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PITAGORA E LA SUA SCUOLA DI CROTONE

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PITAGORA  E LA SUA SCUOLA DI CROTONE

di Vittorio Bonacci

pitagora

 

Pitagora nacque a Samo nel 570 A. C. e morì a Metaponto nel 497. Figlio di un ricco mercante di Samo e di Partenide

Probabilmente non scrisse nulla e la sua vita è avvolta nella leggenda. Fondò a Crotone un sodalizio in cui religione scienza e politica confluivano in un  ideale di vita che ebbe grande influenza nella magna Grecia.

Non essendo rimasti  scritti attribuiti a lui, la dottrina pitagorica è stata tramandata attraverso citazioni contenute nelle opere di Aristotele, di  Platone e di alcuni discepoli come Alcameone, Archita Filolao e Apolonnio. Una  importante ricostruzione sistematica della dottrina e della sua scuola di Crotone è contenuta in un’opera di Edouard Schurè  pubblicata  nel 1899  [1] . In ogni caso nelle opere degli scrittori dell’antichità si trovano preziose   testimonianze, in particolare negli scritti dei neo-platonici di Alessandria.  Anche negli scritti dei  primi Padri della Chiesa Pitagora   viene  menzionato  come un grande personaggio che ebbe una vita burrascosa ammantata da un’aureola leggendaria.

Samo che diede i natali a Pitagora,  agli inizi del VI secolo A.C, era  l’isola più fiorente della Grecia governata dal Tiranno Policrate. Questi intuì le capacità di Pitagora e lo inviò in Egitto. raccomandandolo al Faraone Amasi  che lo introdusse presso i sacerdoti di Menfi  perché lo guidassero nell’iniziazione che durò 22 anni . Quando i sacerdoti egiziani riconobbero in lui una forza d’animo straordinaria gli aprirono tutti i tesori della loro sapienza facendogli raggiungere la sommità del sacerdozio. Pitagora voleva ritornare in Grecia. Ma in seguito  all’invasione dell’Egitto da parte di Cambise , fu trasportato in Babilonia. Qui Pitagora ebbe l’opportunità di allargare il suo orizzonte dottrinale e poté approfondire le conoscenze degli eredi di Zoroastro.

Il figlio di Samo rimase in Babilonia per 12 anni. Dopo varie peripezie ritornò a Samo e da qui in Grecia, a Delfo presso  il  tempio di Apollo e dopo un breve periodo approdò e visse per 30 a Crotone  che con Sibari  era la città più fiorente della Magna Grecia.

A Crotone era all’epoca in vigore una costituzione aristocratica. “Il Consiglio dei mille” espressione delle grandi famiglie, esercitava il potere legislativo  e sorvegliava quello esecutivo. Pitagora pur accettando  la costituzione vigente riuscì  ad introdurre  nell’organizzazione  politica, un potere scientifico con facoltà deliberativa oltre che  consultiva nelle questioni vitali. Al disopra del  “Consiglio  dei mille”  costituì il “Consiglio dei trecento” con potestà, oltre che politica, anche scientifica e religiosa.

Pitagora si propose  non soltanto di insegnare la sua dottrina esoterica ad un circolo  di discepoli, ma riuscì anche ad  applicare i principi della sua dottrina alla vita dello Stato trasformando l’ordinamento politico di Crotone.

Non senza difficoltà riuscì a convincere la maggioranza del Senato a creare un luogo adatto per accogliere e formare una confraternita di iniziati.

Intorno alle colline della città fu costruito un edificio circondato da portici e ampi giardini. Accanto alla modesta dimora del maestro si innalzava    un tempio dedicato alle Muse..

Pitagora era molto esigente nell’ammissione dei novizi nel suo seminario. Coloro che chiedevano di entrare nella comunità dovevano sottoporsi ad un periodo di prove impegnative. Nel giardino i giovani ammessi  passeggiavano a due a due senza schiamazzi, si esercitavano nella corsa o nel lancio del giavellotto. Era però bandita la lotta corpo a corpo.

Pitagora presenziava nel seminario per studiare i gesti, le parole e, in particolare il modo di comunicare e di sorridere dei novizi. “Il sorriso – diceva – manifesta il carattere e nessuna dissimulazione può rendere  bello il sorriso di un cattivo”.

Dopo un certo periodo di insegnamento gli aspiranti venivano sottoposti alle prove finali. Ogni aspirante doveva passare una notte in una caverna. Quelli che non avevano la forza di sopportare la situazione austera  e  di solitudine  spesso scappavano prima dell’alba e così venivano giudicati non idonei all’iniziazione.

