Intervista impossibile a Cassio Longino , il centurione romano

           

Intervista impossibile a Cassio Longino

il centurione romano 

Quella lancia nel costato

 

 

D: Ave…ci può dire chi è stato lei,duemila anni fa,al tempo di Gesù?

R:  Io sono Cassio Longino:appartenevo ad una nobile famiglia dell’impero romano.

D:  E cosa faceva di bello per vivere?

R: Ero addetto alla casa di Ponzio Pilato dove svolgevo molti compiti di fiducia, sia di carattere militare che civile. Al tempo di Gesù, tenevo sempre informato il Procuratore di tutto ciò che accadeva a Gerusalemme. E spesso lui,poi,agiva di conseguenza.

D: E così  che ha avuto l’incarico di seguire le vicende del Cristo?

R:  Si.Quando seppe che Anna, il Sommo Sacerdote giudaico,voleva arrestare Gesù e richiedeva il suo parere,ebbi l’incarico di seguire tutta la vicenda.

D: Assistette, quindi, all’interrogatorio ed alle violenze fisiche a cui il Nazareno fu sottoposto …

R: Certamente. Segui anche il suo trasferimento davanti a Caifa e poi davanti ad Erode. Infine, fui presente al processo giuridicamente valido, davanti a Ponzio Pilato.

 

D:  E poi cosa fece?

R: Insieme ad altri soldati, seguii la Via Crucis, e presenziai alla Crocifissione. Gli porsi la spugna imbevuta d’aceto e, quando si verificò il terremoto, rimasi da solo vicino al Crocifisso. Quando vidi arrivare i carnefici, che avrebbero dovuto infrangere le ginocchia dei condannati perché se ne potesse ordinare la deposizione,con la lancia toccai appena il costato di Gesù. E così gli evitai quell’ultima pena.

D: Non ebbe paura del terremoto che si scatenò alla sua morte.

R: Non molto perché,in un certo senso,ero stato toccato dalla sua grazia molto tempo prima.

D:  Che rapporto ebbe coi discepoli,venuti a prelevare il corpo,ormai cadavere?

R:  Aiutai quei i discepoli, fino al sepolcro,e vidi pure alla Resurrezione del Signore.

D: E cosa provò in quei momenti?

R: Una sensazione indescrivibile di pace che mi convertì al cristianesimo.

D:  E,quindi che accadde?

R: Che mi congedai quasi subito dall’esercito, mi feci testimone di quella verità e collaborai con gli

Apostoli. Poco tempo dopo divenni addirittura Diacono.

D:  E non rischiò la vita come gli altri cristiani perseguitati?

R:  Sicuro. Ad un certo momento dovetti fuggire da Gerusalemme, per le persecuzioni a cui erano sottoposti tutti i cristiani.

D:  E dove trovò riparo?

R: Mi rifugiai a Lanciano dove, con un paio di commilitoni,mi misi a coltivare una vigna e a diffondere la parola di Dio.

D: E dopo cosa accadde?

R: Un giorno,su istigazione del Sinedrio,che certamente tramite degli informatori era venuto a sapere dove mi trovavo,vennero a cercarmi alcuni commilitoni, i quali,anche se con dispiacere,dovettero eseguire la mia condanna a morte.

D: Come divenne martire?

R: Fui decapitato e la mia testa fu portata a Gerusalemme a dimostrazione che la sentenza era stata eseguita.

D:  Ma il suo ricordo sopravvisse almeno in quel luogo?

R: Si. I lancianesi, allora, costruirono una Chiesa intestata proprio a San Longino,o Legonziano,come spesso mi chiamavano.

D:  Si dice che lei è stato protagonista di un miracolo. E’ vero?

R: Quand’ero piccolissimo. Mi dissero in seguito che avvenne alla nascita di Gesù.

D:  E come accadde?

R: I miei genitori abitavano a Betlemme in una casetta poco distante dalla grotta dove lui sarebbe nato di li a poco. Giuseppe e Maria,siccome si stava facendo notte,chiesero ospitalità ai miei cari: “Capitate in un brutto momento…” si intesero dire da mia madre che,aprendo l’uscio,mi stringeva al petto. E disse loro che io stavo per morire…Poi impietosita,offrì loro ricovero nella nostra grotta. Mio padre ritornando da una commissione,vide una luce splendente in quella stalla e dei pastori che si incamminavano verso di essa. Mia madre allora lo mandò là con un po’ di pane,del miele, poche uova e un poco di latte a fare omaggio a quel bambino appena nato e ai suoi speciali genitori. Mio padre mi diede un bacio ed uscì .Entrò nella grotta; si inginocchiò, adorò  e poi offrì anche lui le povere cose portate. “Grazie, grazie!-gli disse Giuseppe. E indicando Gesù,che ancora piangeva,gli sussurrò all’orecchio:“Per questo tuo atto di bontà Egli benedirà  il tuo figliolo. Sta’ sicuro!” Richiamato alla realtà dolorosa da quel soave accenno, mio padre si precipitò in casa. Che gioia provò! Sulla soglia, festante, trovò mia madre che, alzandomi trionfante sulle braccia, esclamava: “Sorride!  E’guarito!Sia Benedetto il Signore!”.

D: Gesù, conosceva bene, Longino, allora!

R: .Evidentemente si. E mi aveva già salvato tanti anni prima nel corpo e nello spirito. E io,col mio martirio,ho ricambiato il favore.

D:  E quel colpetto di lancia nel costato è servito,dunque,a qualcosa?

R:   Senza dubbio. A far capire che Gesù Cristo è veramente il figlio di Dio.

.
.
.

 

 

SCEGLI UNA RISPOSTA E PREMI VOTE

TI PIACE QUESTO RACCONTO?

View Results

Loading ... Loading ...

 

.
.
.

Lascia un Commento