GIOVANNI SESTITO di Giuseppe Lombardi

CHE   COS’E’   LA   BELLEZZA ?

di Pino Lombardi,  in occasione della presentazione del libro di poesie di Giovanni Sestito in Soverato il 17 maggio 2008

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Da un punto di vista scientifico   :
In noi ci sono determinati modelli psichici del Bello che si sono venuti a formare sia per  predisposizione genetica  sia per  esperienze personali vissute

fin dal momento della nascita.
Quando io vedo qualcosa che mi colpisce, quel qualcosa si trasforma nella mia mente in “stimolazioni sensoriali” che si mettono subito a confronto coi

menzionati modelli, facendo così nascere in me il “ senso del Bello “.
Essenza di quel “qualcosa” può essere la Sacra Famiglia di Raffaello, la Prima Sinfonia del Guglielmo Tell, il Miserere dello Zingarelli, il canto del Paradiso

dantesco., la visione di una cittadina come Chiaravalle Centrale col verde vario della sua campagna che le fa da cornice.
Che più? :
–   il Golo di Squillace, dove la dolcezza delle curve e una certa “aere vaporosa”, direbbe il poeta, unisce e sposa insieme terra, mare e cielo;
–   il lontano orizzonte dove il concavo cielo si bacia col piano;
–   la forma cristallina di certi minerali perchè è bella la simmetria e la proporzione architettonica;
–   il suono del vento nel bosco e delle acque cadenti dalla rupe;
–   il verso degli uccelli dell’usignolo che ha una doppia bellezza, quella del suono e quella del sentimento che  si riflette in quel suono;
–   il fiore che ha la bellezza dei vaghi colori e la bellezza della vita che vi si riflette:
–   la bella rima nelle poesie e l’accordo musicale nella musica, come fa San Tommaso nell’accordo delle parti e nella riduzione del “vario”  all’ Uno.
Tale sensazione del Bello è però in gran parte esclusivamente personale.
E’ ancora tutto da dimostrarsi come si vengono a formare nella mente umana i “ modelli psichici “ che si utilizzano al confronto per la definizione o meno

del Bello.
Da un punto di vista filosofico  :
–    La Bellezza non è quella fisica né quella dello spirito, né quella della “ cognizione “ (mathémata) che La scienza elargisce, ma è  quella che diviene “

conoscenza “ e “ contemplazione “ del  “ Bello in sé” :   Bellezza Assoluta che si identifica con l’ Amore che “ muove il sole e le altre stelle; Bellezza che è

“ scienza unica “ che ha per oggetto la stessa Bellezza che appare come in un lampo intuitivo, in un baleno, all’improvviso, in un breve lasso di tempo.
La bellezza che è nei vari ordini del creato non è che una bellezza passeggera  che fa, però, da “passaggio” da una specie inferiore (il creato) ad una

specie superiore (il Creatore) ;  che fa da “mezzo” che congiunge le due specie;   che fa da  “mezzo” tra la natura corporea e la natura spirituale.
Bellezza passeggera che fa da “diamante” che contempera la “natura pensante”  con “l’imponderabile”.   Bellezza passeggera che, però,  tutto riduce

all’immagine divina : il Bello dal Vero viene e al  Bello va.
La nostra comunicazione è con Dio che ci appare nella bellezza delle cose imperfette, e mediante la bellezza delle cose imperfette noi comunichiamo con

Lui Onnipotente, con Lui Dio Buono, essendo le tre relazioni Parvenza, Potenza e Bontà un solo Dio.
Il nostro ideale è la Luce che emana dall’essere, ma pigliata in sé medesima e non riferita ai vari ordini del creato, uomo compreso. E quando diciamo

“bella” un’azione o una cosa corporea o spirituale che sia, altro non possiamo voler dire se non che quell’azione, cosa, o persona che sia, si abbellisce

della bellezza vera e unica.
A questo punto possiamo ben dire che la Bellezza, la vera Bellezza, la Bellezza che è Bellezza per sé e non per altro, la Bellezza per cui le altre cose

imperfette son belle, la Perfetta Bellezza, la Bellezza unica è la Luce di Dio, il Candore di eterna luce, lo Splendore di Dio, l’Immagine e la Similitudine di Dio,

la Figura della sostanza divina.

