ADDIO DON DINO

ADDIO DON DINO
dd

Don Dino lascia la parrocchia di Chiaravalle
dopo averla guidata per 15 anni. Il sindaco
dell’epoca Nino Bruno e l’assessore alla
cultura Mimmo Corea, consegnano a Don Dino un
quadro come segno di riconoscimento,stima e
affetto da parte dell’amministrazione comunale
e della cittadinanza tutta.

L’OMELIA DI ADDIO DI DON DINO DELL’11 SETTEMBRE DEL 2005 LETTA NELL’ULTIMA DOMENICA DI PASTORE DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA DELLA PIETRA DI CHIARAVALLE CENTRALE

(a cura di Mimmo Gullì)

copertina

L’11 settembre del 2005 don Dino celebrò la sua ultima messa e lesse la sua ultima omelia nella sua qualità di pastore della parrocchia Santa Maria della Pietra.

L’omelia è un inno di fede (io che ho amato solo te, Signore) e un atto d’amore nei confronti dei chiaravallesi (e non solo) che si sono sentiti orgogliosi di dissetarsi alla “Fontana del Villaggio” dove hanno imparato ad “avere a cuore l’eterno.”

Don Dino arrivò a Chiaravalle nel 1990 con un mandato ben preciso:

1-) Riproporre, per un’evangelizzazione, la novità del progetto di Cristo per l’uomo per recuperare la perdita o l’attenuazione della memoria evangelica;

2-) recuperare le tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana che rischiano di “di essere fiaccati dal consumismo, dall’indifferentismo e dal fiorire delle sette;”

3-) rilanciare nella fede, il vero volto della parrocchia che è la chiesa stessa “posta in mezzo alle case degli uomini, solidale con le aspirazioni e i loro drammi;”

4-) coinvolgere, “da protagonisti nel proprio ruolo e con i propri carismi, i fedeli laici;”

5-) studiare la dimensione del territorio;

6-) evangelizzare la famiglia che viene affidata “non solo nel binomio parola-ascolto, ma con la sinodalità nel senso generale del camminare insieme; e in modo che […] i poveri, i semplici, i così detti lontani, ti vedano come “epifania” del Dio Amore, i fanciulli ti salutino come Maestro dell’unico vero Maestro.

Nella conferma dell’11 settembre 1999, e la nomina di don Gianni Giorgio come parroco in solidum, monsignor Cantisani indicava ancora che la comunione sarà una vera gioia per i presbiteri e un esempio di carità per il popolo di Dio che si avvia a celebrare il grande giubileo del 2000.

Nel 1990 Don Dino scriveva ai suoi parrocchiani:

In questi primi giorni di vita chiaravallesi ho voluto ascoltare tutti: grandi e piccoli, famiglie e giovani, amministratori pubblici e gente semplice… e voglio continuare a farlo ancora per rendermi conto sempre più delle vostre attese e delle vostre esigenze.

Nei miei anni di sacerdozio ho capito che la parrocchia non può diventare un circolo privato riservato a pochi: dev’essere “la casa di tutti” specialmente dei più poveri e dei più deboli.

Deve diventare, come diceva papa Giovanni, La fontana del villaggio, dove tutti attingono gratuitamente l’Acqua Viva della Grazia di Dio e nello stesso tempo deve diventare il luogo dell’incontro e del dialogo!

Quindi vi raccomando: fatevi vedere! Partecipate alle varie iniziative che vi comunicheremo di volta in volta. Date la vostra disponibilità in base alle vostre competenze ed esigenze di tempo: il poco di molti, vale più del molto di pochi! La Parrocchia siamo NOI!

 

IL BILANCIO DI 15 ANNI DI PRESENZA A CHIARAVALLE.

Un bilancio economico dei quindici anni? E’facile farlo; è sufficiente consultare i registri e rimanere sbalorditi.

Entrate: 2miliardi, 131milioni,979 mila, 880 lire (pari ad euro 1.101.075,72).

Uscite: 2.117.817.830 (euro 1.093.761,63).

Le spese pagate per i lavori eseguiti sono state di lire 1.139.553.385 (pari ad euro 588.530,72.

E chiosa don Dino: “E sapete bene come si presentavano le chiese nel 1990: IN MATRICE MI PIOVEVA IN TESTA DURANTE L’OMELIA DELLA NOTTE DI NATALE; IL CUORE DI GESÙ ERA CHIUSA PER ORDINANZA DEL GENIO CIVILE A CAUSA DEL SOFFITTO PERICOLANTE; LA FORESTA ERA TUTTA IN CEMENTO E MATTONI A VISTA.

 

CARITÀ SPICCIOLA O DI SOLIDARIETÀ

Ma nonostante tutte le spese affrontate, don Dino ha avuto la possibilità di impiegare, per impegni di carità spicciola o di solidarietà con progetti di promozione umana per il sud del mondo, una cifra pari a lire 116.308.722 (euro 60.068,47).

