Intervista Impossibile al Signor Giovanni Posca

Intervista Impossibile al Signor Giovanni Posca

 

D:Signor Posca,dagli scritti che ha lasciato ai giovani si intuisce che lei ha amato la Madonna della Pietra e la sua festa;è,davvero,così?

R: Si. Fin da bambino avevo una buona voce,ed ero dotato di orecchio musicale;le zie mi insegnavano a cantare. Quando in famiglia han creduto che cantavo abbastanza bene, una sera mio padre mi portò in chiesa ed ho cantato, alla benedizione dopo il Santo Rosario, la prima litania alla Madonna in pubblico. Ero tanto piccolo,che l’arciprete, mi ha permesso di salire con i piedi sul piano dell’armonum.Dopo quel primo debutto incominciai a frequentare la chiesa e cantavo ogni qual volta si presentava l’occasione.

D:Cantava gratis o le offivano qualche contributo?

R:Divenuto più grandicello,cantavo la litania alla Santa Messa dellArciconfraternita, dove mi guadagnavo 8 soldi per volta;paga che in seguito mi venne sempre aumentata.

D:Cantava da solo o in coro?

R:Mi accompagnava con l’organo il sig. Moniaci Vincenzo,quale Priore dell’ Arciconfraternita della Madonna.Ho preso parte a molti canti corali anche al Convento dei Cappuccini; ed ho fatto parte dell’orchestra istituita da Padre Serafino Froio,che era composta da un armonum, un contrabbasso e due violini;cantavamo a tre voci, ed io cantavo da secondo tenore.Cantavo ad orecchio, ma tenevo,uguamente,in mano la partitura per leggere solamente le parole ma non la musica,perché non l’hò mai studiata.

D:Sappiamo,però,che le piaceva sentire la Banda Musicale;ne era veramente appassionato?

R:Certamente.Fù proprio il piacere di sentire i concerti della banda musicale durante la festa della Madonna, che fece venire a me,ed ad un gruppo di miei amici,l’idea di formarne una di ragazzi volenterosi.Uno di quegli amici,un certo Nicola Froio,aveva dietro casa sua, una baracca, ed un spiazzale dove.potevamo tenere,indisturbati,i nostri concerti. Avevamo formato la banda,ma gli strumenti erano di canna da noi stessi costruiti; persino i berretti erano opera nostra:erano fatti dì cartone e tinti con nero fumo;con tanto di fiamma sulla visiera,pitturata a mano;guai se ci sorprendeva l’acqua piovana!Con la nostra banda eseguivamo i programmi nella piazzetta di via Alloro,dove,qualche volta abbiamo,addirittura costruito un palchetto.Ma si trattava più di fracasso che di musica vera.A migliorare un po’ la situazione ci pensò Rei Francesco,ex musicante della vera banda musicale di Chiaravalle,sostenuta dalla famiglia Staglianò.Egli fù Il nostro vero maestro.Dopo di lui ci aiutò Felice Catricalà che, sebene non s’intendeva granchè di note,aveva però un buon orecchio musicale che gli permetteva di cantare i diversi toni e di assegnare,così,i vari ruoli.Io interpretavo la prima tromba,per la mia voce stridula e nel contempo armoniosa.Avevamo,a quel tempo,un trombone,un genis,un crelino ed un tamburo.Il resto,come ho gia detto,era fatto di canne.Non ostante ciò,una volta abbiamo avuto l’ardire di seguire suonando,alla meglio,una vera processione;ma l’arciprete mandò a chiamare i Carabinieri che ci fecero scappare a gambe levate.

D:Può raccontarci qualche altro aneddoto?