MUSICA E POESIA TRA TEMPO, RICORDI E PENSIERO

Nell’Auditorium della Scuola Media di Chiaravalle Centrale il 28 giugno 2008  :  Serata di musica e poesia e presentazione da parte della poetessa Marcella Crudo  del libro di poesie Quando incontrerò Dio gli chiederò….di Giovanni Sestito.

Esibizione musicale dei musicisti chiaravallesi : Giampaolo Macrì, Vincenzo Macrì, Nilde Fera e Sergio Sangiuliano

Intervento di Pino Lombardi

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Complimenti, se i miei possono valere, a chi sul programma ha scritto : Questa iniziativa vuole dare il giusto rilievo a due arti culturali importanti :

La Musica e la Poesia.

Chi ha concepito questo pensiero, meritevole di grande elogio, deve a mio modesto avviso credere nell’ autonomia dell’ Arte la quale, per lui, non è un

mezzo per un fine ma è arte per l’arte cioè difesa dell’arte della Musica e dell’arte della Poesia contro ogni tentativo di farne strumenti di propaganda per

uno scopo qualsiasi.
Non a caso, in ordine di successione dei punti in programma,  segue la presentazione del libro di poesie di Giovanni Sestito.
Il poeta viene così volutamente situato su uno dei punti dell’immaginaria circonferenza dell’umanità, proprio per rinviare sulla stessa linea, in vibrazioni

più melodiose, il pensiero umano che gli fu trasmesso.
La Sig.ra Caterina Menichini e il Sig. Aldo Conforti sono riusciti, recitando con passione alcune poesie di Giovanni, a portare noi pubblico a concentrarci

sui versi, e ad evocare il senso emozionale e di libertà ricercato dall’autore.
Alla riuscita dell’iniziativa hanno contribuito molto :
–   Paola Sangiuliano,  che ha accompagnato la recitazione delle poesie con fantastiche, melodiche  note musicali di sottofondo;
–  l’esibizione musicale dei bravissimi musicisti Giampaolo Macrì,  Vincenzo Macrì,  Nilde Fera e  Sergio Sangiuliano;
–  la poetessa Marcella Crudo , che, con la sua  aggraziata “arte del dire”, ha cercato in maniera davvero commovente di farci ritrovare e ricomporre in

noi quel senso della Poesia che si è frantumato,  perduto.
Essi, trinomio “ poesia-musica -dizione “ che merita essere definito raffigurazione romantica, sono riusciti , e non esagero  :
–   a farci considerare la Musica  come  la rivelazione all’uomo di una realtà privilegiata  quasi  divina;   come rivelazione immediata o diretta della stessa

volontà di vivere;   come armonia di contrari e unificazione e accordo dei discordanti; come espressione del sentimento;
–   a farci sentire davvero come rapiti dentro un orizzonte nel quale i diversi accordi : musica, poesia e dizione si sono trasformati in accordi di una

superiore armonia nascosta;
–   a farci considerare la concezione della Poesia di Giovanni come stimolo emotivo.
Se Platone fosse qui presente questa sera, ci ricorderebbe quanto scritto in Repubblica X, 606 a-d –  La parte dell’anima che nelle nostre private

disgrazie ci sforziamo di tenere a freno e che ha sete di lacrime e vorrebbe sospirare e lamentarsi a suo agio, essendo questa la sua natura, è proprio

quella cui i poeti procurano soddisfazioni e compiacimento –

POETI CHIARAVALLESI : GIOVANNI SESTITO


Introduzione di Giuseppe Lombardi al libro di poesie del poeta Giovanni Sestito  “Quando incontrerò Dio gli chiederò .. “
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.