Ma il bilancio che conta è quello spirituale? Sono stato fedele, con tutti i miei limiti, fragilità e peccati, al mandato del vescovo?

La risposta non può essere diversa da quella che diciamo ad ogni fine festa della Madonna della Pietra: “Come è andata? VEDIAMO DA DOMANI!”

Davanti a Dio ciò che conta non è quello che si è fatto, ma quello CHE SI E’ VOLUTO ESSERE.

“E’ stato bello aver condiviso con voi il cammino: 15 anni fa, la prima volta che passavo per la Sorbìa, gettando uno sguardo panoramico su tutto il paese, ebbi ad esclamare: “Mamma mia, com’è grande, come farò?”

“Ora, per quasi ogni finestra, so chi c’è dietro, quali gioie o drammi vive quella famiglia;… anche il cimitero mi è “vivo” (perché) almeno mille persone, tra grandi e piccoli, hanno avuto una mia benedizione prima della sepoltura; alcuni sono morti nelle mie mani, e tante sono state le lacrime di dolore o di gioia condivise e asciugate, e inquietanti gli interrogativi affrontati”…

Cosa si porta dietro dopo 15 anni di apostolato in Chiaravalle?

Don Dino si dichiara infinitamente grato con i chiaravallesi perché gli hanno”regalato” il senso delle “radici”: vivere per 15 anni fermo in un posto, mi ha restituito il senso del tempo che passa, della crescita, delle stagioni della vita. …

I bambini cui ha impartito il battesimo, cui ha dato la prima comunione e che ha cresimato, sono cresciuti: alcuni di quest’ultimi hanno contratto matrimonio e hanno avuto dei figli, o sono emigrati.

A questo punto viene fuori tutta l’umanità di don Dino che si identifica nella gente della sua Parrocchia.

Scrive: In tanti anziani ho vissuto gli affetti dei miei nonni, che guarda caso, uno era contadino e l’altro pastore! …

A Chiaravalle egli ha rivissuto l’ambiente “gli odori e i rumori” della sua infanzia, gli stessi che aveva vissuto nei periodi di vacanza che trascorreva in Sicilia nella casa dei suoi nonni; il calore del focolare, e soprattutto “la fede semplice e forte delle donne, che a piedi si partono dalle parti più sperdute pur di non mancare a Messa la domenica e che poi, in questi giorni, mi hanno abbracciato e, piangendo, dispiaciute mi dicevano cuomu ‘nu patre a me che potevo essere un loro nipote.”

“Il senso delle radici”, che il chiaravallese […], nella festa dell’immagine della Madonna della Pietra, trova quella forza per continuare a lottare nel quotidiano, ad attingere all’onestà e alla generosità , all’ospitalità, al senso del sacrificio e all’attaccamento alla famiglia dei propri antenati. Valori sempre più rari da trovare attorno, ma dei quali […] sono […] assetati i nostri ragazzi, alla ricerca di testimoni semplici e autentici per andare avanti con speranza. […].”

Cosa vi consegno? […]

“La messa domenicale, quella delle 10,30 nella quale si esprime in modo completo quello che è la Parrocchia: una famiglia di famiglie, la fontana del Villaggio, dove tutti vengono ad attingere l’acqua viva del Vangelo e dei Sacramenti.

Don Dino ha iniziato il suo apostolato a Chiaravalle domenica del 2 dicembre del 1990 e lo ha terminato domenica 11 settembre del 2005.

Riparte, per Catanzaro, per raggiungere il seminario Pio X dove racconterà ai futuri sacerdoti calabresi di quale prete ha bisogno la gente di Calabria (con il cuore ricco solo d’amore e della gioia di aver lavorato con armonia con don Mimmo, don Maurizio, con don Cesare, don Gregorio, don Simone, don Giuseppe, e con gli indimenticabili fratelli africani don Germe e don Joseph e poi con don Antonio e don Gianni; con i farti cappuccini con le suore e i fedeli).

Ha avuto un senso la presenza di don Dino tra di noi?

Io rispondo di sì, perché abbiamo imparato a pregare, ad amare e rispettare il prossimo; abbiamo continuato a seguire la strada tracciata da lui anche se a guidare i nostri passi erano altri e non più don Dino: con don Gianni, Don Vincenzo, con le istituzioni presenti sul territorio, con l’Amministrazione comunale, con le forze sociali e con il mondo della scuola sempre sorretti dal ricordo di un prete che portiamo nei nostri cuori e ricordiamo nelle nostre preghiere.

In questi giorni di gioia ci siamo rammaricati per qualcosa che non doveva accadere nei confronti di un prete che ha lasciato un’impronta indelebile nei nostri cuori anche se ha dovuto lasciarci non “per cercare nuove avventure” ma per rispondere obedisco al suo vescovo che lo destinava al PIO X “per raccontare ai futuri sacerdoti di quali preti ha bisogno la gente di Calabria.”

 

FOTO AI TEMPI DI DON DINO