuava a leggere e discutere. Rifarla ora? Dipende. Certo quel partito e quel mondo non ci sono più.... Si può pensare ad appuntamenti formativi, magari tenendo conto di chi quell'esperienza l'ha vissuta. Ma senza confronti col passato». Pietro Folena, delle Frattocchie ricorda soprattutto quell'atmosfera da «amore libero». Il vignettista Vauro l'ha frequentata nel '73 e ricorda di aver incontrato in quella scuola la sua prima moglie. Cosa ricordo, di avere sbagliato edificio ritrovandosi, invece, nella scuola della Cgil. Ricorda che quando arrivò ed entrò alla villa, a tarda sera, fu accolto da un grido emesso da due file di ragazze: "Viva il compagno maschio". Era il primo anno in cui aprivano alle donne i corsi ed ero il primo uomo che vedevano. Seguii un corso sul compromesso storico tenuto da Macaluso. Oggi Bersani rilancia le Frattocchie? Giusto yoga potranno fare, temo, col clima triste che c'è al Pd...». Franca Chiaromonte, figlia di Gerardo e senatrice pd, ha ricordi gioiosi: «Studiavamo tanto. Ma nonostante i divieti si dormiva anche insieme, maschi e femmine. Era il '77. Ci andai perché tutti i figli dei dirigenti venivano mandati a Frattocchie almeno una volta». L’ottantacinquenne Alfredo Reichlin, negli anni 50, è stato tra i primi a seguire i corsi di 3 mesi. Ma al suo esordio, racconta, un mattino commise l’errore di scendere col pigiama di seta nella sala comune. Dovette sottoporsi a ben 500 autocritiche per l’atteggiamento borghese, però incassò un vantaggio: quando c'era un dirigente nazionale, avendo dimostrato di avere il piglio giusto, faceva il maitre. Arrivava in mensa con un piatto fumante e scandiva: «In bianco per Di Vittorio...». Oggi sorride: «Quell'esperienza aveva cose inaccettabili, come le lezioni sulle tattiche rivoluzionarie, l'autocritica... Però c'era anche un'acculturazione delle masse, che serviva. Se oggi avrebbe senso? C'è grande desiderio di corsi di politica, ma le Frattocchie restano un'altra cosa». La sezione del PCI di Chiaravalle Ebbe suoi rappresentanti in quella scuola. Furono il Compagno Francesco Domenico Maliti e Gregorio Gullì. Tutte e due misero a frutto gli insegnamenti ricevuti: il primo in Calabria e il secondo Meliti Francesco Domenico, nato il 14 gennaio 1916, morì il 6 settembre del 1982. Fu il primo di tredici fratelli nati da Domenico, calzolaio, e da Filardi Maria Antonia, casalinga. Le esigenze della vita gli avevano impedito la frequenza della scuola elementare: erano, infatti, più utili in casa i compensi che gli offrivano “le signorine della posta” in cambio della consegna dei telegrammi e poi Domenico Principe che lo assunse nello “stabilimento” di laterizi della contrada Sorbia o Santa Maria. In memoria di tale opificio ora svetta (si fa per dire) un tronco di cono semi diroccato; è il fumaiolo ormai quasi interamente crollato per l’incuria dell’attuale proprietario dei luoghi. Come gli altri, anche residuo di archeologia industriale di Chiaravalle sta sparendo come già avvenuto per altri analoghi “monumenti” dei padri.
In seguito Meliti cominciò a lavorare, e lo fece per molti anni, come boschivo. Nel 1940 partì per la guerra; ritornò a Chiaravalle che era un uomo diverso. Dopo qualche tempo entrò nel PCI. Nel 1948, primo degli eletti nella lista “Sveglia” capeggiata dall’insegnante Gullì Giuseppe Santo, fu eletto sindaco del comune di Chiaravalle; ricoprì nuovamente tale carica dal 1972 fino al 1974, quando il Professore Magisano della Torre Civica ritirò il suo appoggio. Resse la Federazione del PCI di Catanzaro e fu incaricato di organizzare il partito nel vibonese. Ricoprì la carica di consigliere Provinciale, eletto nel collegio di Girifalco-Borgia. Il comune di Chiaravalle gli ha intestato una piazza.

Quando Meliti ritornò a Chiaravalle dal Canada dove, per ragioni mai appurate, era emigrato, per il suo reinserimento a sindaco risultò importante l’intervento in Federazione del segretario sezionale, Gregorio Gullì. Nato a Chiaravalle Centrale il 6 marzo del 1932, morto a Fidenza (PR) il 10 gennaio del 1997, Gregorio Gullì si era iscritto al PCI giovanissimo ed aveva organizzato il primo gruppo di giovani comunisti, di cui fu segretario. A diciotto anni fu eletto segretario della sezione, che resse fino al suo trasferimento a Parma. Egli era convinto che la preparazione politica dei compagni potesse essere l'arma per vincere gli avversari; perciò, ogni sera in sezione dedicava molto tempo alla lettura, alla comprensione ed al commento della stampa (L'Unità, Ordine Nuovo, Avanguardia Operaia, Noi Donne), curandone contemporaneamente la diffusione. Nel 1953 iniziò il lavoro di difesa dei diritti dei lavoratori istituendo, presso la Sezione, il Patronato INCA. Dopo la sua partenza per Parma, il lavoro di assistenza dei lavoratori fu proseguito da Sanzo Giuseppe e Donato Vincenzo. Frequentò la Scuola di Partito delle Frattocchie a Roma e, al ritorno, iniziò a tenere comizi, soprattutto durante le campagne elettorali. Durante una conversazione di commemorazione della figura e dell’opera di Gramsci tenuta in sezione, fu denunciato perché erano stati posti degli altoparlanti sulla finestra della sezione senza la prescritta autorizzazione e, perciò, fu condannato a tre mesi di reclusione. Nella stessa occasione, e per lo stesso reato, il sig. Meliti fu assolto in appello. A Parma Gullì trovò il terreno adatto per mettere in pratica le sue più importanti passioni: la famiglia, il lavoro e la politica. Si sposò ed ebbe due figli: Andrea e Gianluca. Si distinse nell'attività politica anche a Parma e a Fidenza: fu membro del direttivo sezionale, segretario di sezione, consigliere comunale, assessore alla pubblica istruzione, vicesindaco, presidente dell'ospedale civile di Fidenza. Lavorava come sarto, tagliatore e disegnatore di modelli con i fratelli Antonio e Vincenzo nell’azienda di confezioni da loro fondata, che dava lavoro a cento persone. In questa Azienda vi lavorarono, per qualche tempo, i sarti Chiaravallesi Domenico Sanzo e Vincenzo Pitaro.                   
 

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