A me pare che la poesia d Giovanni Sestito sia poesia che non falsa la sincera vista delle cose né mette in pericolo la “virtù”, perchè egli vive in religioso

silenzio il suo dramma

Ad un’attenta lettura dei suoi versi risalta la speranza di risorgere alla vita, come Cristo è risorto vincendo la morte.
I moti eccitati nel suo animo non sono moti di ribellione : …  e pur l’anima mia vive / essa non prova odio o rabbia/ e non ha bisogno di fusti corpi biondi

o neri/ per essere felice/…
E ancora :  Oh!, splendente sole che riscaldi/ i miei freddi pensieri/ A voi, che siete eterni affido le mie speranze; nel riflesso di quella luce/ che illuminò

l’età fanciulla/ vivrò l’attesa dell’immortalità/ e solo allora/ il grande sole/ mi riaprirà le finestre.
Sono vena di poesia  che ravviva e rinverde come la pioggia d’autunno; che ravviva e rinverde la faccia morta e cenerognola dei prati : … perché pur

quando primavera è finita/ e non germoglieranno fiori dai  tuoi pensieri) ed i figli per te non canteranno/, …le tue ali/ saranno il modo e l’uso di novelli

sogni ,,,
Se la sua parola non è “bellezza”, questa la si ravvisa nei suoi versi.
E’ mediante la “bellezza” che gli animi dei mortali si conciliano a Dio, e il poeta Sestito la intende come “lampo” della divina parvenza che accende tutte le

cose, tutto l’universo.
Con i versi che fioriscono dal suo essere e aprono il suo spirito, egli cerca la “luce” di tutte le cose per leggervi ,dentro, l’essere da cui proviene.
Nella “bellezza” , velata di grande, grande tristezza e anche di pessimismo senza confini,  che intende come convenevole stanza allo spirito, egli tenta di

considerare nella loro interezza profana e sacra, per meglio comprendere, i significati autentici di “fede” e di “ragione”, della positività dei concetti di

“sentimento” e di “ragione” e della negatività dei concetti di “sentimentalismo” e di “razionalismo”. Ne consegue che il “bello”, che non si confonde col

suo contrario, è per lui l’essenza della sua poesia.
Il suo spirito è padrone di sé cioè “libero” perchè acquista dalla realtà delle cose la certezza delle cose stesse.
Come in religione è schiavo l’uomo scettico :  … triste momento/ si sprigiona dal cuore/vecchia speranza/dischiude le porte…

così  nella fermezza della fede gode del libero pensiero  solo colui  che vi si è stabilito :  Se riesci a vedere/con gli occhi del cuore/ la luce del sole/

oltre la montagna, / se riesci a credere/ che lo splendore/ siano occhi/ di chi guarda/ e non parla, / allora riesci a leggere nel cuore/ di chi osserva muto.

Sestito si serve della parola per riuscire a capire  :  cos’è la vita,/… per trovare una risposta.. .
e invoca quello “splendore”, mezzo tra la natura corporea e la spirituale, che oggi è quasi del tutto seppellito nella materia e nel senso :  … è necessario

aspettare l’alba/ il sorgere del sole/ per dare fine all’ansia/…
Invoca l’alba, perché erompa sfolgoreggiante, accesa come si accende lume a lume, accesa al toccamento della luce fontale che come : … scia

d’acqua… corre/ verso l’immenso padre…
L’adagio greco diceva che le cose belle sono difficili, ma per Giovanni Sestito la natura del “bello”, anche se pallida, non è stata difficile a presentarsi .

oltre la montagna…
dove  il suo cuore scopre la “bellezza” e si conforta : …là è nascosta… la realtà/…ferma il tuo cammino/ nell’attimo gioioso/ costruisci un sogno/ e

vivilo intensamente…
Sapranno ancora l’alba, il sole, la montagna, l’orizzonte, il silenzio additargli le piccole gioie della vita dei tempi beati che, cosciente, un giorno assaporava

in pieno?

