PLATONE : IL GRANDE INIZIATO di Giuseppe Lombardi

  

PLATONE  :  IL GRANDE INIZIATO 

di Giuseppe Lombardi 

 

Certo è che alla presenza di Salvatore Ricciardelli, professore di Storia e Filosofia, non mi permetto di parlare né della teoria delle “idee” di Platone né della sua filosofia politica. Solo qualche accenno ad alcuni elementi del suo pensiero, incoraggiato del fatto che per Platone il pensiero stesso non è altro che un dialogo interiore nel quale l’anima domanda e risponde a se stessa (Teetato 189c; Sofista 263e; Filebo 38c-d). 

Non è facile, oggi come oggi, parlare di metafisica,  e di filosofia intesa quale “ricerca” così come ha parlato il Prof. Ricciardelli  che io tanto stimo,ammiro e apprezzo. 

Non è facile parlare della “immutabilità” della metafisica, della “immutabilità” dell’ Essere  di Platone  perchè : 

 

così come possono esserci alcuni che fanno leva più sul Dio immutabile della metafisica che non sul Dio storico della Rivelazione biblica, così possono esserci altri che fanno leva più sul Dio storico della Rivelazione che non sul Dio immutabile della metafisica. 

Voglio significare  che io che  ho una visione religiosa di stampo cattolico pur essendo di concezione laica, per l’Enciclica “SPE  SALVI (=Sàlvati nella Speranza), che porto ad esempio, vedo la mia visione religiosa in grande contrasto con la mia concezione laica. 

Perché?  Perchè  :   

 

1-  mentre il linguaggio del Concilio Vaticano II, specialmente nella Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes”,  riconosce legittima autonomia alle realtà terrene e alle leggi e valori propri che da questa realtà scaturiscono, 

il linguaggio  di Papa Benedetto XVI  nell’Enciclica “Spe Salvi”  dichiara che il progresso scientifico è una speranza fallace e che il maxismo e l’Illuminismo sono speranze terrene fallite; 

2-  mentre le parole di Papa Giovanni Paolo II  “Non abbiate paura” sono condivisibili da tutti perchè possono anche essere interpretate come “Non abbiate paura della modernità, non abbiate paura di appropriarvene e nemmeno di contrastarla”,   

 

le parole dell’attuale Papa, sempre nell’Enciclica “Spe Salvi” :   

“… nelle grandi questioni di scelta etica è insuperabile, sul piano dei principi, il contrasto tra una visione religiosa di stampo cattolico e una concezione laica diversamente orientata” non sono condivisibili da tutti perchè  selettive.  

Per me il linguaggio scaturito dalla menzionata Enciclica chiude, purtroppo,  un’epoca contrassegnata dall’entusiasmo ecumenico acceso dal Concilio Vaticano II. e dagli scritti dei teologi massonologi Padre Giovanni Caprile (gesuita) e Padre Rosario Esposito (paolino) del quale,  su delega della Massoneria catanzarese,  fui  presentatore ed interprete laico dei suoi libri  nel 1980 al  Seminario  “S. Pio X”  di Catanzaro, presenti il pro tempore Vescovo, i novizi, i  parroci di tutti i paesi della provincia e i rappresentanti della Massoneria del GOI (Grande Oriente d’Italia).  Il dott. Angelo Di Lieto trattò dei rapporti tra Massoneria e Chiesa. 

 

Quell’incontro fu definito storico dalla Chiesa, dalla Massoneria, da tutta la  stampa. 

Sono molti quelli che si chiedono, per i tempi che attraversiamo, se Platone sia ancora d’attualità. 

Il fatto che questa sera si parli in qualsiasi modo si ritenga più opportuno di Platone sta a significare che Platone non è più fermo alla logica di Hegel,  che non è caduto nella dimenticanza e che la dottrina delle  sue “idee” è ancora di attualità. 

 Ne è prova anche uno scambio di simpatiche battute ancora dì attualità dopo quasi 2500 anni tra Antistene e Platone. 

(Ad Antistene non “calava proprio giù”, come suol dirsi, la dottrina delle “idee” intese come realtà universali perchè inconcepibile per lui che la realtà che è sempre individuale potesse essere universale). 

Dice Antistene a Platone :”O platone, io vedo il cavallo ma non vedo la cavallinità”. 

Risponde Platone :”O Antistene, tu non vedi la cavallinità  perchè non hai l’occhio per vederla (Simplicio Cat.66b,45)”. 

