Come nacque l’Inno Nazionale Italiano – Intervista immaginaria al M°. Michele Novaro

 

Come nacque l’Inno Nazionale

(Breve intervista immaginaria al M°. Michele Novaro)

D: Dove si trovava,Maestro,quando ha ricevuto notizia dei versi del Mameli che poi costituirono le parole del nostro Inno Nazionale?

R:S’era a Torino; colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quel 1847 per ogni terra d’Italia; da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari – <Del nuovo anno già l’alba primiera> – al recentissimo,del piemontese Bertoldi,< Coll’azzurra coccarda sul petto> Musicata dal Rossi…

D: E,quindi che accadde?

R: In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi a me, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto:” To’; -mi disse- te lo manda Goffredo…”.Apersi il foglietto, lo lessi e mi commossi….

D:E gli altri che dissero,che fecero?

R:Mi chiesero tutti cosa fosse e mi fecero ressa d’attorno. – Una cosa stupenda! – esclamai.E lessi ad alta voce, e sollevai ad entusiasmo tutto il mio uditorio

 

 
 

D:Quale fu la sensazione che provò?

R:Io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire ancora adesso… So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo.

D:E come fu che decise di musicarlo?

R:Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’una sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio;presi congedo e corsi a casa…

D:E poi?

R:Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani;nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu quello l’originale dell’inno che,dalle prime parole,prese il titolo più comune di ”Fratelli d’Italia”.

D:A proposito,si è sentito dire che i versi di Fratelli d’Italia non sono di Goffredo Mameli…

R: Effettivamente,come poi si riseppe, Mameli,educato alle scuole pie dei padri Scolopi genovesi, fu trasferito a Carcare dopo un pestaggio con un compagno.E proprio in quel collegio, avrebbe scritto i versi dell’inno rubandoli però,ad un certo padre Anastasio o Atanasio Canata (1811-1867), intellettuale giobertiano di notevole spessore,insegnante in quel medesimo collegio,e che li aveva scritti,appunto, col titolo “Il Canto degli Italiani” ;chiudendosi poi in un amareggiato silenzio.E quando io li lessi eran di già ben acconciati,ma belli comunque…

D: Dunque,non li ha scritti un eroe…

 

R: Goffredo,voglio dire Mameli, per quanto coraggioso,non fu un eroe nel vero senso della parola;tant’è che la famosa ferita alla gamba sinistra,che lo condusse precocemente alla morte,gliela procurò accidentalmente un suo commilitone.Egli fu diciamo così,aiutato da fortunate circostanze…Ma possedeva l’estro di plagiar bene le parole in un ritmo vago,da giovin poeta…

D:Per quanto il componimento in questione sia considerato l’Inno Nazionale soltanto formalmente, è contento di questo successo?

R: Certamente…E ne è sicuramente contento anche Goffredo,non ostante le polemiche sul suo conto…Anche se, da quel 12 ottobre del 1846 data dell’adozione provvisoria come Inno Nazionale,se ne ricordano,si e no,le due prime strofe soltanto in occasione dei campionati di calcio mondiali ed europei,o dei giochi olimpici.

D: Si parla di voler cambiare Fratelli d’Italia con un Inno più moderno… Che ne pensa?

R: Credo che,col vento secessionista che spira da nord, non sia il caso;anzi sarebbe da diffondere e rivalutare…E, poi,non per vanto…ma è difficile trovare ai vostri giorni poeti e musicisti all’altezza di far di meglio…

 

 

 

D: Per chiudere ci accenni qualcosa….

R: …Fratelli d’Italia….L’Italia s’è desta…dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

D: C’è rimasto affezionato,vero?

R: E sì…perché…l’Italia chiamò!

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