Certamente si, perchè :  … senza di essi/ la vita non avrebbe valore/ Amali e nella tua vita/ non ci sarà morte…
Suono e splendore, che non si percepiscono con l’udito né con la vista, palesano l’occulto essere del suo spirito : …solo il mio luogo sa/ come fu il mio

vivere, / e solo chi mi conosce/ ha visto il mio luogo, / ma nessuno di essi/ e nemmeno chi mi è vicino/ conosce il mio pensiero…
e lo alimentano, per sentire la voce di Dio, perchè  Dio ha il Verbo coeterno che permette di trovare : … una risposta .. a  …cos’è la vita…

a … chi sono io…
E  Sestito si compone in una quiete contemplativa in attesa di una rivelazione : … orecchie, udite per me/ Portatemi quelle illusioni/ che i sogni della vita

sanno dare…

che gli permette di trovare una risposta a : … cos’è la vita… a : chi sono io…,   se impossibile ora almeno quando sarà.
… Quando incontrerò Dio/ gli domanderò,con in cuore/ la tristezza/ di una fine incompresa… chi sono io?… che ne sarà di me’…     Al momento :  … il

sovvenire dei tempi beati/ nell’odierno dolore/ estingue il passato nel perire presente…
Ma cos’è il “rivelarsi” se non l’ “apparire”? :  … mentre secolare sembra/ l’apparire dell’alba, / lo scoppiettio del fuoco/ inaugura il tenero e caldo

stare/… ;   …delle foglie le note/ con leggero alito/ annuncio venturo raggiante/…;  … scende la sera; /     … come un sogno/ ricordo l’alba…
E che appare se non :I
–  il Tempo  :  … il tuo sguardo/ della notte  sonnante/ al risplendere ravviai teneramente…si ferma il tempo/ si esce dalla realtà/ e si diventa

immortali…
–  la Speranza :  … nel giorno avvenire;�
… i momenti dei primi salti/ quando lieti erano i canti/;
–  il Silenzio  : … per darne un po’ a chi vive nel silenzio/ perché non gli finsca…
E che altro è il “contemplare”, se non il correlativo necessario dell’”apparire”?  : … con acqua insanguinata/ cresce il tenero fiore sul ciglio franato…;

… un volto triste (lo specchio)/ mi figura davanti/ con le lacrime che uccidono/ il suo presente…/;      —   ancora tu (la tristezza)/ dopo un attimo di

gioia/ ritorni sempre, / non mi lasci mai solo…/ ;       … lievi (le foglie) posano al suolo/ come il giorno sulla notte…
Per Giovanni la parvenza delle opere create non solo è capace di bellezza ma è anche capacità di bellezza  :   da fermo   vedi, senti e parli/ con tutto il

mondo/ con la semplicità di un pensiero….,
Per lui la parvenza delle opere create è un’arma e un effetto della parvenza increata. Per essere la “Bellezza ”  non altro che parvenza increata, non fa

meraviglia che essa possa splendere nel suo effetto.  �
Sestito sembra chiedersi : Ma che c’è fuori delle cose create, il Creatore?  Allora  :  … Signore, Ti prego/ agli ultimi metri/ tendimi la mano—
E l’Autorità infallibile della Rivelazione gli ingiunge di mirare, per mezzo delle opere create, la divinità invisibile  :  … per le vie del cielo/ libera vola la

gazza/ sicura e pacata;/ protetta da un manto di nuvole/ disegna i suoi pensieri…
Con timore e tremore solleva gli occhi dalla bellezza del creato, per la quale ci è dato di andare alla “felicità” e di ritornare alla “verità”, alla gloria

inaccessibile del Creatore.
Il “ bello “ dal “vero” viene e al “ bene “ va. E’ “bello”  è riuscire  : … da fermo a godere/ quell’inizio di felicità… anche se… traspare e passa…
In questo quadro sublime, Sestito riesce  :  … a trovare respiro/ e a raccontare meditazioni…  �
e la sua veste di tristezza s’innazzurra sotto il limpido cielo del mattino.
Iddio nei consigli di Sua giustizia volle punire gli uomini che per loro colpa avevano perso la verità e la virtù nel paganesimo, ma per un consiglio di

