IL MULINO DI MUMMURIANA (di M. D. Gullì)

UNO SPETTACOLO IL MULINO DI MUMMURIANA (di M. D. Gullì)

mulino

Macine, ruote, turbine, ingranaggi, eliche. E soprattutto tanta acqua. Quando il mulino del feudatario girava, risuonava come un concerto di un’orchestra di vigorosi musicisti, che davano il meglio nei crescendo. Una sinfonia che fino a pochi anni fa era stata lavoro e fatica; ora un “silenzio assordante” ed il mulino non è diventato patrimonio museale.

L’ultimo mulino con secoli di storia alle spalle, non è più funzionante e chi lo ha acquistato lo ha trasformato in villetta con il consenso di tecnici e di amministratori compiacenti e nemici della storia.
Il mulino di Mumuriana, il più antico e, fino a pochi anni fa, ancora funzionante a Chiaravalle non ha trovato né amministratori amanti della tradizione e della storia, né giovani proprietari, figli degli ultimi mugnai, capaci di recuperare e conservare un impianto unico, dalla meccanica perfetta.
Eppure esso era retaggio antico, passato dai Piscitelli ai Castiglione Morelli, fino ai mugnai della famiglia dei Sanzo, i “ROSINI” ha macinato tonnellate di cereali e gli amministratori avrebbero potuto, con l’aiuto della Sovraintendenza, della Regione e della Provincia e, soprattutto dagli amministratori chiaravallesi, salvarlo dalla distruzione
Fuori, una grande e vecchia ruota di legno accoglie i visitatori. L’edificio esisteva già nel 1600, contemporaneamente alla roggia (opera di ingegneria idraulica) che lo alimentava, per volere barone Piscitelli.
Fu ricostruito nel XVII secolo (Mulino Nuovo del barone), con la funzione di macinare i cereali.
Fino alla prima metà del Novecento il mulino appartenne alla famiglia “de’ Rosini” mugnai chiaravallesi che ne ammodernarono la struttura. E si passò dalla ruota a pale, alla turbina.
Mi sarebbe piaciuto vedere il mulino restaurato operante per conservare quella testimonianza “dell’archeologia industriale” della molitura del grano, magari con annessa una sala convegni e una vetrata che si affacciasse sulla “roggia”, una passerella che attraversasse il canale davanti al salto d’acqua e arrivasse dietro al mulino. Sarebbe stata una scenografia d’incanto arricchita magari con una vecchia trebbiatrice e altri arnesi di lavoro per produrre la materia per la molitura..