CENZINO SALERNO

CENZINO SALERNO

Vincenzino Salerno nacque a Chiaravalle il 4 giugno del 1940. Terzo figlio di Salerno Achille e Pitaro Maria Caterina, crebbe e visse alla “Pirara”, l’attuale piazza Marconi, dove iniziò poi a gestire il centralissimo bar Salerno. In giovane età perse il padre e seppur furono tante le difficoltà, coltivò la grande passione per il calcio sul territorio locale e che lo portò a giocare con anche una selezione dilettante della nazionale Italiana (vedi foto). Forte giocatore di sostanza e di quantità, viene ricordato per le sue progressioni sulla fascia e per un tiro fortissimo che a suo dire piegava le dita ai vari portieri avversari. Per questa e per altre caratteristiche, gli venne dato l’appellativo “binda” (quasi sicuramente per l’uso di una fascia che adoperava per le varie prestazioni calcistiche). Oltre alla carriera da giocatore, Cenzino, fu anche allenatore, così come testimoniato dal documento che ricevette nel novembre del ’62.
Nel 1971 sposò Rosanna Spadea, originaria di Gasperina, dalla cui unione nacquero Doriana e Achille.
Il bar Salerno, da lui stesso gestito fino alla metà degli anni ’80 (iniziò in quegli anni il lavoro presso l’Ospedale Civile di Chiaravalle), è stato un luogo di raduno per molti chiaravallesi, nonché un posto dove poter condividere chiacchiere, risate ed eventi con chi ha quasi sempre regalato agli altri un sorriso o una mano. Una persona genuina, semplice e serena, punto di riferimento per molti amici frequentatori del locale.

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Il Campo del Bio
(Dedicata a Cenzino Salerno,
Alfiere del Calcio Chiaravallese)

Ondeggia la traversa colpita
da una potentissima pallonata.
Dal cerchietto del centro campo,
un fruscio tra l’erbetta,e si ode:
“-Io ho tirato,e una volta,
l’ho quasi spezzato quel legno.
Ho pure piegato le dita ai portieri!
Palla al piede,lo dicevano tutti,
Cenzino il “Bio”,non perdona….
Se fossi nato in una città del nord,
come dilettante selezionato
della Nazionale Italiana,
sicuramente sarei stato un Campione
giocando in una squadra di serie “A”.
Qui,invece,ho giocato la mia partita
andando di quà e di là sulla fascia
dietro il bancone del mio Bar,
in Piazza Marconi;inventando falli
fatti a posta per regalar risate
e affondi per favorir la riflessione.
Ho tirato calci al pallone nello spiazzo
con gli amici e, col tempo bello,
anche a notte tarda;e,perché no?
nel didietro a chi se lo meritava.
Essendo uno degli uomini più forti
di questo mio bel paese
ho maltrattato chi voleva fare
l’arbitro arrogante della situazione,
o il passo più lungo della gamba.
Ho snobato i gradassi,elogiato gli umili
e sostenuto i deboli;amato dai giovani.
Poi ho fatto <golli>,a favore degli utenti,
col mio paziente lavoro all’ASL…
E,per tutto ciò,ho vinto il trofeo più bello:
L’ammirazione,carica di stima e affetto,
del mio numerosissimo pubblico.
Per dedizione alla mia famiglia
ho rinunciato a coltivare a pieno
la mia più grande passione:il Calcio.
Ma ora un paio di cosette voglio dirle:
questo Campo Sportivo,
sorto per sudore fascista,
che vide in sé,spettacoli vari
e la squadra locale in serie “C2”
sulla schedina del Totocalcio,
con folle di emozionati spettatori
che urlavano sugli spalti,
perché adesso è come terra meretrice
che attende d’essere redenta?
Andrebbe migliorato,rimesso a nuovo,
visto che è il migliore della zona……..
Che costa,invece di raccontare palle,
comprar quattro palloni?
Di ragazzi in gamba,ce ne sono tanti;
basta cercarli.Così pure di allenatori.
Come? Davvero?Mancano i fondi?
Ma fate una colletta al Bar, sant’Iddio!”
E allargando le braccia sconsolato,
sventolando la nomina del Coni
a Preparatore Tencnico,
si avvia,palleggiando lentamente,
ad allenare gli Angeli Azzurri
sui grandi stadi celesti

                                                                 Peppe Sestito

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CENZINO

SALERNO

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