R:E un fatto accaduto,all’incirca,quando io lasciai questo mondo per cantare le mie lodi in cielo.Due compari di Chiaravalle,sui cui nomi la carità cristiana esige che si stenda un velo pietoso,s’ingenarono ad aprire,durante i giorni della festa della Madonna,una di quelle baracche-osteria,alla foresta,nelle vicinanze della fiera.Per inaugurarla, pensarono di offrire a d un gruppetto di amici,un po’ di pescestocco con le patate,in un sughetto al peperoncino.Dietro la precaria costruzione,con alcune pietre allestirono un rudimentale focolare.Sopra ci misero la tiana con dentro il pescestocco e lo lasciarono a cuocere.Udendo suonare la banda musicale sul palco poco distate,e considerato ancora lungo il tempo di cottura,se ne andarono a sentire il concerto.Essendo appassionati della musica si attardarono nell’ascolto.Quando si ricordarono del pescestocco e tornarono alla capanna era ormai troppo tardi.Alcini cani randagi,presenti nella zona, all’odore del pesce avevano scoperchiato la tiana e divorato il gustoso contenuto.I cani furono allontanati in malo modo,magari a bastonate o pietrate;il tegame fu accantonato via,ma la voce si sparse sicchè i due gestori fecero ben pochi affari poiché si poteva ben dire:“A chiddha barracca,mancu ì cane!”

D:A proposito di cibo della festa;cos’altro si mangiava in quei quattro giorni?

R:Gli uomini,come già accennato,andavano alle baracche della fiera verso mezzogiorno e consumavano anche il morzello,cioè ritagli di trippa,pezzi di interiora e frattaglie varie cotte nel sugo di mododoro con abbondante peperoncino,accompagnato con tozzi di pane di casa raffermo;le donne,invece,si arrangiavano aprendo una salvietta portata da casa con un po’ di pane e formaggio oppure olive alla giara…Chi se lo poteva prmettere,poi, comprava,ad una cadente baracchetta sita nei pressi dei locali dell’ex-Frama,difronte allo spiazzo della fiera, della carne di capra,magari di seconda scelta venduta,abusivamente,in quella improvvisata macelleria.Con quella carne si preparava il sugo per la domenica
festiva per condire una manciata di pasta di casa.I rimasugli della stessa venivano cotti alla sera in un semplice brodino vegetale.Chi visitava la fiera alla sera poteva gustare con più piacere una grossa fetta di anguria al banchetto o farsi una scorpacciata di fichi d’india alla cesta posta sulbordo dello stradone sterrato che portava alla chiesetta.Alcuni facevano a gara a chì ne mangiava di più;chi,ormai sazio,rinunciava a mangiarne ancora uno,pagava per tutti.

D:Si è sentito dire che lei ha composto un Inno per la Madonna della Pietra;ce lo vuole accennare?

R:Io ho composto solo i versi,nei primi di giugno del 1958;la musica l’ha composta il maestro Luigi de Santis;Ecco le parole:Sul Castello un pastorello il suo gregge pascolava, con lo sguardo fisso in cielo e devoto egli pregava.Per incanto gli appariva una nube illuminata ed in essa egli scorgeva la Madonna inghirlandata.

Ritornello:Dopo questa apparizione il pastore fu incantato la Madonna gli sorrise ed un messaggío gli ha affidato.Su coraggio o buon pastore corri, annunzi già alla valle La Madonna della Pietra che protegge Chiaravalle.Ma la nube illuminata, dalla valle fu osservata, e la gente con stupore contemplava il suo splendore.
La notizia che il pastore in un lampo divulgava e la gente dei dintorni lì sul posto si è recata.

Ritornello:Meraviglia di quel popolo il pastore è li tornato ed in atto di preghiera fu trovato inginocchiato.
Lì la terra sprigionava un profumo di viole.Lì la gente si inchinava e pregava con fervore.
Vergin Madre della Pietra Chiaravalle Benedici! E con essa i suoi emigranti, che nel mondo son gìà tantí.
Lode, Lode, a te. o Maria, Grande Madre del Signore ti invochiamo noi col cuore, ti preghiamo con amore.

L’inno è stato anche cantato da uno coro a Cardinale.Ho preso spunto dalla leggenda del pastorello e penso sia il segno della mia devozione alla Madona della Pietra e un ricordo sonoro per la sua festa.

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