Si,  per molti il problema dell’Essere è caduto nella dimenticanza ma è pur vero che per molti altri la rinascita della metafisica è un vanto del nostro tempo. Questi ultimi, a differenza dei primi, avvertono la necessità di una ripetizione esplicita del problema dell’Essere e anche la necessità di rivolgersi a Platone . 

Per quale motivo?   Non tanto per la ricerca dell’Essere quanto per attingere quell’energia orientatrice di cui hanno soprattutto bisogno per non cedere all’angoscia di una complessità che spinge verso l’inconcludenza e lo smarrimento del senso dell’esistenza e anche per non cadere nell’anarchia di molti saperi. 

Confesso che a me Platone piace  perchè si proponeva di  : 

1-  rintracciare l’unità dell’uomo in se stesso e con gli altri uomini come fondamento e possibilità della formazione del singolo e dell’armonia della vita associata;  

2-  rintracciare l’unità che garantisse l’ordine del mondo e la possibilità della conoscenza umana;     3-  rintracciare, nel rapporto tra l’uomo e l’Essere la condizione e la possibilità del valore dell’uomo come tale, e della validità dell’Essere come tale;  

4-  stabilire il valore deciso della condotta dell’uomo; 

5-  trovare per l’uomo la via del ricongiungimento con Dio  :  via che per Platone, riattaccandosi alle credenze orfiche,  è l’attività del pensiero  che paragona ad un cammino di vita, ad una ricerca alla vera vita dell’uomo. 

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Il “ricongiungimento con Dio”, diceva il  Prof.  Quercia  ( mio professore di Storia e Filosofia al  liceo classico “Genovesi “di Napoli),  richiama :  

 

1-  la dottrina di Pitagora che Platone fece propria (riguarda il ritorno a Dio); 

 2-  il mito dell’Anamnesi :  

Platone, al principio eristico secondo il quale non si può apprendere né ciò che si sa né ciò che non si sa, giacchè nessuno cerca di sapere ciò che sa e nessuno può cercare di sapere se non sa che cosa cercare, 

oppone il mito dell’Anamnesi per il quale l’anima è immortale ed è nata molte volte e ha visto ogni cosa sia del mondo di qui sia dell’Ade. 

Non fa meraviglia, dice Platone, che possa ricordare ciò che prima sapeva;  

3-  il “piano divino di ritorno” che da molti iniziati è inteso come  il cammino che introspettivamente compiono  in loro  stessi a ritroso nel tempo lungo la via iniziatica fino a :  

a)-  ritornare ad essere come Adamo prima della Caduta, cioè ad essere perfetti e immortali;

b)-  raggiungere la suprema perfezione del proprio essere:   

c)-  impossessarsi , ognuno di loro,  di tutta l’Umanità persa;  

d)-  essere nuovamente ognuno di loro “Totus Homo (=Totalità)”,  “Unus Homo (=Unità)”.   

UNITA’ da essere concepita in un certo qual modo come “Un solo uomo” 

(E’ un po’ difficile  far capire come gli uomini che entrano a far parte del “piano divino di ritorno” possano sperare di ritenersi un giorno come Totalità e Unità e non come uomini uniti dalla provenienza da un solo capostipite) . 

L’uomo è per Platone una realtà concreta di forma e materia insieme. Realtà che sta tra la “forma semplice” dell’essere dell’Artefice e la “materia primaria e informe “della terra, che  chiama “Hyle”. 

Questa definizione mi richiama alla memoria: 

1-  la “tradizione estremo-orientale”  che vuole  il Cielo“principio primordiale”, la terra “principio subordinato”, l’uomo “principio conciliatore” sostanziato dall’elemento celeste e sostenuto dall’elemento terrestre nel quale ha le sue radici. 

Ne consegue che la missione cosmica dell’uomo è la realizzazione dell’armonia e della comunicazione perfetta tra il Cielo “principio divino” e la terra “principio di concretizzazione tra l’essenza e la sostanza, e che  il suo fine è la “reintegrazione coscienziale nell’unità del tutto principale cioè Dio”;  

2-  il Rosa Croce che alza la mano destra, mostrando coll’indice eretto il cielo e che in risposta l’abbassa mostrando sempre coll’indice la terra. 

Con questo atto viene evidenziato come l’uomo, quando ha raggiunto il livello iniziatico del Rosa Croce, si trova propriamente ed effettivamente dal punto di vista umano in posizione mediana tra il Cielo e la Terra. 

