Il Refettorio dei Poveri

Il Refettorio dei Poveri

Molto probabilmente il Refettorio dei Poveri sorse all’esterno del convento attorno al 1897 quando non era possibile per i laici, e specialmente per le donne, accedere ai locali interni del Convento per dovendo, i monaci, attenersi all’imposizione dei superiori ad una strettissima clausura; tant’è vero che all’inizio del corridoio della portineria c’era un grosso cancello con scritto a caratteri cubitali proprio la parola: ”Clausura”. Così i numerosissimi poveri del paese e del circondario furono accolti sotto le arcate che reggevano la loggetta del Calvario. Tra le ultime due, quelle più lontane dall’ingresso conventuale, fu sistemata una lunga tavola e a mezzodì il monaco cuciniere serviva un frugale pranzo, attingendo alla dispensa riempita con quanto lui ed i suoi confratelli cercatori avevano raccolto durante la cerca. Particolarmente importante era questo servizio durante i terremoti e le guerre, le pestilenze e le carestie e dopo questi tristi eventi,per lungo tempo,poiché c’era veramente la fame. Fra i frati questuanti che fornivano il cibo alla mensa dei poveri si ricordano nei primi decenni del 1900 fra Fortunato, fra Giuseppe, fra Bonaventura con i prodotti dell’orto del Convento, ed in particolare frate Angelo che, all’incirca dal 1935, gestiva il Refettorio dei poveri. Molte persone hanno potuto apprezzare i suoi molteplici carismi, soprattutto quello della carità e della bontà d’animo, non solo v¬erso i confratelli, ma anche verso la gente comune, specialmente i poveri, gli emarginati, i piccoli. Moltissimi sono ancora, nel nostro comprensorio, coloro che oggi ricordano di essere stati sfamati da frate Angelo nel tempi tristi della guerra e del dopo guerra. La gente bisognosa accorreva da tutti i paesi del comprensorio per un pezzo di pane e per un piatto di minestra calda, e non erano rare le volte che essa rientrava a casa con un pane e del companatico, che i nostri fratelli cercatori avevano precedentemente raccolto girando nei paesi vicini e nelle rispettive campagne. Ma frate Angelo era generoso anche con chiunque veniva, a qualsiasi ora, a bussare al convento per chiedere la carità, specie con i bambini. Si racconta, di un bambino che, nel periodo dell’ultima guerra si era recato, con altri suoi coetanei, a «raccogliere» ulive in un terreno limitrofo a quello del Convento di Chiaravalle Centrale. Un frate li sorprese, con la refurtiva, sulla via di ritorno, che stavano percorrendo nella proprietà dello stesso Convento e, dopo averli rimproverati aspramente, nonostante le loro rimostranze, li consegnò a frate Angelo, che era addetto alla cucina. Impauriti, i ragazzini cercarono subito di difendersi dichiarando di non aver raccolto le ulive nell’orto del Convento, ma nel terreno vicino. Frate Angelo, facendo finta di nulla, li invitò a sedersi. Quindi si portò nella dispensa, ritornando poco dopo con un bel canestro pieno di ogni ben di Dio: «Mangiate, disse con aria bonaria. Su, coraggio». A quei poveri affamati non pareva vero. D’incanto non ebbero più paura e si buttarono come cavallette su quel canestro. In pochi minuti lo svuotarono. Allora frate Angelo tornò nuovamente nella dispensa e consegnò loro altra roba da mangiare invitandoli a portarla a casa per le loro famiglie.”E le olive?”, domandò uno di essi.”Andate a casa e salutatemi i vostri genitori”, rispose frate Angelo ridando loro i secchi pieni di olive e regalando un sorriso che non dimenticheranno mai.

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