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Friday, December 15, 2017
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Il Teschio del Prete

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Il Teschio del Prete

Intorno alla metà degli anni venti del secolo scorso si pensò di trasformare l’area del vecchio cimitero sul castello in una villa Comunale. Diversi giovani  si adoperarono, quasi gratuitamente, a svolgere il delicato lavoro di Scavo e raccolta delle ossa dei defunti. Incoraggiati, anche materialmente dalla Signora Donna Clelia Spasari che ogni giorno, si recava sul luogo e portandosi un cestello, quello usato per mettervi il lavoro, della calza girava sul terreno già passato e rastrellato dai becchini, e raccoglieva tutti quei frammenti di ossa che vi trovava; inoltre portava, quasi sempre, il fiasco del vino che distribuiva agli operai. Questi avevano già completato circa la metà del lavoro, ma furono sorpresi da un fatto strano. Uno di  loro, un gran lavoratore, che rispondeva al nome di Macrì Vincenzo che era intento a demolire una tomba di privati, si vide comparire una cassa da morto in ottimo stato di conservazione. Demolito quanto restava del monumento tombale, senza apportare alcun danno alla cassa, fu poi sollevato il coperchio; all’interno, anche il cadavere era ben conservato, così pure i paramenti sacri dai quali si dedusse che si trattava della tomba di un Sacerdote. La curiosità  aumentò quando tirato fuori dalla cassa il teschio, il Macri  che lo rigirava tra le mani  fece  notare che quel teschio conservava ancora nella parte posteriore i capelli. Ma mentre il becchino lo sollevava per porlo bene in vista, dal foro che collega la testa al corpo, si affacciarono due bisce, svegliate dal loro lungo  sonno. Forse, cercando esse di  rendersi conto  di dove si trovassero si contorcevano tra quelle dita calde. Alla vista delle bisce e a quel contatto freddo, la testa di morto fu sbattuta per terra con una certa violenza, e le bisce, cercarono di squagliarsela, guadagnando qualche fossa sul terreno. Ma l’immediato intervento di altri operai impedì loro di scappare perchè furono uccise. Poco dopo si scoprì anche di chi era quello scheletro. Era di un  sacerdote deceduto diverso tempo prima. Ma si seppe anche che quel prete non era stato un modello di santità; anzi aveva condotto una vita poco edificante e così per carità cristiana si decise di non rivelare il suo nome. Il Capomastro e gli operai pensarono di fruttare il tutto per far aumentare i proventi della sottoscrizione che si era promossa in precedenza per sopperire alle spese. I paramenti sacri del defunto furono appesi ad una parete della vecchia  chiesetta, poco distante, stesi in modo che fossero bene in vista; su un masso di granito posato al di sotto, fu messo  il Teschio, le scarpe, che erano in buonissimo stato di conservazione tanto che le fibbie ancora luccicavano; le due bisce morte furono incrociate ad “X” sotto il teschio. La voce del ritrovamento del cadavere del prete si sparse in un baleno; intanto le bisce furono promosse a vipere, e moltissime persone andarono ad accertarsi sulla verità dei fatti Il giorno dopo era domenica e l’affluenza dei curiosi fu enorme. Quella giornata, fruttò molto sia in danaro, che in cereali. I contadini in quel tempo non disponevano di molti soldi da offrire. E quanto venne raccolto fu poi distribuivo agli operai al posto della moneta, scontando ciò che  veniva  loro fornito secondo  il prezzo locale dei generi alimentari. Quel fatto però, costrinse  il Dottor Mario Ceravolo, Ufficiale Sanitario, ad intervenire disapprovando la profanazione di quel luogo sacro. E suggerì, dato  pure il fatto che la quantità di ossa era eccessiva per poter realizzare la villa comunale in poco tempo, di trasformare il posto in Parco della Rimembranza per ricordare i caduti in guerra  e gli altri defunti colà sepolti, la maggioranza dei quali ormai senza un’identità. La proposta fu accettata. Lo spiazzo fu appianato,  ripulito; e furono preparate le buche per piantare gli alberi sempreverdi. Le ossa già riportate in superficie furono gettate in un ossario  occasionale, ricavato dalle  antiche cisterne del Castello. E, certamente la sotto, tra i resti mortali di migliaia di sconosciuti, finirono anche quelli del prete indegno, il cui nome è rimasto ignoto.