La prova morale era ancora più impegnativa:  senza preavviso l’aspirante discepolo veniva chiuso in una cella arredata solo di una lavagna col compito di  interpretare alcuni simboli pitagorici. L’aspirante disponeva solo di una brocca d’acqua e di un pane scuro.

La sovranità di Pitagora a Crotone durò un quarto di secolo fino a quando scoppiò la reazione al suo potere. La scintilla partì da Sibari dove i sovrani della città esiliarono 500 persone   che chiesero  rifugio a Crotone che li accolse.  Per questa accoglienza Sibari dichiarò guerra a Crotone. Un certo  Cilone, cui Pitagora aveva  negato l’ammissione tra i discepoli, sollevò le masse popolari e la casa di Pitagora venne incendiata. Secondo Porfirio il Maestro sfuggì al massacro e di città in città giunse a Metaponto dove si lasciò morire nel tempio delle Muse.  L’ordine pitagorico venne disperso. Alcuni sopravvissuti, tra cui Aristippo e Liside, lo ripristinarono diffondendolo in Sicilia e in Grecia dove durò per circa 250 anni.

Nella sua scuola Pitagora, dopo l’iniziazione, chiamava i discepoli <matematici> perché la sua dottrina era fondata sui numeri. Il numero non come quantità astratta, ma come virtù intrinseca dell’Uno supremo, sostanza invisibile  che contiene l’infinito.

Nell’essere umano  che deriva da Dio, bisogna distinguere il corpo che è la parte mortale; poi c’è l’anima  strettamente congiunta  allo spirito; infine c’è un terzo elemento che deriva dal <flusso cosmico> .

I quattro elementi,  di cui sono formati gli astri e tutti  gli esseri, sono la TERRA, che rappresenta lo stato solido, L’ACQUA lo stato liquido, L’ARIA  lo stato gassoso e il FUOCO l’imponderabile. A questi si aggiunge l’elemento ETERICO  costituito dalla materia così sottile vivace, appunto il fluido cosmico originario o anima del mondo.

Pitagora attribuiva  grande importanza al numero SETTE, composto di TRE e di QUATTRO e il numero DECI, formato dall’addizione dei quattro numeri primi e che contiene il  SETTE che rappresenta i principi della divinità. Particolarmente famoso il teorema sui triangoli.

Ciò che costituisce l’essenza dell’uomo si è evoluta attraverso una catena di pianeti e di regni inferiori . Questa individualità oscura  costituisce l’impronta divina della monade  in cui   Dio si manifesta per mezzo della coscienza. L’anima umana è una piccola parte dell’anima del mondo, un scintilla dello spirito divino, una monade immortale.

Cosa accade quando arriva la  morte?  Al momento dell’agonia l’anima rivela tutta la sua esistenza terrestre e quando la vita si arresta nel cervello essa si turba e perde rapidamente la coscienza. L’anima vincendo definitivamente la materia entra nello stato divino, diventando puro spirito, senza perdere tuttavia la sua individualità. L’uomo non è più uomo, ma semidio e si riflette in tutto il suo essere la luce ineffabile di cui Dio riempie  l’immensità degli spazi.

Gli esseri umani sono tutti della stessa razza anche se giunti a gradi diversi. Per questo dobbiamo avere  verso tutti simpatia e carità.

Resta di esaminare il pensiero di Pitagora  sulle donne.

Nella scuola vi era una sezione riservata ad esse che dopo l’iniziazione ricevevano i principi  supremi della loro funzione.

L’eterna verità si manifesta nell’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio. Nella scuola c’era una sezione riservata alle donne che dopo l’iniziazione ricevevano i principi supremi della loro funzione.

Tra le donne che seguivano l’insegnamento del Maestro c’era Teano, una giovinetta di grande bellezza figlia di Brontino. Pitagora aveva circa 60 anni, ma la grande padronanza delle passioni aveva conservata intatta la sua energia vitale. Pitagora non aveva cercato  di attirare la giovane, ma un giorno che il Maestro meditava nella cripta di Proserpina  Teano si inginioccò davanti a lui e lo supplicò di liberarla da un amore che consumava il suo corpo. Pitagora fu scosso:  quell’anima si era insinuato nella sua. Fece alzare la giovane con un gesto commosso e Teano capì che i loro destini erano uniti per sempre. Con il matrimonio con Teano Pitagora pose il suggello della realizzazione della sua opera: il fondersi delle due vite fu perfetto.

Vittorio Bonacci

 

[1] Edouard Schurè, I grandi iniziati-, 1899.