misericordia volle che non morisse la “Bellezza”.
Questa rimase sempre, come Cristo nel buio, nei cuori straziati di chi, sull’orlo dell’abisso, si aggrappa con le mani al cielo, perchè   : … solo il mio luogo

sa/ come fu il mio vivere, / e solo chi mi conosce/ ha visto il mio luogo/ ma nessuno di essi/ e nemmeno chi mi è vicino/ conosce il mio pensiero…
Giovanni, usciamo dal chiuso di ciò che tu ritieni dramma ed io no, affinché chi ci sta vicino non senta colpa del nostro soffrire!

AMORE PER LA VITA

(Poesia drammatica)�
dal libro di poesie di Giovanni Sestito
recensione di Pino Lombardi riportata nello stesso libro
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Con questa poesia il poeta si stende fino alla morte e abbraccia l’avvenire. A questo estremo trova la distruzione, il nulla e anche Dio : il Dio dell’avvenire, il

Dio della morte, il Dio che ci appare al di là della vita presente, il Dio giudice e giusto che aggiusta ogni cosa, eguagliando le disuguaglianze.
Questo trovare Dio, questa visione di Dio venturo. questo presagio di morte e di avvenire nell’atto di scrivere una poesia è fonte ed essenza della poesia

stessa “Amore per la vita”.
I dolori, i timori, le pene, i disperati inganni, gli ingenui ardori, le accuse, i tumulti, i rimpianti, i timidi sorrisi, la rabbia (tutti termini nella poesia) sono, si,

per Giovanni, distruzione del suo corpo ma sono anche rivelazione e parvenza dell’essere, del suo essere che è, come dire,  spettacolo di bellezza e

fonte di poesia.
Con ciò non soltanto si spiega l’invincibile inclinazione del suo spirito a infuturarsi pregustando in vita il temine della sua vita, ma si spiega anche come

effetto straordinario, che nel suo spirito viene a verificarsi nell’atto in cui s’infutura.
Scopre che porta e trova non soltanto nel suo cuore ma nel cuore di ciascuno di noi non solo Caino che uccide Abele ma anche Cristo che è nostra

resurrezione e nostro consolatore o  giudice inesorabile.Si confonde, così, con tutta la specie umana, con l’universo, con Dio stesso.
La poesia  “Amore per la vita” è specchio del sacrificio non di uno ma di tutti perchè è : universale; riso  e compianto non di Giovanni ma dell’umano

travaglio;  parvenza della nuda verità di questa vita presente;  immagine della vita avvenire;   apparizione del trionfo finale di Dio.
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Perchè ritengo  drammatica detta  poesia?
Perchè il poeta non solamente dimostra il futuro di un’azione futura, futuro che è già presente o passato esso stesso,  ma perchè dimostra anche il

futuro di quel presente nel quale compone la poesia e nel quale io odo, vedo, leggo il suo componimento.
I poeti, mentre nel “ditirambo” (poesia che ritrae il delirio dello spirito) vagano verso l’avvenire; nella satira (poesia che  ritrae una certa violenta

concitazione dell’animo) guardano il futuro o nel futuro le azioni morali senza smarrire la ragione e si sfogano  nel ridere o nel piangere secondo

l’umore e le occasioni;
nel dramma (poesia che ritrae l’avvenire quale punto di arrivo)  dimostrano gli effetti dell’azione quali sono avvertiti dallo spirito.
… ma se mi negassi l’aria/ ti tradirei con la morte…:
… tu sola/ fino all’attimo dell’ultimo respiro/ mi sparì ogni bel sentire…;
… oh, possente muro! / separami dal passato/ ed aprimi al presente/ ove non è triste l’attesa/ della bionda ventura/ che mi ripaghi, come allor/

l’ozioso sperare…

 

Pino Lombardi

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