                                                                   _^_^_^_^_ 

L’insegnamento di Platone nella sua Accademia  prima di mirare alla formazione dell’uomo mirava alla formazione di  tecnici politici. 

L’ Accademia di Platone è una scuola di filosofia e anche di scienze politiche. E’ un seminario di consiglieri e di legislatori a disposizione dei sovrani e delle repubbliche. Ne fanno parte anche uomini di Stato che il nobile Platone di sangue reale per parte della madre ha sparso attraverso il mondo ellenico. 

Si presenta sotto la forma di una “fratellanza”, d’una setta tutti i membri della quale si sentono strettamente uniti dall’amicizia. Accanto alle lezioni c’è posto anche per i trattenimenti familiari che avvengono durante i “siumposia (=bevute in comune)”, che per Platone restano strumenti costitutivi dell’educazione. 

Non vorrei sbagliare se dico che  s’intravede anche un’unità misteriosa, a mo’ di P2, che lega fra di loro gli allievi  la cui azione concertata potrebbe avere avuto di fatto una parte effettiva nel ritorno di Dione a Siracusa nel 357 e nel tentativo di Platone di instaurare nel 373 a.C.  la filosofia sul trono di Siracusa . 

Forse  per questi motivi Platone ,ripiegandosi su se stesso, si volge all’età di 55 anni verso la “città interiore che porta in se stesso (pròs  tén autò politeian)” 

Il suo insegnamento mira ora a formare un uomo, tutt’al più un piccolo gruppo di uomini raggruppati non più in Accademia ma in scuola, formanti una setta chiusa, un’isola culturale, sana, in mezzo ad una società che lui ritiene putrida. 

Per riuscire nell’intento del suo insegnamento si serve della sua filosofia che a dire degli studiosi altro non è che ricerca, indagine razionale, autonoma, che non poggia ad una verità già manifestata o rivelata ma allo sforzo della ragione in cui riconosce la sua guida.

Poichè massoni si nasce e non si diventa, Platone è nato massone perchè : 

1-   la sua filosofia nasce da un atto fondamentale di libertà di fronte alla tradizione, al costume e ad ogni credenza accettata; 

2-  il suo fondamento è che l’uomo non possiede la sapienza ma deve cercarla;  

3-  essa non è Sofia ma filosofia, amore della sapienza, indagine diretta di rintracciare la verità al di là delle consuetudini, delle tradizioni, delle apparenze. 

4-  contrappone la sua filosofia alla Sofia (=Sapienza) alla Doxa (=Opinione) alla quale si ferma chi non si preoccupa di cercare l’essere vero (Fredr. 278, Rep. 480c) 

5-  simbolo stesso di una tale ricerca è Socrate di cui ha cercato di dare il fondamento teoretico : l’uomo non ha bisogno di ricevere la verità dalla tradizione, perchè questa verità è affidata alla sua ragione.

 6-  la ricerca non può svolgersi nel chiuso mondo dell’individualità in quanto è opera di uomini che vivono insieme e discutono con benevolenza e senza lasciarsi suggerire dall’invidia le domande e le risposte. 

Suppone cioè :  

1-  la solidarietà dell’individuo con gli altri;   

 

2-  l’abbandono della pretesa di credersi in possesso della verità e di non voler apprendere nulla dagli altri; 

 

3-  la sincerità con se stesso e con gli altri; 

4-  lo sforzo solidale; 

5-  che il filosofare non è un’attività che chiuda l’individuo in se stesso ma è la vita che lo apre agli altri e lo armonizza con gli altri, stabilendo non soltanto una solidarietà di pensiero ma di costume e di vita in uno scambio continuo di dubbi, di difficoltà e di ricerche. Perciò il filosofare non è solo intelligenza ma “fronesis”, saggezza di vita. 

 

Questo a me pare che sia il significato delle “idee” platoniche che hanno valore ontologico cioè non sono soltanto oggetti di pensiero ma anche oggetti di realtà che si accentrano in Dio che è “Bene-Idea”. 

Il neoplatonismo ne ha ripreso i motivi che, attraverso ad esso, passarono nella cultura medioevale. 

 

L’ ”essere”, l’oggetto ultimo della ricerca, facendo convergere a sé come ad un centro gli sforzi individuali promuove la solidarietà degli individui. 

Ben merita, quindi, Platone di essere definito : 

                                               Il grande iniziato alla ricerca di Dio 

                                                                                                   Giuseppe Lombardi 

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